10 Ottobre Ott 2018 1030 10 ottobre 2018

Chi erano i Maya

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Tanto si è parlato dei Maya e della loro profezia, secondo la quale il 21 dicembre 2012 sarebbe stata la data in cui tutto sarebbe finito.

Poco in realtà si sa su questo antico popolo dell'America centrale che altro non fu che un popolo pacifico, composto da esperti astronomi (e astrologi), matematici e costruttori di piramidi, nonché il primo popolo a consumare il cacao, il quale, tostato e mischiato al peperoncino, si trasformava in una fresca bevanda piccante al cioccolato.

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Chi erano i Maya

Quando si parla dei Maya risulta in primo luogo sbagliato parlare di "Impero Maya", essi, al contrario degli Aztechi e degli Inca, non avevano una capitale rappresentante il potere centrale che gestiva l’amministrazione e l’organizzazione dell’impero, ma erano suddivisi in una moltitudine di città-stato che si estendevano dal Messico, al Guatemala, al Belize settentrionale, occupando anche porzioni di Honduras ed El Salvador.

Nel periodo più florido si potevano contare circa 40 città, con una popolazione che potrebbe aver raggiunto i 2 milioni di persone.

Nello specifico la società maya era composta da tre classi principali:

  • La classe più elevata composta dai re, posti a capo di ogni città-stato e ai quali venivano attribuiti poteri quasi divini. Il loro più alto titolo onorifico era “halach huinic” (vero uomo) ed era considerati una sorta di personificazione del sole, la loro vita e la loro morte rappresentavano simbolicamente infatti un ciclo astrale. Il titolo di re era tramandato di padre in figlio, per questo "l'erede" doveva prepararsi sin da piccolo all'adempimento del grande compito di cui in futuro sarebbe stato incaricato.
  • La classe media composta da funzionari, guerrieri, artigiani, mercanti, artisti, architetti, che abitavano vicino al nucleo civico e religioso dove risiedeva la classe dominante.
  • Gli uomini comuni, che costituiva il ceto più numeroso della società e che era posto alla base della scala sociale. Questi adempivano al lavoro dei campi ed alla costruzione di edifici monumentali e di strade.
  • Gli Schiavi e i prigionieri di guerra, considerati fuori dalla società, e per questo talvolta addirittura sacrificati alle divinità.​

Tale società si sviluppò a partire dal 2000 a.C., e gli studiosi hanno applicato alla loro storia la generale suddivisione in tre periodi adottata per tutta l’area mesoamericana:

  • periodo preclassico, dal 2000 a.C. al II secolo d.C. circa;
  • periodo classico, tra il 200 e il 900 d.C.;
  • periodo postclassico, durato fino alla conquista spagnola del XVI secolo

​La religione dei Maya

Elemento molto importante della vita quotidiana dei Maya era la religione e di conseguenza il suo culto.

Essi adoravano una moltitudine di divinità, deificando:

  • gli animali del loro habitat come il giaguaro, il serpente, il quetzal (un uccello), il gufo e il coccodrillo;
  • le unità base del tempo, come il Sole, la Luna, il giorno, il mese, le stelle e i pianeti;
  • divinità, i bacab, che avevano il compito di sorreggere il mondo (concepito come una piattaforma rettangolare);

In molti rituali per ingraziarsi gli dei era consuetudine offrire il proprio sangue, ottenuto dalla foratura di lingue, lobi, genitali e altre parti del corpo. Sacrificavano animali, ma anche esseri umani, soprattutto prigionieri di guerra.

Molto famose furono poi le piramidi erette per il dio Sole, le quali sono molto simili a quelle presenti in Egitto e in Mesopotamia. I Maya pensavano che il loro mondo fosse un intermezzo tra il Cielo delle Divinità e l’Inferno, abitato da esseri spaventosi portatori di siccità e carestie; gli dei dovevano dunque essere propiziati ogni giorno attraverso rituali e offerte che favorissero la benevolenza divina e l’arrivo delle piogge.

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I Maya e la loro scrittura

I Maya sono ricordati per aver lasciato l’unica lingua scritta conosciuta nell’ambito delle civiltà mesoamericane. Tale scrittura risulta molto originale grazie al particolare stile calligrafico e la complessità pittorica dei glifi, segni di cui era composta.

Ogni glifo poteva rappresentare sia un oggetto, sia la lettera iniziale dell’oggetto stesso, dunque veniva mescolato il sistema pittografico con quello fonetico.

D'altronde ciò che si conosce della civiltà Maya lo si deve soprattutto alle pagine di libri fatti con stoffa di corteccia, chiamati Codici, di cui ne rimangono però solo quattro.

Dal Codice di Dresda, uno dei quattro testi rimasti, ad esempio, si può chiaramente evincere che i Maya furono degli ottimi astronomi. Sono infatti qui presenti precise tavole astronomiche di Venere e Marte, oltre a studi e previsioni inerenti eclissi, maree e il moto dei pianeti.

Da citare è peraltro è il particolare sistema matematico a base vigesimale da essi utilizzato, comprendente anche l’uso dello zero.

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Il calendario Maya

Altra elaborazione degna di nota risalente ai Maya, fu quella del calendario, la cui creazione fu molto probabilmente finalizzata a stabilire i rapporti tra gli eventi astrali e gli avvenimenti terrestri. Nella fattispecie i Maya avevano elaborato un Calendario Rituale (tzolkin) composto da 260 giorni, disposti in cicli di 20 giorni rappresentati da glifi e da 13 cifre, e un Calendario Solare (haab) di 365 giorni, suddiviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, piú un breve periodo di 5 giorni nefasti, chiamati anche “giorni sospesi o perduti".

La combinazione dei due calendari veniva incisa con glifi e segni numerici su una ruota calendaria. Inoltre i Maya utilizzavano il cosiddetto “Conto Lungo” che partiva dal 3114 a.C., data mitica della creazione: la base del sistema numerico era vigesimale con l’ausilio dello “zero” e per rappresentare le cifre venivano utilizzati dei pallini fino al numero 5, designato invece da una barra, mentre il 20 era raffigurato da un glifo a forma di conchiglia o di fiore stilizzato.

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