31 Maggio Mag 2018 1546 31 maggio 2018

Cos'è la memoria dell'acqua

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Liquido in odore, incolore e insapore, formato da miliardi di molecole (ognuna delle quali composta da un atomo di ossigeno e due di idrogeno), l'acqua, presenterebbe una propria memoria. La domanda però, che si pongono in tanti, è se davvero essa sia in grado di mantenere un ricordo delle sostanze con cui viene in contatto.

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Benveniste e la memoria dell'acqua

Fu Jacques Benveniste, immunologo francese, a parlare per la prima volta di memoria dell'acqua, pubblicando nel 1988, sulla prestigiosa rivista internazionale, Nature, i risultati di alcuni rivoluzionari esperimenti atti a dimostrare la capacità dell’acqua di trattenere una memoria/informazione delle sostanze in essa disciolte o liquefatte. In particolar modo Benveniste, avrebbe voluto dimostrare, come l'acqua, ricevendo le frequenze d'onda e immagazzinandole, potesse poi fungere da ricettore e da informatore trasmettendo a sua volta le frequenze d'onda registrate.

I suoi esperimenti, non solo avrebbero potuto dotare di una base scientifica i principi della medicina omeopatica, ma, in particolar modo, sarebbero andati a smontare ataviche conoscenze di fisica, chimica e medicina, con conseguente, revisione e riscrittura di consolidati principi.

"La mia verità sulla memoria dell'acqua" fu la sua opera, uscita nel 2006 e volta a testimoniare una delle più grandi scoperte dei nostri tempi.

Gli studi continuano

Quella che può essere definita una vera rivoluzione scientifica, costò però a Benveniste, la bocciatura dalla comunità scientifica, nonché la censura. Le ricerche da lui capitanate però proseguirono, e fu in primis il Premio Nobel per la medicina, Luc Montagner, insieme ad alcuni dei suoi collaboratori, a spiegare tutto sull’organizzazione dell’acqua:

"L'acqua non solo sarebbe in grado di interagire con le molecole diluite in essa, in quanto le stabilizza, ma le stesse molecole di acqua possono formare aggregati".


Emilio del Giudice, scienziato di fama internazionale, con il suo gruppo di lavoro, mostrò, come l’acqua, da considerare il miglior solvente a livello planetario, fosse in grado di imprimere in se le informazioni ricevute dai soluti con i quali entrava in contatto, aggregandoli in gruppi di molecole chiamate ”bioclusters” e tramite i quali avviene un continuo scambio di informazione.

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Emoto e i messaggi dell’acqua

Le parole, i pensieri, le emozioni, i sentimenti, comunicano con l'acqua.

Questo, è quanto è emerso dalle ricerche del dottor Masaru Emoto, lo scienziato giapponese che attraverso attenti studi dell'acqua ne è arrivato a codificare anche i messaggi, chiamando hado, la sottile energia che l'acqua userebbe per esprimersi. Ciò è stato fatto, fotografando i cristalli ghiacciati, che, con le loro forme più o meno armoniche, trasmettono i messaggi memorizzati attraverso il linguaggio figurativo.

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