12 Settembre Set 2018 0729 12 settembre 2018

Perché si dice fare da Cicerone

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Divenuta oramai di uso comune, l'espressione "fare da Cicerone" viene utilizzata per indicare chi veste i panni di guida in una visita ad una città o ad un museo, o più genericamente chi mostra avere spiccata abilità dialettica.

Come si evince dalla stessa locuzione, vi è un chiaro riferimento a Marco Tullio Cicerone, uomo politico e scrittore latino dell'età cesariana, famoso in modo particolare per le sue doti oratorie.

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Cicerone il più grande oratore di tutti i tempi

Spirito conservatore, con l’stinto del vecchio Romano, Cicerone ha sempre saputo di poter contare sul potere della parola.

Fu difatti uno dei maggiori oratori dell’epoca, basti pensare alle sue orazioni divenute vere e proprie opere con le quali difese amici e non, che mostrano la straordinaria varietà dei suoi mezzi espressivi, nonché la forza persuasiva della parola appunto.

Tra le più note:

  • Pro sexto Roscio Amerino: rivolta contro il giovane Ortalo e riguarda una causa di diritto civile su un’occupazione illegali di beni;
  • Verrinae, una serie di orazioni pronunciate contro Verre, fautore di ogni genere di violenze ed abusi in Sicilia;
  • ​Catilinariae, rivolte contro Catilinae e i suoi piani;
  • Pro Sestio: pronunciata in difesa del tribuno della plebe che aveva favorito il suo ritorno a Roma, Sestio, accusato di aver assoldato bande armate da contrapporre a quelle di Clodio;
  • Pro Caelio: orazione anti-clodiana nella quale vengono prese le difese del giovane Celio, che era stato amante di Clodia (sorella del tribuno);
  • ​Pro Milone: orazione che chiude il ciclo anti-clodiano, contenente la difesa di Milone, che nel 52, in uno scontro forse fortuito ha ucciso Clodio;
  • ​Philippicae: orazioni rivolte a Marco Antonio aventi come obbiettivo quello di farlo dichiarare nemico pubblico di Roma.

All'oratoria, l'arte del parlare in pubblico con un discorso eloquente, è strettamente correlata la retorica, ossia l'arte del dire, del parlar bene, Cicerone ne fu consapevole e se ne occupò dando vita ad opere come:

  • il "De oratore", un dialogo, ambientato nel 91 a.C., in cui i principali interlocutori sono Marco Antonio, sostenitore dell'importanza delle doti naturali e dell'esperienza, e Licinio Crasso, diretto portavoce di Cicerone, sostenitore della preminenza della conoscenza di tutti gli argomenti;
  • Il "Brutus" dedicato a Marco Bruto, un dialogo tra Cicerone stesso, Pomponio Attico e Marco Bruto inerente alla storia dell'eloquenza romana dalle origini fino a Ortensio Ortalo e Cicerone;
  • L' "Orator", dedicato anch'esso a Marco Bruto, una sorta di ripresa dei temi del "De oratore"

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L'eloquenza ciceroniana comune a quelle turistiche

Appaiono allora chiare le motivazioni della scelta del "nome di Cicerone" in una locuzione finalizzata a paragonare l'eloquenza del grande oratore alla loquacità spesso propria delle guide turistiche.

Lo stesso Cicerone nelle sue "Lettere" delinea minuziosamente la Grecia e le residenze dei suoi grandi uomini; a ciò si deve la pubblicazione nel 1855 da parte di Jacob Burckhardt di un volume intitolato “Il Cicerone, guida al godimento delle opere d'arte italiane

D'altra parte nota è anche l'espressione "fare il Cicerone", per indicare chi ostenta le proprie conoscenze in modo altisonante e saccente, per dirlo in modo semplice "chi fa il saputello"

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