28 Novembre Nov 2018 2111 28 novembre 2018

Perché si chiama Terra dei Fuochi

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Molto spesso si sente parlare della Terra dei Fuochi. Con questo termine, si fa riferimento a tutta l’area in cui la Camorra brucia da anni i rifiuti tossici. Questo ha portato, e continua a portare, conseguenze molto gravi per l’ambiente e per la salute di tutte le persone che ci abitano. Ma andiamo a scoprire nel dettaglio perché si chiama Terra dei Fuochi.

I comuni che fanno parte della Terra dei Fuochi

Il primo a usare questa definizione è stato lo scrittore Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, recuperandola dai Rapporti Ecomafia di Legambiente.

Leggi anche "Quali sono i comuni della Terra dei Fuochi"

I comuni che fanno parte della Terra dei Fuochi sono i seguenti:

  • Acerra,
  • Aversa,
  • Arzano,
  • Caivano,
  • Casal di Principe,
  • Casaluce,
  • Casandrino,
  • Casapesenna,
  • Casoria,
  • Frignano,
  • Giugliano,
  • Grumo,
  • Lusciano,
  • Marcianise,
  • Nevano,
  • Marigliano,
  • Melito,
  • Nola,
  • Mugnano,
  • Parete,
  • Pomigliano,
  • Qualiano,
  • Ponticelli,
  • Santa Maria Capua Vetere,
  • Teverola,
  • Trentola,
  • Scampia,
  • Villa Literno,
  • Villaricca.

Questo fenomeno, poi, è arrivato fino alle porte di Salerno, estendendosi nel resto della Campania.

L’inchiesta Adelphi

La Camorra ha cominciato a fare smaltimento illegale dei rifiuti agli inizi degli anni 80, ma il fenomeno è emerso solo dagli anni 90 in poi. A rilasciare le prime dichiarazioni in merito è stato Nunzio Perrella, un boss che ha spiegato ai magistrati quale fosse l’interesse della criminalità organizzata in questo settore.

Leggi anche "Cos'è la Terra dei Fuochi"

‘La munnezza è oro’, queste le parole di Perrella che fanno comprendere bene quanto fosse ‘importante’ per la Camorra questo tipo di ‘investimento’. Proprio grazie alle dichiarazioni del boss, è stata aperta l’inchiesta Adelphi che ha fatto emergere nuovi dettagli.

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