30 Ottobre Ott 2018 1225 30 ottobre 2018

Cosa fare se il bambino picchia

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Fin da piccini, i bambini dimostrano dei tratti distintivi del comportamento che sommandosi, formano una personalità ben precisa.

Vi sono bambini che hanno un’indole docile e tranquilla, altri che nascono già con caratteristiche più impulsive, ma questi connotati non derivano solo da un’impronta innata.

Per comprendere gli atteggiamenti, talvolta violenti, che i bambini mettono in atto quando affrontano una situazione, è necessario sapere cosa vi è dietro il fenomeno aggressivo.

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L’aggressività nei bambini da 0 a 3 anni

È importante dire come atteggiamenti paradossalmente aggressivi, quali morsi del neonato o schiaffetti dati da bambi fino ai 3/4 anni, siano per lo più messi in atto per conoscere il mondo , più avanti con l'età, per esternare una mancanza o un disagio.

Capita molto spesso che qualche piccino si azzuffi con un coetaneo dando uno spintone, ma ciò può essere dato solo per richiamare l’attenzione dell’adulto che deve intervenire con modelli educativi guida.

Il bambino è una spugna che raccoglie informazioni da più mondi paralleli, sta all’adulto indirizzare l’attenzione del bambino verso comportamenti conformi al mondo sociale.

Vediamo nello specifico su cosa deve intervenire l’adulto affinché questi comportamenti, considerati come preludio di un’esternazione aggressiva, possano essere compresi e tradotti seguendo modelli psicologici riconosciuti scientificamente.

L’aggressività nel bambino secondo gli studi scientifici

La psicologia sociale, una branca che studia le interazioni degli individui sui gruppi, spiega attraverso varie teorie, come vi sia una netta differenza nell’uomo tra comportamento e atteggiamento.

Il primo si riferisce ad una basa innata che si modifica con l’esperienza e con il tempo, il secondo invece è un’esternazione emotiva che si mette in atto in base un accaduto. L’atteggiamento può assumere mille sfaccettature, il comportamento invece è il tratto che caratterizza un individuo sino a partire dai primi anni di vita.

Per comprendere cosa fare quando il proprio bambino assume un temperamento violento all’interno di un gruppo come può essere la famiglia oppure la scuola, è necessario capire quali fattori ambientali e sociali ci siano alla base e quindi analizzare tutti gli aspetti che il piccolo sta vivendo.

I fattori che incidono sull’aggressività

La psicologia cognitivista, con lo studioso Michael Lewis (Manuale di psicopatologia dello sviluppo, 1990) afferma come una combinazione di fattori emotivi, sociali e biologici possano interagire tra loro, facendo esternare così dei comportamenti aggressivi.

Questi fattori possono essere:

  1. Fattori biologici: si è dimostrato come fattori genetici che derivano dall’attaccamento materno, deficit nutrizionale e complicazioni nel parto, portino il bambino a incorporare dei disturbi della condotta.
  2. Ambiente familiare: problemi derivanti da situazioni familiari difficili, stress, educazione improntata alla violenza, sono tutti aspetti che potrebbero far nascere malesseri interni del bambino che interiorizza le relazioni familiari seguendole come un modello fisso.
  3. Fattori ambientali: l’ambiente esterno gioca un ruolo fondamentale per la crescita del bambino: realtà povere, disagio sociale influenza dei media e dei social che propongono condotte aggressive, tutto l’ambiente esterno è complice del buon sviluppo del bambino e linee guida troppo aggressive possono fungere da un vero e proprio specchio comportamentale.

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La teoria psicoanalista dell’attaccamento materno


In antitesi con la visione di Freud che afferma che comportamenti devianti nascono dalla repressione di pulsioni, lo psicologo J. Bolwbi mette l’accento sull’importanza del ruolo della madre all’interno dello sviluppo comportamentale del bambino.

Un madre presente e premurosa porterà ad un legame sicuro e stabile del bambino con l’ambiente esterno, diverso è se questa dovesse mancare come punto di riferimento, il bambino si priverebbe dell’unica figura centrale dello sviluppo affrontando così situazioni dove vengono a mancare le basi di un legame sereno comportando atteggiamenti aggressivi dettati da una forte mancanza.

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Cosa devono fare i genitori di fronte ad un comportamento aggressivo

Dopo aver compreso cosa vi è alla base dell’aggressività, i genitori devono intervenire prontamente se il proprio bimbo assume delle condotte negative, soprattutto perché queste possono aggravarsi in età scolare dando luogo a fenomeni più complessi quali bullismo e comportamenti devianti.

Attraverso dei feedback forniti dalla scuola o dal gruppo di amici è possibile capire se questi comportamenti abbiano fondamenta patologiche e quindi agire di conseguenza.

L’intervento dei genitori deve avvenire cambiando i modelli di riferimento che il bambino ha adottato come ad esempio video violenti, cartoni diseducativi, oppure cercare all’interno dell’ambiente sociale quale fattore possa scatenare rabbia e comportamenti sospetti; uno psicologo dell'età evolutiva potrebbe essere necessario qualora questi comportamenti risultassero continui e preoccupanti.

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