3 Agosto Ago 2018 0855 03 agosto 2018

Paul McCartney: la leggenda della morte

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Erano gli anni Sessanta, gli anni della grande rivoluzione ideologica e culturale, gli anni del progresso tecnologico, dell’emancipazione femminile e delle lotte razziali, quando i Beatles, gruppo musicale rock inglese, formato da quattro giovani musicisti (Ringo Starr, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison), rivoluzionarono con i loro brani il mondo della musica.

Ma la buona musica non è, per ciò che concerne i Beatles, l'unico motivo di notorietà. Un grande enigma si cela infatti dietro la loro storia, un mistero che ancora oggi porta migliaia di persone a chiedersi: "ma Paul McCartney è vivo come sembra, o si tratta di un sosia?"

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La notizia della morte di Paul McCartney: verità, complotto o burla?

Una bizzarra leggenda, quella sulla morte di Paul McCartney, tra l'altro più volte smentita dai Beatles e dallo stesso Paul. Tutto avrebbe avuto inizio nel 1969 quando, il dj americano Russel Gibb, durante la sua trasmissione radiofonica, dichiarò di aver ricevuto una telefonata da un ascoltatore che raccontava di essere a conoscenza di un tragico scoop: la morte segreta del bassista dei Beatles, avvenuta tre anni prima in seguito a un incidente stradale, e la sua sostituzione, grazie al beneplacido degli altri componenti della band, con un sosia.

McCartney, dopo un litigio con gli altri componenti della band, sarebbe uscito dagli Abbey Roads Studios, per dirigersi verso casa. Durante il percorso, avrebbe poi fatto salire una autostoppista di nome Rita, mostratasi del tutto euforica dopo averlo riconosciuto. L'euforia della ragazza avrebbe però fatto distrarre Paul che, non vedendo un semaforo rosso e per cercare di evitare un camion, andò a schiantarsi contro un albero (in un’altra versione contro il camion stesso).

L'incidente si sarebbe rivelato fatale per entrambi i giovani che morirono sul colpo. Dopo aver appreso la notizia, assieme al loro manager, il resto del gruppo avrebbe deciso di seppellire segretamente McCartney, organizzando subito un concorso finalizzato a trovare una persona che gli potesse fare da sosia ("a scopi pubblicitari" fu la scusa).

La scelta, secondo alcune versioni della leggenda, sarebbe caduta su un certo William Sheppard, un ex poliziotto canadese che prese il posto del vero Paul dopo essersi sottoposto ad interventi chirurgici per rendersi ancora più somigliante. Avrebbe dovuto peraltro imparare a suonare il basso con la mano sinistra, essendo il vero bassista mancino.

Se fosse andata veramente così i Beatles avrebbero fatto davvero un ottimo acquisto, visto che Sheppard avrebbe contribuito a scrivere gli album più famosi della band di Liverpool, in particolare Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band e Abbey Road.

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“Paul is Dead”: la continua ricerca di prove

La notizia trasmessa alla radio in quel lontano giorno del 1969 non lasciò i fans indifferenti. Essi partirono subito alla ricerca di tutti gli indizi, secondo la "soffiata", messi apposta dalla band nelle copertine dei dischi in vinile, e nei brani delle canzoni. Al contrario dei fans, la band sembrò invece non interessarsi e non dar peso all'accaduto.

Tra le copertine dei Beatles più celebri, disseminate di indizi vi sono:

  • quella di Abbey Road del 1969, dove McCartney è l’unico del gruppo che cammina scalzo. Significato da collegare ad alcune tradizioni dove i morti vengono sepolti scalzi. Inoltre i componenti del gruppo sarebbero vestiti tutti in un ordine preciso: John Lennon in bianco, rappresentate probabilmente una figura religiosa e spirituale; Ringo Starr tutto in nero come l’impresario di pompe funebri; Paul McCartney scalzo appunto e che non tiene il passo, come un cadavere che si prepara a essere sepolto; George Harrison, il becchino, in abiti da lavoro. Nello sfondo da notare era poi la targa dell’auto in secondo piano, 28IF, che sembrerebbe indicare l’età di Paul se non fosse morto;
    Guarda il video "Paul Mc Cartney sulle strisce di Abbey Road 49 anni dopo"
  • quella di Sgt Pepper's Lonely Heart Club Band, disseminata di fiori, come un elogio funebre, e di personaggi famosi morti proprio all’età di 27 anni o in seguito a incidenti stradali. Sul retro della copertina McCartney sarebbe raffigurato di spalle con la scritta “Without You”, cioè "Senza di te", con George che punta il dito su un verso at five o’clock”, ora presunta dell’incidente.
    La prova della grancassa è poi la più interessante: prendendo uno specchio e posizionandolo in modo che tagli a metà la scritta (posta appunto sulla grancassa centrale) “Lonely Hearts” si vengono a formare due frasi: “1 one 1” e “he die” che starebbero rispettivamente per: “1 1 1” cioè tre il numero dei Beatles in vita ed “egli è morto”.
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Questi sono solo due, degli indizi, che hanno contribuito a fare di questa storia una vera e propria leggenda.

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