16 Ottobre Ott 2018 0937 16 ottobre 2018

I Catari, chi erano

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Cataro, termine derivante dal latino medievale "catharus", "puro", con il quale vengono indicati gli eretici dualisti medievali diffusisi soprattutto nella Francia settentrionale e meridionale nel XIII secolo, predicatori di un rinnovamento morale ruotante intorno alla contrapposizione tra bene e male, spirito e materia.

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I catari, origini

Fu tra l’XI e il XIII secolo che si assistette in tutta l’Europa centro-meridionale alla diffusione di dottrine dualiste, nate probabilmente da un’interpretazione estrema di alcuni passi evangelici nonché dal contatto con la forma di manicheismo sopravvissuta nelle regioni orientali.

Tra queste vi fu il Catarismo, epigono del Bogomilismo e del Paulucianesimo, il primo predicante un dualismo moderato, il secondo paladino di un dualismo radicale.

È dunque dall'influenza di tali ideologie tra di loro combinate, che nasce il Catarismo il cui fondamento sta appunto nell’irrimediabile contraddizione tra il bene e il male.

Chi vi aderì fu genericamente denominato “albigese”, dalla città di Albi in cui alcuni catari, condannati al rogo dal vescovo Sicardo, furono poi liberati a furor di popolo. L’eresia Catara, sviluppatasi infatti proprio in Occitania, scatenò sin da subito una violenta reazione da parte della Chiesa Cattolica che indissi contro di essa una vera e propria "crociata di sterminio".

I catari e la loro dottrina

Il Catarismo non fu una religione rivelata, fu piuttosto il risultato della lunga maturazione di una corrente di pensiero non specifica del cristianesimo, la cui dottrina completa era contenuta in un trattato che veniva comunicato soltanto ai Perfetti, “ La cena segreta”.

La loro setta si basava su una suddivisione gerarchica basata sull’intensità della loro pratica, del loro impegno e del grado di iniziazione.

Vi erano dunque:

  • i Simpatizzanti o Auditori, che assistevano alle prediche, e avevano come unico compito quello di praticare il melhoriér (pratica che prevedeva l'inginocchiarsi al passaggio di un Perfetto per richiederne la benedizione);
  • i Credenti, che avevano l'obbligo di sottoporsi all'apparelhament (messa in regola) consistente nella confessione pubblica dei propri peccati. A loro veniva data dai Perfetti una iniziazione parziale “consegnando l’orazione”, cioè rivelando il senso esoterico del Pater Noster, dal catarismo considerata la preghiera degli angeli prima della caduta. Anche alle donne era permesso esercitare il sacerdozio;
  • i Perfetti, il cui nome non era indice di superiorità, bensì di “ordinato”(che aveva ricevuto gli ordini). Questo, l’unico sacramento di fondamentale importanza che garantiva la salvezza. Soltanto ai Perfetti era peraltro svelata l'intera dottrina della setta, mentre i "credenti" erano tenuti all'oscuro di molti suoi punti. Essi però perfetti" non potevano per alcuna ragione abiurare la loro dottrina e in caso di persecuzioni dovevano affrontare il martirio,

La loro visione ostracizzava ogni compromesso tra il bene e il male, e siccome il mondo veniva dal male la perfezione morale si identificava con il rifiuto di esso.

La procreazione era considerata la peggiore delle azioni, in quanto consisteva nel rinchiudere un’anima nella prigione della materia; ammettevano però che gli uomini erano condannati a seguire le leggi naturali, dalle quali ci si poteva liberare soli con un’ascesa di cui però solo una minoranza era capace.

Solo i Perfetti praticavano la castità integrale nonostante rispettassero la vita in ogni sua forma, perché ogni corpo ospitava un’anima. Si rifiutavano infatti di uccidere qualsiasi essere vivente, rifiutavano la carne degli animali, le loro uova e il latte e mangiavano pesce perché credevano che si riproducesse spontaneamente.

Vivano in una sorta di distacco dal mondo che non prevedeva il possesso di alcun bene terreno; non richiedevano né decima né elemosine e lavoravano per far sopravvivere la loro comunità.

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La crociata contro i catari

I Catari furono aspramente combattuti nel corso della loro esistenza nonché sconfitti nella cosiddetta "crociata contro gli Albigesi".

Nell’anno 1144 quando il monaco tedesco, Ervelino di Steinfeld, indicò l'esistenza in Renania della setta ereticale dei catari, essi iniziarono a subire una feroce persecuzione da parte del papato. Nel 1163 poi cinque eretici aderenti a dottrine dualistiche furono mandati al rogo a Colonia e nel marzo 1179 si svolse a Roma il Concilio laterano III con il quale si scomunicarono, tra le altre cose, ufficialmente i catari, vietando ad essi una sepoltura cristiana.

Nel 1184 Federico Barbarossa promise al nuovo Papa Lucio III di impegnarsi nella lotta contro tale eresia, colpendo i catari con l’esilio e il sequestro dei beni. Ma vent’anni dopo essa era più viva che mai, così che nel 1208 si ebbe l'evento decisivo che dette un nuovo indirizzo alla lotta contro l’eresia, culminato nella creazione del tribunale dell’Inquisizione.

L'anno successivo inizia poi la lunga e sanguinosa Crociata contro gli Albigesi o Catari, indetta da Papa Innocenzo III; una crociata che assunse la forma di un vero e proprio genocidio terminato nel 1229 con la sconfitta militare dei càtari.

Fu però nel 1244, con la caduta della roccaforte catara di Montsegur e le esecuzioni in massa sul rogo del 16 marzo, i catari furono realmente sconfitti.

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