21 Agosto Ago 2018 2300 21 agosto 2018

La curiosità uccise il gatto, che significa

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"La curiosità uccise il gatto", un proverbio dalle origini non chiare, ma noto a tutti per il suo significato allegorico fin troppo chiaro.

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Curiosità, un termine dalle svariate sfaccettature

Il termine curiosità, trae origini dal lemma latino curiositas-atis, la cui radice fa riferimento al sostantivo cura-curae, “pendersi cura”, “interessarsi”. La curiosità può dunque essere intesa come una tensione naturale che ha origine dal desiderio di conoscere ciò che si ha intorno.

Analizzando il comportamento dei bambini, i quali tendono ad esempio a toccare tutti gli oggetti, spesso portandoli in bocca per ampliare l’esperienza sensoriale, si può facilmente dedurre come la curiosità sia mezzo essenziale di apprendimento; un modo di creare in loro una maggiore consapevolezza dei pericoli, aumentando le capacità di sopravvivenza.

La curiosità non si manifesta però solo nei bambini, in alcune persone prosegue nell’età adulta. È il caso dei cosiddetti “geni” della scienza, che hanno dato vita ad altrettanti grandi rivoluzioni scientifiche, grazie al loro saper andare oltre a ciò che il pensiero comune ritiene possibile. Basti pensare ai fratelli Montgolfier che, attraverso l’osservazione di un fazzoletto leggero appoggiato sulla teiera piena di tè fumante, hanno scoperto la possibilità di sfruttare il vapore per far volare un pallone aerostatico, da cui è nata la mongolfiera, invenzione che ha rotto il mito secondo cui agli uomini non è permesso di volare.

In campo medico, un esempio può invece essere l'invenzione della penicilline da parte di Alexander Fleming; grazie all’attenzione che quest'ultimo aveva prestato nell’osservare il comportamento delle muffe sulle arance e sul pane. Da qualcosa prima considerato futile, Fleming ha ricavato la preziosa sostanza che ha salvato migliaia di vite.

L'esempio di Pinocchio

Esiste, però, un limite alla curiosità, cioè al voler andare sempre oltre a quelle che si considerano normali attitudini, arrivando all’”insubordinazione” di cui parla Nabokov.

Un esempio nella storia della letteratura lo si trova nel libro Pinocchio di Carlo Collodi, dove l’invito alla moderazione è un tema ricorrente. Si pensi a Pinocchio che è più volte avvisato dal grillo parlante a non cadere nella tentazione di marinare la scuola per andare a curiosare all’interno del tendone che ospita il teatrino di Mangiafuoco. Curiosità a cui, come tutti sanno, il burattino cederà, cascando nella trappola del circo e rischiando di finire bruciato da Mangiafuoco.

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La curiosità uccise il gatto, un detto dalle varie versioni

Il proverbio ha origini inglesi: "Curiosity killed the cat" e appare per la prima volta, in tale forma, nella raccolta di detti popolari di James Allan Mair nel 1873, citato come un proverbio irlandese. Il significato metaforico di tale detto è facilmente evincibile dall'aneddoto narrato da Collodi sopra citato: essere troppo curiosi rischia di far ficcare il naso dove non si dovrebbe.

La sua forma originale sembra però essere un'altra, "Care killed the cat", dove "care" è inteso come dolore, preoccupazione. L'espressione si trova per la prima volta in "Ognuno nel suo umore", commedia scritta da Ben Jonson nel 1598 e interpretata da William Shakespeare. Ciò che si voleva trasmettere, con questa frase, è che le preoccupazioni, l’ansia e lo stress possono portare a problemi fisici o mentali che si rifletterebbero a lungo termine.

Questa celebre frase, dunque, è il frutto di un progresso etimologico del linguaggio e passammo ma quando il gatto da preoccupato è diventato "curioso" non si sa.

Vi è poi una versione ancora più moderna, diffusasi nel XX secolo e presente in molti romanzi di Stephen King, secondo cui:

"la curiosità uccise il gatto, ma la soddisfazione lo riportò in vita".

Il messaggio è semplice, un invito a non accontentarsi, a rischiare e a giocarsi tutto, anche quando non è facile, perché preoccuparsi troppo di qualcosa potrebbe far indietreggiare e far perdere magari il più importante dei "premi". Infatti molti studi hanno dimostrato che le persone che si preoccupano meno delle conseguenze delle loro azioni, che tentano, vivono più felici, hanno migliori esperienze interpersonali e ricevono maggiori soddisfazioni.

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Perché i gatti sono stati scelti come esempio di un tale detto

Da nessuna parte viene detto come mai i gatti siano protagonisti di questo proverbio, ma analizzando le qualità e le attitudini non è difficile da comprendere. Fin da iccolissimo i gatti cercano di ficcare il muso dappertutto e di cacciarsi nei guai, da adulti poi non perdono la loro curiosità che assume però un dato stile, avendo cura di non sporcarsi nemmeno un piccolo pelo, di non lasciare tracce del loro passaggio.

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