24 Maggio Mag 2018 0814 24 maggio 2018

Chi erano i Saraceni

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Arabi, Turchi, Mori, Berberi e Saraceni, sono tutti termini utilizzati, senza grande distinzione, per indicare i guerrieri musulmani che, a partire dall’VII secolo, iniziarono le loro scorribande nel Mediterraneo.

Saraceni: le loro origini

Il popolo saraceno, il cui nome fu utilizzato nell’Occidente cristiano per indicare i predoni arabo-berberi del Mediterraneo, e in senso lato i musulmani guerrieri, fu un'antica tribù del Sinai, dedita al saccheggio e al nomadismo.

Le origini del termine 'saraceno' non sono chiare, se per alcuni il lemma sembrerebbe derivare dall'arabo 'sharqiyyuun' che indica il sorgere del sole, e di conseguenza sta per orientale; per la maggior parte indicherebbe invece, la loro provenienza dal Sinai, in quanto la parola starebbe a significare 'figli di Sara', facendo riferimento alla storia di Abramo contenuta nel vecchio testamento.

I Saraceni in Italia

Intorno alla metà del IX secolo nuove incursioni barbare e dell’islam infestarono l’Italia: da nord i Normanni, da est Ungari e Slavi e da sud i Saraceni, quest'ultimi facendo la loro prima apparizione, nel 813, quando sulle coste tirreniche si spinsero alla volta della Sardegna.

Da ricordare però è soprattutto la conquista della Sicilia iniziata nell’827 con lo sbarco a Mazara del Vallo, da dove, approfittando della debolezza bizantina, in circa ottant’anni ne assunsero il completo controllo; con la conquista, nel 901, della rocca di Taormina, ebbe poi il culmine l’espansione musulmana nel Mediterraneo.

Alla fine del X secolo, i Saraceni, grazie alla loro superiorità marittima, erano difatti riusciti non solo a conquistare la Sicilia, ma da li a sferrare attacchi all’Italia meridionale, ad isolare la Sardegna, ad impadronirsi di Taranto e di Bari (840/870), ad installarsi alle foci del Garigliano, sul basso Lazio, e da qui a compiere scorrerie contro Roma, installandosi anche a Frassineto in Provenza.

Tutto ciò scatenò la rivolta dei cristiani, che nel 915, tramite una lega composta dalle città meridionali eliminarono la base saracena sul fiume Garigliano; in la Sicilia, dove fu chiesto l’aiuto normanno contro la potenza musulmana, furono riconquistare nell’anno mille le città meridionali.

I Saraceni dopo l’anno mille

Le imprese corsare non ebbero però fine tanto che, nel 1500, l'Italia meridionale fu di nuovo protagonista di numerose incursioni saracene, favorite dalla debolezza militare e politica del regno di Napoli che subiva il passaggio di potere tra Aragonesi e Spagnoli. I predoni musulmani intensificarono le proprie razzie, tese soprattutto ad approvvigionare il fiorente mercato orientale degli schiavi. Khair-Din detto il Barbarossa, e Dorghut rievocarono le incursioni più devastanti e distruttive; quest'ultimo, appoggiato anche ad un certo punto dalla Francia in un gioco politico anti-imperiale, portò alla devastazione varie volte le coste spagnole ed italiane.

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Ruolo delle torri d’avvistamento dei Saraceni sorte sulle nostre coste

Costruite fra il IX ed il XVI secolo, nel 1500 i vicerè di Napoli ne fecero costruire ben 366, le torri costiere costellavano gran parte delle coste dell’Italia meridionale. Divise in due categorie, di difesa e di guardia, le prime sorgevano nei pressi di centri abitanti, ed erano munite di una guarnigione e molte volte di batterie di cannoni, le altre, invece, erano più piccole e avevano pochi uomini di guardia; nella maggior parte dei casi erano ubicate in luoghi di diffcile accesso, ma in ottima posizione in modo da sorvegliare l’orizzonte del mare. Da qui era possibile poi inviare segnali luminosi e di fumo che fungevano da segnalazioni e richieste d’aiuto. Lo scopo della loro costruzione fu dunque, principalmente, quello di limitare le frequenti incursioni saracene e corsare.

Degne di nota anche dal punto di vista architettonico.

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