11 Ottobre Ott 2018 1001 11 ottobre 2018

Chi erano i Celti

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I Celti, il popolo di origine indoeuropea che per primo ha introdotto l'utilizzo dei mantelli colorati e dei pantaloni, dando prova di una spiccata dimestichezza nella tessitura e nella coloritura dei tessuti.

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I Celti, un popolo di origine indoeuropea

La parola "celtico" trae le sue origini dal greco "keltai", termine con il quale abitanti di Marsiglia, città fondata dai Focei, indicavano i membri delle tribù combattenti diffusesi tra il IV e III secolo a.C. in un’ampia area dell’Europa che va dalle Isole britanniche fino al bacino del Danubio, compresi alcuni insediamenti isolati più a sud.

Senza dubbio la genesi dei Celti fu frutto di una notevole interazione tra varie popolazioni, rimanendo peraltro sempre politicamente frazionati: tra i vari gruppi di popolazioni celtiche figurano ad esempio i Britanni, i Galli, i Pannoni, i Celtiberi e i Galati, stanziati rispettivamente nelle Isole Britanniche, in Gallia, in Pannonia, nella Penisola Iberica e in Anatolia.

Gran parte di queste popolazioni furono poi soggette, a partire dal II secolo a.C., ad una crescente pressione politica, militare e culturale da parte di altri due popoli indoeuropei: i Germani, da nord, e i Romani, da sud. dai quali i Celti furono progressivamente sottomessi e assimilati, non avendo modo di svilupparsi autonomamente.

Un influsso più ampio si registrò soltanto nelle Isole britanniche, dove insieme alla lingua furono conservate anche alcune tradizioni popolari.

Ed è così che a partire dal Medioevo, non è più corretto parlare di “Celti”, si tratta piuttosto di popoli, lingue e tradizioni moderne eredi di quelle celtiche.

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La società celtica: caratteristiche principali

Svariate le fonti storiche che raccontano dei Celti: da Erodoto, a Cesare, da Livio, a Polibio, da Posidonio, a Diodoro, da Dionigi di Alicarnasso, a Tacito. Ed è proprio analizzando queste innumerevoli fonti che gli storici sono riusciti a delineare un accurato profilo, descrivendone le caratteristiche principali.

  • I Celti erano una popolazione prettamente nomade, molto pratici nella lavorazione dei minerali, in particolare del ferro; conoscevano molto bene le varie tecniche di fusione ed erano abili nella cottura del vetro (bianco e colorato), nell’uso dello smalto e nella lavorazione dell’ambra.
  • Erano un popolo dedito all’allevamento del bestiame in particolare mucche e pecore, dalle quali ricavavano la lana.
  • Per antonomasia furono uomini belligeranti che utilizzavano splenditi elmi piumati ed alcune volte corazze (anche se combattevano quasi sempre nudi), tipo quelle medioevali; amavano radersi il volto e pettinare i biondi capelli all’insù, indurendoli con del gesso e in battaglia si coloravano il viso e, dopo aver danzato, si lanciavano nudi addosso al nemico urlando: prediligevano il corpo a corpo ed il primo assalto.
    Ma a causa del loro furore e della scarsa tattica furono destinati a perdere le battaglie contro eserciti più organizzati. L’unico re celtico che in battaglia si concentrò sulla strategia oltre che sul furore dello scontro diretto, fu il gallo Vercingetorige, il quale, impiegando la tattica della "terra bruciata", comprometteva gli approvvigionamenti dei Romani, ottenendo così qualche vittoria.
  • I Celti abitavano prevalentemente in villaggi formati da capanne di legno di forma circolare o rettangolare, definendo "dunum" i villaggi fortificati e "nemeton" i luoghi sacri. Con l’influenza degli Etruschi e dei Greci iniziarono poi a costruire case di pietra con piccoli vani. Per ciò che concerne le sepolture se dapprima predilessero le tombe a tumulo, tipiche della cultura indoeuropea, in seguito preferirono l’inumazione.
  • Commerciavano e lavoravano il sale, in celtico hal, ed erano amanti e produttori di vino e birra.
  • Furono gli inventori il servizio turistico della pensione completa, che si teneva nelle stazioni di cambio.
  • I Celti risiedenti nelle zone marittime dimostrarono un’abile capacità di navigazione, in possesso di navi più robuste rispetto a quelle romane, esercitarono una notevole attività di pirateria.
  • Il popolo celtico amava molto la musica (in particolare l’arpa), impiegata per celebrazione riti sacri e di preparazione bellica, per raccontare le gesta di eroi e per dare sfogo alla propria fantasia.
  • Per i Celti la fama era tutto, così espressero una tradizione soprattutto orale. Esemplare il caso dei Celti d’Irlanda, che, per mezzo del loro isolamento storico, rappresentano una razza celtica incontaminata, propagatori di molte le saghe ed i miti.
  • I Celti erano politeisti, adoravano infatti una moltitudine di divinità soprattutto legate alla natura (grande valenza religiosa era ad esempio attribuita alla quercia), e alle virtù guerriere. La loro religione, nello specifico quella gallica, fu oggetto di dura repressione ai tempi della dominazione romana.
  • Nella società celtica il maschio, simbolo di forza e vigore, doveva vivere assieme ad altri maschi, fino a che non era tempo di avere figli, momento in cui poteva avvicinarsi alle donne con cui avrebbe vissuto assieme, continuando comunque a frequentare comunità maschili.
    A loro volta anche le donne vivevano in gruppi, separati dagli uomini dove allevavano i figli. Esse esprimevano il coraggio e la tenacia ed erano dagli uomini molto rispettate nonchè trasmettitrici di coraggio durante cruenti battaglie.

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La croce celtica

Sin dall'antichità, presso molte culture, la croce fu simbolo carico di complessi significati: dai punti cardinali, ai i quattro elementi dell’universo (acqua, terra, aria, fuoco), e ancora alle le stagioni.

Nella fattispecie, per ciò che concerne la croce celtica (definita anche croce del Sole o Druidica), rivenuta per la prima colta all’interno di una grotta dei Pirenei francesi, e risalente al 10.000 a.C., il significato più comune risulta essere quello solare, che vede un collegamento tra il mondo terreno, rappresentato dall’asse orizzontale, ed il mondo celeste, simboleggiato da quello verticale.

Il punto di intersezione dei due assi della croce è invece il Polo, il centro, il punto fisso, raffigurante il Chakravarti o sovrano universale, che fa girare la "ruota" senza prendere parte al movimento di tutte le cose

La leggenda vuole che la croce celtica, antico simbolo della cultura celtica, sia stata presa in prestito e “rivisitata” nel cristianesimo. Fu San Patrizio, patrono di Irlanda, che per coinvolgere le genti del luogo nella sua predicazione capì di dover attingere ad immagini conosciute e di cui potersi fidare: aggiunse così alla croce celtica, utilizzata dai pagani, un cerchio all’altezza dell’incrocio tra gli assi, cerchio che simboleggiava il Sole, cioè Cristo, salvezza dell’umanità.

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