18 Ottobre Ott 2018 1248 18 ottobre 2018

Perché i neonati ridono

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Fin dai primi giorni di vita, i neonati mettono in atto due principali forme di interazione sociale: il pianto e il sorriso.

Queste due espressioni sono la prima fonte di esternazione delle emozioni che gli appena nati adottano per comunicare con il mondo circostante, rivelando così momenti di appagamento o insoddisfazione.

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Gli studi sul sorriso del neonato

È difatti noto, come la risata neonatale abbia suscitato interesse per le correnti piscologiche fin dagli albori, tanto da averne fatto oggetto di ricerca continua in importanti studi sul comportamento umano.

Per comprendere quale meccanismo è insito al sorriso di un neonato e poi con il suo sviluppo, si riportano alcuni studi di carattere scientifico che hanno in qualche modo dato risposte in merito a questa espressione.

Questi studi, pubblicati anche dal Giornale Italiano di Psicologia, hanno posto rilievo al sorriso come espressione che gioca un ruolo fondamentale nel processo di socializzazione dell’individuo.

La corrente cognitivista, le fasi di Piaget

Fin dai primi mesi di vita, gli studiosi del cognitivismo, ossia una corrente di pensiero psicologico della metà del novecento, parlano di schemi innati che il neonato detiene per adattarsi ed esplorare la realtà: grazie a questi schemi che man mano si intersecano con l’esperienza acquisita, il bimbo svilupperà emozioni che inizialmente sono incontrollate, come ad esempio il sorriso durante il sonno, ma che poi diverranno più contestualizzate al superamento di diverse fasi che richiamano la sua crescita.

I neonati, nei primi mesi di vita, ridono per istinto e solo con il superamento di fasi di sviluppo inizieranno a ridere con cognizione di causa. Il pianto o la risata sono considerate azioni che fanno parte del bagaglio innato del neonato ma diverranno emozioni quando impareranno a gestirle in relazione al mondo esterno.

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Renè Spitz e la corrente psicoanalitica

Questo psicoanalista austriaco è stato uno dei primi ricercatori che ha studiato lo sviluppo del bambino su base osservativa.

Il bambino infatti, a partire dalla sua nascita, compie 3 fasi di sviluppo: nella prima (stadio pre-oggettuale) che richiama il periodo della nascita, il neonato sorride e attua mimiche disconnesse da stimoli esterni; solo con la comparsa dello stadio precursore (3-5 mesi) il neonato inizia a istaurare legami sociali e inizia a sorridere a volti in modo indifferente.

Con la terza fase di sviluppo inizierà a sorridere a visi noti e riconosciuti. Renè Spitz è altresì conosciuto per via degli studi sulla deprivazione materna e ha messo l’accento su come le interazioni sociali siano fondamentali per l’apprendimento del bambino fin dai primi mesi di vita.

Teoria evolutiva del sorriso, gli studi di Emde e Koenig

Studi degli anni ’60 hanno dimostrato come alla nascita, il neonato manifesterebbe il sorriso solo durante la fase del sonno rivelando che il sorriso non è altro che il risultato di contrazioni muscolari facciali neurali che avvengono in maniera del tutto irrazionale.

Non vi è quindi un legame con stimoli esterni e questo tipo di sorriso è classificato come sorriso endogeno. Il sorriso endogeno ha un ruolo importantissimo perché riesce a catturare l’interesse degli adulti che coltivano con il bambino una relazione affettiva.

Solo dopo il primo mese la situazione si evolve, e il neonato inia a sorridere in relazione di stimoli esterni, facendo comparire così il sorriso sociale o esogeno.

Conclusioni

Per concludere è possibile affermare che il neonato utilizza inizialmente il sorriso come mimica automatica data da funzioni neurali che stanno alla base dello sviluppo. Solo successivamente, a partire dal primo mese di vita, è in grado di utilizzare questa espressione per comunicare con il mondo esterno in relazione a stimoli che gli vengono presentati.

Fondamentale per lui sarà il crescere in un mondo sociale che deve far acquisire un senso di sicurezza e stabilità interiore per far sì che possa esternare questa bellissima emozione fin all’età evolutiva.

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