9 Ottobre Ott 2018 0652 09 ottobre 2018

Perché le donne musulmane portano il velo

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Hijab, una parola derivante dall'arabo "Hajaba" che sta letteralmente per "proteggere", "nascondere", "mettere a distanza", ma che la maggior parte delle volte viene semplicemente inteso come "velo", quello che contraddistingue le donne musulmane e che desta da tempo incomprensioni e giudizi sbagliati non solo in Occidente, ma anche nelle stesse comunità musulmane.

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Tipi di velatura nel mondo islamico

Parlare di "velo" al singolare è un errore, sono infatti almeno quattro le tipologie esistenti

  • L'Hijab, il velo più comune, utilizzato da gran parte delle musulmane, che copre il capo e al massimo il collo, lasciando libero il viso.
  • Lo Chador, un largo mantello nero, usato perlopiù in Iran, che ricopre testa e spalle e che arriva fino ai piedi, lasciando scoperto il volto.
  • Il Niqab, usato in Arabia Saudita e nei paesi limitrofi, anch’esso nero, copre il viso ed ha una fessura in corrispondenza degli occhi, inoltre è comprensivo di un lungo abito nero chiamato "abaya". Può essere considerato un mezzo di offesa alla libertà delle donne, non a caso è difatti in uso nei paesi vicini all'integralismo islamico più intransigente.
  • Il Burqa, tipico dell’Afghanistan, è un ampio telo di colore azzurro che copre tutto il corpo, compreso viso e occhi. In corrispondenza degli occhi è poi applicato un tessuto bucherellato, una sorta di retina che permette di aver libera la vista. Il Burqa rappresenta senza dubbio la completa violazione dei diritti umani, il cui totale divieto sarebbe cosa opportuna e giusta.

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Velo musulmano, un obbligo o una scelta?

In linea generale i musulmani osservanti prevedono che una donna inizi a portare il velo a partire dall’età dello sviluppo, ossia dopo la comparsa della prima mestruazione. L'utilizzo del velo è da considerarsi una sorta di professione di fede a Dio da parte della donna, mezzo per compiacere il Divino.

Chi lo indossa è tenuta a farlo in presenza di tutti gli uomini con cui non intercorre alcun legame familiare, mentre può mostrarsi a capo scoperto dinanzi al marito e di fronte a tutti i consanguinei.

Seppur in minoranza, vi sono alcuni Stati, dove l'utilizzo del velo, risulta essere una prescrizione giuridica: ciò accade ad esempio in Iran, Arabia saudita e Afghanistan. Mentre negli altri Paesi a maggioranza musulmana, se pur ne viene indicato l'utilizzo, tramite pressioni religiose e culturali, non presentano una legge che obblighi ad indossarlo.

Si può ben notare infatti come non utilizzino il velo, pur essendo musulmane: Rania la regina della Giordania, Salma Ben-nani moglie del re del Marocco e Suzanne Mubarak moglie dell’ex presidente egiziano.

Contrariamente a quanto si pensa, infatti, nel Corano non viene sancito esplicitamente l’obbligo di velare il capo; è al contrario indicato di non ostentare il proprio corpo e di osservare un comportamento riserbato e modesto.

D'altronde l'abitudine di coprire il capo esisteva già prima della nascita di Maometto, una pratica prevista per le donne di alto rango e proibita alle altre.

Da tener conto poi che ad incidere non è solo la religione, ma anche e soprattutto lo status sociale delle donne islamiche, le sue libertà, i suoi limiti di azione e i suoi non-diritti.

È difatti risaputo che il ruolo della donna musulmana è prevalentemente quello di madre e moglie fedele, che vive per la famiglia e che non sia ella fonte di scandalo. Ed ecco che il velo islamico assume quasi il significato di un ordine morale.

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Il velo, non solo una peculiarità della cultura islamica

Dalle raffigurazioni della Vergine Maria, alle novelle medioevali sull’amor cortese, queste ed altre le chiare testimonianze di come l’usanza di velare il corpo d una donna non è un'esclusiva della cultura musulmana.

Basti pensare alle patrizie romane, dalle quali il velo era indossato per evidenziare il prorpio status sociale, o alle le dame di corte le quali se ne adornavano il capo come simbolo di riserbo e purezza; tutt’oggi alcune anziane signore del Sud Italia lo indossano in segno di lutto o come simbolo di reverenza a Dio.

Il comun denominatore è sempre lo stesso: rendere “sacre” le parti del corpo che vengono coperte, così come scoprire il corpo sarebbe indice di una una maggiore disponibilità sessuale dello stesso.

D'altra parte nella stessa Bibbia, in particolare all'undicesimo capitolo della "Prima Lettera ai Corinzi", San Paolo consiglia alle donne di tenere il proprio capo coperto dinanzi a Dio:

"ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo. Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto? Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento."

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