5 Giugno Giu 2018 1815 05 giugno 2018

Cosa vuol dire feudalesimo

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Con il termine feudalesimo ci si riferisce alla particolare organizzazione sociale e politca europea, che vede la sua massima espansione nel Medioevo. Durato per oltre un millennio e mezzo, le sue radici sono da collocare nel periodo del declino dell'impero romano d'Occidente, quando, i più deboli, sentirono la necessità di protezione da parte delle classi dominanti, le quali, a loro volta, per tenere ben salda la propria posizione, richiedevano il servizio e la fedeltà di altri uomini. Con il feudalesimo si cercò anche di adempire al ruolo del potere centrale, spesso geograficamente troppo distante.

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Le origini del feudalesimo

A ridonare vigore all’antica consuetudine del vassallaggio, fu Carlo Magno, con lo scopo di assicurarsi il controllo dei territori conquistati e per tenere a freno la nobiltà franca. Fu in questo periodo che si radicò, in modo capillare, il feudalesimo.

L'ordine sociale, proprio del feudalesimo, era costituito da una signoria alla quale, le persone che vi gravitavano attorno, giuravano dedizione; il rapporto veniva sancito da un vera e propria cerimonia, durante la quale, il vassallo, tenendo la mano su un oggetto sacro, pronunciava le parole del voto di fedeltà. Il termine di origine celtica vassus (servitore), si nobilitò, passando presto ad indicare il cavaliere legato al suo signore dal vincolo di fedeltà. Venne introdotto poi il termine feudo per indicare la ricompensa del servizio prestato. In realtà, anch'esso subì un mutamento, passando dal significato nativo di bestiame e di bene mobile generale, a quello di bene fondiario, essendo il vassallo retribuito attraverso la concessione di terre (assegnazione solennizzata anch'essa tramite una cerimonia di investitura).

I rapporti vassallatico-beneficiari

I rapporti vassallatico-beneficiari, erano il fulcro del feudalesimo: il termine beneficium è l'equivalente del latino feudum. L'organizzazione feudale può essere immaginata come una rigida piramide sociale, in cui, i gradini bassi, garantivano la loro completa sudditanza a quelli superiori.
Al vertice di essa, vi era il signore o governante (solitamente un re, un nobile dell'alta aristocrazia o una carica religiosa), al si sotto si trovavano invece i vassalli diretti dei sovrani, ossia i feudatari maggiori (nobili di medio rango, come duchi e conti), seguiti a loro volta dai valvassori (feudatari minori, dal latino vassorum, vassalli dei vassalli, nobili di piccolo rango), che nominavano poi i valvassini.

Il rapporto di vassallaggio non era un semplice contratto, ma un accordo d'ordine morale intriso di elementi religiosi. Il vincolo, così consacrato, non poteva essere violato. Nel caso in cui un vassallo fosse venuto meno agli obblighi assunti, veniva definito fellone e la riprovazione collettiva gli era assicurata. Allo stesso modo da biasimare era anche un signore che non rispettava gli impegni presi nei confronti del proprio vassallo.

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Evoluzione delle caratteristiche originarie del vassallaggio

Se all'inizio del X secolo, centrale era la fedeltà che il vassallo giurava al suo padrone, dal quale riceveva in cambio ospitalità o addestramento delle armi, con il passare del tempo la ricompensa, che come si è detto, andò a corrispondere al feudo, che divenne l'elemento decisivo per entrare nel vassallaggio di qualcuno.

Inoltre, se questo beneficio era inizialmente revocabile, quindi alla morte dei feudatari il feudo tornava nelle mani di chi lo aveva concesso, con i successori di Carlo Magno, e la divisione dell'impero, i grandi feudatari ottennero un potere sempre maggiore, da poter così tramandare i loro possedimenti ai loro eredi.
Nell'877 difatti con il capitolare di Quierzy, emanato da Carlo il Calvo, alla vigilia della spedizione in Italia contro i Saraceni, i feudi maggiori divennero ereditari; in caso di morte di un conte o di un vassallo regio che avesse un figlio minorenne, o al seguito dell'imperatore, si sarebbe dovuto provvedere ad un'amministrazione provvisoria della contea o del feudo, in attesa del suo ritorno. Questo fu seguito, nel 1037, dalla Constitutio de feudis, emanata dall'imperatore Corrado II, con la quale veniva estesa l'ereditarietà anche ai feudatari minori. Il risultato fu il formarsi di una rete di rapporti politici molto intricata.

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