2 Luglio Lug 2018 2018 02 luglio 2018

Chi erano i Borbone

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Sentendo parlare dei Borbone, la prima cosa a venir puntualmente in mente sono: Napoli e il Regno delle Due Sicilie. Di origine francese, ramo minore della dinastia dei Capetingi, essi sono però, insieme agli Asburgo d'Austria, una delle più antiche ed importanti casate reali, di tutta Europa.

Il loro nome nasce dal feudo di Bourbon-l’Archambault che, Roberto di Clemont, capostipite della famiglia, incorporò nel 1279, prendendo in moglie Beatrice, figlia dell’ultima feudataria di quella regione. Ai Borboni, appartennero sovrani passati alla storia per aver influenzato le vicende storiche dei loro paesi: basti pensare al celebre Re Sole (Luigi XIV di Francia), ad Enrico IV, e ancora a Filippo V di Spagna, Carlo III e Ferdinando II.

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I Borboni in Italia: un po' di storia

Come si è detto il nome di questa famiglia rimanda per lo più alle vicende italiane che vanno dal 1734 al 1861.

Nel 1734 infatti, Carlo, primogenito di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, durante la guerra di successione polacca, al comando delle armate spagnole conquistò i regni di Napoli e di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca e restituendo alla città partenopea l'antica indipendenza.

Carlo III, fu tra i sovrani più benemeriti della storia di Napoli per lo slancio di rinnovamento che seppe imprimere: riformò l'amministrazione centrale attraverso la formazione dei dicasteri e di segreterie più funzionali, tentò una riforma fiscale attraverso l'istituzione del catasto onciario che tassava i beni della chiesa, proseguì l'opera di bonifica della piana del Volturno, fece inoltre costruire il palazzo Reale di Caserta.

Nel 1759, moriva però Ferdinando VI, fratellastro di Carlo nonché re di Spagna, senza eredi. Carlo veniva quindi chiamato al trono di Spagna, e alla rinuncia del Regno di Napoli e di Sicilia, come previsto dai trattati internazionali.

Carlo designò a sua volta il suo terzo figlio maschio, Ferdinando, come erede del trono di Napoli (qui Ferdinando VI), e di Sicilia (qui Ferdinando III); essendo però lui di minore età, fu costituito un consiglio di reggenza tra i quali spicca il nome Bernardo Tanucci. Raggiunta la maggior età, prese egli in mano il potere. Nel dicembre del 1798, il re fuggì in Sicilia a causa dell’invasione di Napoleone, ma in seguito della sconfitta di Napoleone, e con il Congresso di Vienna, Ferdinando di Borbone riottenne il Regno delle due Sicilie; la capitale del regno divenne Napoli. Il sovrano soppresse la Costituzione siciliana e questo scatenò i moti del 1820.

Ma le truppe borboniche riconquistarono nuovamente l’isola ristabilendo la monarchia. Nonostante alcune riforme scolastiche, amministrative e feudali, in linea generale non assomigliò per nulla al padre, e diede in varie occasioni modo di rimpiangerlo. A lui succedettero: Franceso I e poi Ferdinando II detto il re "bomba", ciò per il bombardamento che ordinò su Messina a causa dei moti rivoluzionari del 1848.

Fu il nell'aprile del 1860, durante il regno dell'ultimo re di casa Borbone, Francesco II, che scoppiarono nuovi moti, guidati dal rivoluzionario Francesco Riso. Fu questa un'anticipazione della rivolta dei garibaldini, che nel maggio dello stesso anno sbarcarono a Marsala, e che con l’aiuto della popolazione siciliana l'impero borbonico fu sconfitto. Così, prima l'isola, poi tutto il Mezzogiorno, furono finalmente liberati ed annessi al Regno d’Italia.

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Il termine borbonico oggi

Il termine “borbonico” è tutt'oggi in uso, non solo per indicare ciò che ha a che fare con la famiglia dei Borbone, ma è utilizzato in senso dispregiativo, denigratorio, per indicare i lati negativi della burocrazia, come sinonimo di: indolente, inefficiente, di politica e mentalità non aggiornato, retrogrado. Ciò prende spunto dalle crudeltà belliche e le malefatte politiche fatte ai danni del popolo meridionale, proprio dai Borbone.

Seppur questo aggettivo è usato in senso negativo, c'è da tener conto che prima dell’unificazione dell’Italia era proprio il Regno delle Due Sicilie ad avere i migliori ordinamenti amministrativi, finanziari e penali. Inoltre, cosa non meno importante, i ministri della Tesoreria borbonica non sono mai passati alle cronache come imbroglioni o ladri, addirittura gli amministratori delle province uscivano dalla carica poveri. Al contrario è opportuno ricordare che furono invece i ministri dell’Italia Unita, coloro che denigravano la precedente dominazione, ad essere protagonisti dei primi scandali bancari.

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