23 Luglio Lug 2018 1646 23 luglio 2018

Perché Hitler odiava gli ebrei

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Adolf Hitler, tra i personaggi più noti della storia contemporanea, è forse uno degli uomini più folli che l’umanità abbia conosciuto.

Ma perché quest’uomo, non tanto alto, con il baffo squadrato e la voce strillante, ce l’aveva così tanto con il popolo ebreo? Perché il suo sogno era lo sterminio delle altre razze, per creare un popolo formato dalla sola “razza pura”? Queste e altre, le domande, che ancora oggi gli studiosi si pongono, sull’uomo dalle mille sfaccettature e dai tanti misteri.

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La Germania, una nazione antisemita

L'odio e la rabbia verso il popolo ebreo aveva da sempre aleggiato nel popolo tedesco, ancora prima che Hitler salisse al potere. Basti pensare al cosiddetto "cancelliere di ferro", Bismarck e a Guglielmo II che, con la loro politica d’espansione, diedero vita al cosiddetto “Pangermanesimo", termine di origine polemica francese, denunziante l'espansionismo tedesco che voleva unificare sotto un unico sovrano tutti i popoli di stirpe germanica, proclamando la loro superiorità biologica ed etnica.

Il senso di dominio tedesco, come si può ben capire, è stato dunque sempre molto presente in Germania, e Hitler, salendo al potere, si ritrovò in un territorio già fortemente preparato in tal campo.

L'odio di Hitler verso gli ebrei: questioni di razza

Per Hitler e i nazisti, era la “razza ariana” ad essere la migliore, la più forte. Gli ebrei invece erano identificati come razza inferiore, tanto da non essere nemmeno considerati come “esseri umani”.

Essi erano considerati infatti:

  • l'ncarnazione del male sotto ogni punto di vista;
  • una razza pericolosa per la tranquillità della popolazione tedesca;
  • portatori di malattie e quindi portatori di morte;
  • “quelli che hanno crocefisso Gesù”;
  • un popolo molto ricco, che da sempre avrebbero voluto manovrare tutti i paesi secondo i loro interessi. Questa la versione più recente dell’antisemitismo, inventata dai nazisti per canalizzare e deviare i mille motivi di scontentezza e di rabbia del popolo contro una facile preda e per dare una semplice “spiegazione” alle molte ingiustizie nel mondo che molta gente non riusciva a spiegarsi.

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Hitler e lo sterminio degli ebrei: le ragioni personali

Gli ebrei in realtà da sempre hanno fatto parte della vita del Fuhrer: nelle vene di Hitler scorreva sangue ebreo.

A tal proposito due, le ipotesi:

  • la nonna paterna, domestica presso una famiglia di ricchi ebrei avesse avuto una relazione clandestina, con un ebreo appunto, dalla quale sarebbe nato Alois, il padre di Hitler;
  • la nonna paterna fosse un'ebrea convertita. Il suo cognome, Schicklgruber, era difatti comune fra gli ebrei ai quali, l’imperatrice Maria Teresa concesse la cittadinanza austriaca dopo la loro conversione al cattolicesimo.

Il padre, con il quale il rapporto non fu dei migliori, era dunque per metà ebreo. E fu proprio il rapporto di Hitler con il padre, un ubriacone che in casa era autore di atti di violenza, specialmente contro i figli, a far nascere in lui, quel profondo odio non solo verso di lui, ma verso ciò che lui rappresentava, ovvero il popolo ebreo.

A rafforzare la sua convinzione vi fu anche l’aspetto psicologico e sociale che si respirava in quel periodo, durante il quale l’antisemitismo era un fenomeno di intolleranza diffuso in tutta la Germania, nonché le letture antisemite che Hitler ebber modo di fare a Vienna e che fecero gli davano la visione del popolo ebreo come iniziatore del male e capace di sovvertire l’ordine della società, e che aveva come unico scopo, quello di voler governare la Germania al posto dei tedeschi.

L’antisemitismo diviene man mano una vera e propria ossessione per Hitler, il suo unico e solo obiettivo, soprattutto dopo la morte del padre. Un forte desiderio di cancellare il suo passato che lo porta a creare “la soluzione finale”: la repressione di ciò che per lui era stata causa di sofferenza.

In realtà c'è anche chi, come il «cacciatore di nazisti» Simon Wiesenthal, ha sostenuto che, così tanta avversione fu dovuta al fatto che una prostituta ebrea contagiò il giovane Adolf con la sifilide al tempo del suo soggiorno viennese; e chi invece la riconduce al rancore ad un medico ebreo, Eduard Bloch, che sottopose a cure sbagliate la madre Klara. Ma sarebbero queste, ipotesi molto meno accreditate.

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