23 Ottobre Ott 2018 0731 23 ottobre 2018

Perché si dice fare cappotto

  • ...

Che si tratti di una strepitosa vittoria a carte, a calcio, a pallavolo o a qualsiasi altra disciplina, l’espressione “fare cappotto” è entrata di diritto nel linguaggio comune per indicare un'eclatante vittoria con la quale si è messi k.o. l'avversario.

Leggi anche: "Perché si dice fare da Cicerone"

Fare cappotto, l'origine dell'espressione

Sono oggi in molti ad utilizzare l'espressione "fare cappotto", ma sono però pochi a conoscerne l'origine e il vero significato.

Le prime testimonianze dell'utilizzo di tale locuzione arrivano dalla Provenza dove, nel 1642, si iniziò a parlare di "faire capot" facendo riferimento al verbo francese "capoter" (rovesciarsi). In Italia la sua comparsa risale invece al 1797 quando Francesco Alberti di Villanova inserisce tale termine nel suo vocabolario, stampato a Lucca, così definendolo:

"In un gioco, vittoria completa riportata da una parte, senza che l'altra abbia segnato neanche un punto".

Tale espressione è di uso comune in Italia e in Francia, ma non in altre nazioni del mondo; nei paesi anglosassoni, ad esempio, al suo posto è di largo utilizzo il termine “bagel“, speciale prodotto di panetteria ebraico di forma rotonda.

In Francia poi oltre all'espressione "faire capot", viene ampiamente usata anche un’altra frase indicante lo stesso concetto ossia: "route de biciclette"(ruota di bicicletta).

Si può chiaramente notare come in entrambi i casi la parola indichi qualcosa di circolare somigliante ad uno zero, che va a sottolineare proprio una netta sconfitta.

Stando a quanto detto la locuzione "fare cappotto" non avrebbe nulla a che vedere con il caldo indumento invernale definito cappotto; ben analizzando però una correlazione potrebbe essere trovata nell'immagine del cappotto, l'originaria “cappa" intesa come pesante capo d'abbigliamento esterno che non si lascia attraversare dal freddo.

"Fare cappotto" nel tennis

Nel tennis ogni anno si assiste a incontri che terminano 6 - 0, 6 - 0, ma non è così facile che ciò accada in un torneo del Grande Slam, dove bisogna vincere ben 18 games consecutivi senza lasciarne nemmeno uno all'avversario: nel 1993, al Roland Garros di Parigi, Sergi Bruguera ebbe la meglio su uno dei pupilli di casa, Thierry Champion, che non riuscì a vincere nemmeno un game. Il tennista spagnolo Bruguera e' stato l'ultimo a riuscirci.

Leggi anche: "Perché si dice bacio alla francese"

I "cappotti" più noti del calcio

Anche nel calcio l'espressione "fare cappotto" è molto comune, viene utilizzata infatti quando una squadra segna sei o più gol all'avversaria senza subirne.

Tra i più clamorosi "cappotti" della storia del calcio vi sono certamente:

  • quello del 1974 ai Mondiali Germania dell’Ovest dove la nazionale di Haiti perse per 7-0 contro la Polonia;
  • quello del 1978 per il quale Argentina sconfigge il Perù per 6 a 0;
  • quello del 2002 in Corea dove l'Arabia Saudita fu vinta dai tedeschi per un risultato di ben 8 a 0;
  • quello del 2 Maggio 1948 che vede il Grande Torino vincere in casa per 10-0 contro l'Alessandria.

Leggi anche: "Quanti mondiali ha vinto il Brasile"

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso