19 Luglio Lug 2018 0920 19 luglio 2018

Perché i cinesi hanno gli occhi a mandorla

  • ...

Zigomi alti, ponte nasale schiacciato, accumuli di grasso che circondano gli occhi, ed un epicanto più pronunciato: questi, i fattori anatomici che contraddistinguono Cinesi, Giapponesi e Mongoli, con i loro occhi a mandorla.

Occhi a mandorla: fattori ambientali

Le teorie scientifiche che si sono susseguite nel corso dei secoli, concordano tutte sul fatto che, l’epicanto, la piega di pelle, che si trova sopra l’occhio, davanti alla palpebra (caratteristica degli occhi orientali che ne disegna la caratteristica forma a mandorla), è stata ereditata dai loro antenati, che vivevano nella gelida Siberia più di 25 mila anni fa.

Una sorta di protezione dell’occhio dal freddo intenso, dal vento e dalla luce accecante riflessa dalla neve; dunque una mutazione dovuta essenzialmente a fattori ambientali e protettivi: nel nord infatti, il freddo gelido, costringeva la pelle del viso ad essere meno tirata per proteggere alcune parti, e la prolungata esposizione tra i ghiacciai che riflettevano la luce del sole portava gli abitanti di queste zone a tenere gli occhi semichiusi.

Al sud, invece, la presenza della stessa caratteristica risale sì a motivi ambientali, ma diversi: qui, fin da epoche remote, vi è la presenza di tempeste di sabbia desertiche e di vento, così l'epicanto fa da scudo agli occhi, per proteggerli dalla polvere.

La morfologia corporea umana è dunque determinata in modo significativo da adattamenti tipici dei processi evolutivi dovuti a fattori ambientali; basti pensare al colore della pelle che varia a seconda della quantità di raggi UV: più il livello di raggi ultravioletti è alto, più è elevata la concentrazione di melanina, ciò spiega, ad esempio, il colore scuro della pelle dei popoli provenienti dalla fascia equatoriale.

Non solo un tratto asiatico

Un mito da sfatare: "Gli occhi a mandorla non sono un’esclusiva delle popolazioni asiatiche".

Basti pensare che un epicanto sviluppato si trova comunemente nei neonati, i cui occhi in crescita vengono protetti da questa particolare piega cutanea. Tale protezione, come si è visto, può risultare utile anche in un individuo adulto se vive in un ambiente particolarmente ostile.

La selezione naturale porta perciò, in alcuni casi, ad un fenomeno di neotenia (ossia una persistenza in età adulta di tratti infantili) in quei popoli che abitano ambienti caratterizzati da grandi sbalzi stagionali, tra inverni rigidi ed estati torride.

Uno studio internazionale, coordinato da genetisti della Harvard University, che ha coinvolto anche alcuni ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha svelato che anche nel Dna degli italiani, e di altri popoli dell’Europa Meridionale, ci sarebbe un po’ di Estremo Oriente: il nostro popolo avrebbe difatti beneficiato di una terza ondata migratoria di genti venute dall’Europa settentrionale e dalla Siberia, avvenuta migliaia di anni fa. Gli europei avrebbero dunque geni di tre popolazioni umane ancestrali e non due, come ritenuto finora:

  • le popolazioni di cacciatori-raccoglitori giunte dall’Africa più 40.000 anni fa;
  • un gruppo di agricoltori provenienti dall’Oriente Medio che migrarono in Europa in tempi più recenti;
  • un terzo gruppo, che probabilmente abitava i territori dell’Europa settentrionale e la Siberia, circa 24.000 anni fa e che giunse probabilmente in Europa centrale dopo i primi agricoltori.

Tutti le popolazioni Europee attuali presentano quindi il contributo dei tre gruppi ancestrali descritti, ma con proporzioni diverse:

  • gli Europei del Nord Europa, presentano un’ascendenza maggioritaria di cacciatori-raccoglitori;
  • gli europei meridionali una maggiore ascendenza degli agricoltori neolitici;
  • la componente euro-asiatica settentrionale è proporzionalmente la più piccola componente rilevabile in Europa, non supera mai il 20%, e la si ritrova in quasi tutti i gruppi europei esaminati dallo studio.

Gli europei, quindi, scoprono oggi di possedere nel proprio DNA una firma genetica euroasiatica.

Inoltre, questo tratto che dà agli occhi un taglio così particolare, la si può notare nella maggioranza dei soggetti affetti da sindrome di Down (da cui deriva il termine ormai dispregiativo di mongoloidismo).

Leggi anche: "Usa, brevettata la tecnica per scegliere i tratti dei figli"

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso