13 Giugno Giu 2018 1320 13 giugno 2018

Cosa si intende per prestito linguistico

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Anche chi non è esperto di linguistica, avrà certamente notato che i forestierismi, o più propriamente i prestiti linguistici, sono oramai all'ordine del giorno. Se da una parte vanno ad arricchire il lessico, dall'altra, il loro massiccio impiego porta ad una sorta di perdita dell'identità culturale, in quanto, troppo spesso, si rinuncia con facilità all’uso della propria lingua. Basti pensare, per ciò che concerne l'italiano, a come, l'influsso dell’inglese, non si limiti solo al trasferimento di singoli vocaboli, ma riguarda intere espressioni e modi di dire che alterano la struttura sintattica e grammaticale della lingua.

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Quando si parla di prestito linguistico

Un prestito linguistico è dunque un'interferenza linguistica per cui una lingua acquisisce nuovi elementi che entrano a far parte di essa.

Una prima importante distinzione, va fatta tra:

  • parole prestate, ossia lemmi completamente assimilati dalla lingua che li riceve: è l'esempio del latino 'werra', assimilata dal sistema fonetico italiano;
  • parole straniere, termini che entrano nell'uso della lingua che li accoglie, ma che mantengono la loro forma originaria. Un esempio sono le parole inglesi 'baby sitter' o 'film', che conservano il loro aspetto di partenza.

Tra le cause che determinano il passaggio delle parole da una lingua ad un'altra vi è senz'altro il bilinguismo, che instaurandosi comporta l'inevitabile scambio tra le due lingue. Ad esempio nella Spagna dominata dai musulmani, si è assistito ad un intenso scambio lessicale, ma anche in un certa parte morfologico, tra arabo e romanzo.

La direzione dello scambio va dai popoli di maggior livello culturale a quelli culturalmente più arretrati, così come nei rapporti tra greco e latino, quest'ultimo è debitore al greco più di quanto il greco lo sia al latino.

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Esempi di prestiti linguistici

Il prestito linguistico può riguardare un oggetto o un concetto del tutto inesistente nella lingua che lo accoglie: il 'carrus' gallico era diverso dal 'currus' latino a due ruote, quando i romani adottarono questa tipologia di carro, ne adottarono anche il nome che soppiantò nella lingua parlata. Rientrano in questa categoria anche i nomi di genere alimentare provenienti dall'America quali mais patata, che, essendo prodotti sconosciuti dall'Europa prima della scoperta dell'America, ne furono adottati anche i nomi. Questi vengono definiti prestiti di necessità in quanto la loro adozione è inevitabile.

Esiste poi il prestito di lusso quando una parola presa corrisponde ad una voce già presente nel lessico indigeno. Un esempio è la parola francese 'toilette' che, nonostante trovi in italiano vari corrispondenti, come 'bagno', 'gabinetto', è stata comunque adottata nel 700 a causa della grande influenza francese in ambito culturale.

A volte la moda della parola nuova può portare ad un indebolimento di quella vecchia, che può essere anche già indebolita di per se. Questo è il motivo che ha provocato la sostituzione del latino 'bellum' con il germanico 'werra', penetrata a in tutte le lingue romanze occidentali probabilmente in epoca carolingia. 'Bellum', un termine forse troppo aulico, letterario e poco espressivo si confondeva per altro con l'aggettivo 'bellus' che si andava sostituendo al classico 'pulcher'.

Talvolta la voce presa in prestito può vivere di vita propria sviluppando un significato secondario a quello d'origine: la parola di origine inglese 'smoking' che in italiano indica un particolare abito maschile da sera, in inglese definito 'dinner jacket', è nella lingua originaria il participio passato del verbo 'to smoke', fumare.

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E i calchi linguistici?

Un tipo peculiare di prestito è poi il calco, un neologismo formato con materiale indigeno su modello straniero, Il calco può essere semantico, quando una parola italiana preesistente assume un secondo significato dedotto da una parola straniera. Esso si divide a sua volta in:

  • calco omonimico, come nel caso del verbo 'realizzare' che può essere utilizzato anche con il significato di ‘capire’ partendo dall’inglese 'to realize';
  • calco sinonimico, basato cioè sulla somiglianza di significato come accade per il sostantivo 'fuorilegge' dall'inglese 'outlaw', dove 'out' sta per 'fuori' e 'law' sta per 'legge'.

Il calco può essere poi morfologico (o strutturale), quando si forma un nuovo composto, non presente nella lingua che riceve. I lessemi italiani traducono letteralmente i singoli componenti di una parola straniera. Un esempio è la parola 'grattacielo' che traduce il termine inglese 'skyscraper'.

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