17 Settembre Set 2018 0949 17 settembre 2018

Chi era Lorenzo il Magnifico

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Tra le personalità più emergenti del Rinascimento italiano, Lorenzo dei Medici, detto il "Magnifico", oltre ad esser stato un efficace mediatore e conservatore delle pace e dell'equilibrio, tanto da esser definito da Macchiavelli "ago della bilancia tra i principi italiani”, fu per l'epoca, grande scrittore e mecenate.

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Lorenzo il Magnifico, l'uomo politico

Nato a Firenze l'1º gennaio 1449, Lorenzo divenne alla morte del padre, insieme al fratello minore Giuliano, "signore de facto" di Firenze. Sin dai primi anni di governo si preoccupò di garantire alla città di Firenze l'egemonia sull'intera Toscana, tentando peraltro di contenere le ambizioni territoriali di Papa Sisto IV, in nome dell’equilibrio della Lega Italica del 1454.

Questi tra i motivi che portarono Lorenzo ad essere vittima, nel 1478, di una congiura da parte della famiglia Pazzi che volevano accaparrarsi la supremazia politica sulla città.

Il fallimento della congiura (nella quale però il fratello di Lorenzo, Giuliano, rimase ucciso), provocò la furia di tutti coloro che da tempo erano contrari e intimoriti dal rafforzamento del potere mediceo su Firenze; ma dalla guerra che ne scaturì Lorenzo non ricavò altro che prestigio interno e internazionale, ciò grazie alla sua diplomazia e al suo carisma.

Lorenzo morì nella Villa di Careggi a 43 anni.

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Lorenzo dei medici, il mecenate e lo scrittore

Divenuto dunque, come si è detto, l’ago della bilancia della politica italiana, Lorenzo riuscì a legare il suo nome anche all'ambito artistico e letterario, circondandosi di personalità illustri (come Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola in campo intellettuale, Botticelli e il giovane Michelangelo, in quello artistico), e divenendo figura ideale di principe rinascimentale.

Diede peraltro grande impulso al volgare, rivalutando la tradizione stilnovistica e trecentesca di Firenze, e sostenendo la superiorità del toscano sugli altri volgari: ciò ancora una volta per affermare il proprio peso politico in Italia attraverso il primato culturale e linguistico di Firenze.

Varie le opere letterarie a lui ricondotte.

  • Al periodo giovanile risalgono: la "Nencia da Barberino", una sorta di idillio rusticano in cui il poeta si finge pastore lodando, con l'immediatezza propria di un popolano, le bellezze della sua donna; i poemetti "L'uccellagione di Starne" e "Il simposio", quest'ultimo una caricatura dei più noti bevitori fiorentini.
  • Ad un periodo successivo, nel quale si fa viva la sua adesione alle teorie neoplatoniche sostenute da Marsilio Ficino, risalgono opere come "L'Altercazione", dialogo filosofico inerente al sommo bene, i due poemi idillici "Ambra" e "Corinto" e i due libri di strambotti delle "Selve d'amore" tutte venate di una malinconica atmosfera.
  • Alla maturità, appartengono infine alcune opere di argomento religioso, quali la "Rappresentazione di san Giovanni e di san Paolo", e opere tendenzialmente inquieti come le "Canzoni a ballo" e i "Canti carnascialeschi". Tra quest'ultimo notissimo è il "Trionfo di Bacco e Arianna" he esprime la fugacità della vita e di cui tutti conoscono i primi versi:

"Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto sia,
di doman non c'è certezza".

Perché Lorenzo dei Medici fu detto il Magnifico

Lorenzo dei Medici, un uomo che senza dubbio fu “Magnifico”, nel vero senso della parola. Tuttavia, il celebre appellativo che per antonomasia è legato al suo nome, non gli deriva dalle sue doti morali e spirituali, nè tanto meno da quelle fisiche (stando ai dipinti e alle descrizione dei cronisti dell'epoca Lorenzo infatti fu tutt'altro che un uomo dal bell'aspetto)

Il vero motivo per cui Lorenzo fu detto “il Magnifico” starebbe invece nel fatto che nella città di Firenze era consuetudine dare il titolo onorifico di “Magnifico Messere” a coloro che detenevano la carica di Gonfaloniere di Giustizia, grado più alto della Repubblica fiorentina.

Magnifici Messeri” erano stati però il padre Piero il Gottoso ed il nonno Cosimo il Vecchio, ma non Lorenzo che essendo morto all'età di 43 anni (per tale carica bisognava averne almeno 45), non ne aveva avuto il tempo.

Fu però ugualmente un “Magnifico Messere” eccezionalmente all’ età di ventun' anni, poiché alla morte del padre i principali della città e dello stato andarono a pregarlo che “pigliasse la cura della città".

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