10 Luglio Lug 2018 1514 10 luglio 2018

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: cosa significa

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Tra i più importanti capolavori della letteratura europea, la Divina Commedia è un poema allegorico-didascalico, composto tra il 1304 e il 1321, da Dante Alighieri.

Scritta in lingua volgare (l'antico toscano che successivamente diviene la lingua di tutti i letterati della penisola proprio grazie anche alla diffusione del poema), consta di tre parti chiamate cantiche:

  • l'Inferno, composto da 34 canti)
  • il Purgatorio, composto da 33 canti)
  • Il Paradiso, composto da 33 canti)

Leggi anche: "Dante, tra divino e volgare"

"Galeotto fu il libro e chi lo scrisse": un passo della Divina Commedia

"Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante:
galeotto fu il libro e chi lo scrisse;
quel giorno più non vi leggemmo avante".

Questi i versi tratti dal V canto dell'Inferno della Divina Commedia, contenenti la famosa frase "Galeotto fu l libro e chi lo scrisse", entrata oramai nell'uso comune.

In questo canto Dante si trova nel cerchio dei Lussuriosi dove incontra Paolo e Francesca da Rimini; nell'episodio infernale è Francesca la sola a parlare e a raccontare del loro tragico amore, mentre Paolo in silenzio piange. Le due anime volano affiancate nella bufera che trascina i lussuriosi e Dante chiede a Virgilio il permesso di parlare con loro; quando vede i due giovani così innocenti e quasi inconsapevoli del peccato commesso, sviene “come corpo morto cade”.

Francesca da Rimini, figlia di Guido il Vecchio da Polenta, aveva sposato Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, detto il “ciotto”, lo sciancato, perché zoppo e deforme. Ma il loro non fu un matrimonio d'amore, la giovane si innamorò presto del cognato Paolo, con il quale venne colta in flagrante adulterio. I due amanti furono così uccisi insieme dal marito. Il loro amore era nato mentre stavano leggendo insieme un romanzo cavalleresco in cui Ginevra, sposa di Re Artù, indotta dal siniscalco Galehaut, bacia Lancillotto; da qui l’espressione "galeotto fu il libro" usata da Dante per indicare che il libro svolse la stessa funzione tra i due amanti di Rimini di quella avuta da Galehaut tra Lancillotto e Ginevra.

Con molta probabilità, l'autore della Divina Commedia, aveva appreso la vicenda da Guido da Polenta, nipote di Francesca, del quale fu ospite a Ravenna.

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Galeotto fu e le altre espressioni tratte da Dante

Dall'espressione sopra citata, nasce il modo di dire "galeotto fu", usata per indicare un oggetto, una persona o un avvenimento considerati "causa", "scintilla", della nascita di una relazione amorosa. Può però essere usata anche per indicare l’avvio di una collaborazione o una passione non per forza amorosa.

Vi sono poi altre comuni espressioni, tratte dalla Divina Commedia, che vengono usate nella vita quotidiana.

  • Stai fresco. L'espressione che sta per "Allora finisce male”, viene dall’inferno di Dante, dalle profondità del lago di Cocito, dove “i peccatori stanno freschi”, trovandosi in un lago ghiacciato in parte o quasi totalmente.
  • Senza infamia e senza lode. E come quando si vuole dire "bene, ma non benissimo", "non tanto male ma neanche troppo bene", qualcosa di mediocre insomma. Tratto dal III canto dell'Inferno, "senza infamia e senza lodo", il verso è usato per indicare gli ignavi, persone che in vita non avevano avuto il coraggio di prendere posizioni.
  • Non mi tange, un modo per dire "non mi interessa". Dante dall’alto lo usa nel canto II dell’Inferno «Io son fatta da Dio, sua mercé, tale / che la vostra miseria non mi tange” dove è Beatrice appena scesa dal Paradiso (dove si trova vicina a Dio) a pronunciare tali parole.

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