12 Luglio Lug 2018 1748 12 luglio 2018

Ministero affari europei, cosa fa

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Insieme al ministro per la Pubblica Amministrazione, a quello degli Affari Regionali e Autonomie, al ministro per il Sud, e a quello per la disabilità, il ministro degli affari europei, appartiene ai ministri senza portafoglio, ministro che non presiede alcun dicastero.

Già dal governo Fanfani VI, era stata proposta la creazione di un Ministero senza portafoglio relativo a tale ambito, proposta che però non fu mai effettivamente concretizzata, lasciando le relative funzioni nelle mani dell'allora ministro degli esteri, Giulio Andreotti. Fu invece, con la legge n. 183, del 16 aprile 1987 (durante il governo Goria), che venne nominato il primo ministro senza portafoglio destinato agli affari europei, il socialdemocratico Antonio La Pergola. A partire dal governo Berlusconi IV, il dipartimento ha assunto l'attuale denominazione ed è invece con il governo Monti, nel 2012, che sono state ridefinite le ultime competenze e la struttura del dipartimento.

Leggi anche: "Cosa significa ministro con portafoglio"

Funzioni del Ministero degli affari europei

Il Ministero degli Affari europei, ha oggi sede in largo Chigi 19, a Roma, all'interno della galleria Alberto Sordi, e il suo ruolo del Dipartimento per ciò che concerne la partecipazione italiana al processo di integrazione europea è disciplinato dalla legge n.234 del 24 dicembre 2012.

Suo compito principale, è quello di supportare il Presidente del Consiglio dei Ministri, o l'autorità politica da questo delegati, nella gestione dei rapporti con le istituzioni europee.

In particolare:

  • svolge l'attività di coordinamento nelle fasi della formazione della normativa europea e del suo recepimento nell'ordinamento italiano, in sede di Unione Europea;
  • segue la predisposizione, l'approvazione e l'attuazione delle leggi e degli altri provvedimenti di adeguamento dell'ordinamento italiano alle norme europee;
  • si occupa dei temi del mercato interno, quali la libera circolazione delle persone, dei servizi e delle merci, gli appalti pubblici, la proprietà intellettuale;
  • cura i rapporti d'intesa con il Ministero degli affari esteri, i rapporti con le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'Unione;
  • si occupa del buon funzionamento del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei;
  • assicura al Parlamento, alle Regioni e agli enti locali, l'informazione sulle attività dell'Unione;
  • insieme con il Centro nazionale SOLVIT, tutela cittadini e imprese che segnalano casi di non corretta applicazione del diritto europeo da parte delle Pubbliche Amministrazioni degli Stati membri;
  • con il Centro di assistenza, informa e assiste i cittadini per il riconoscimento delle qualifiche professionali o della libera prestazione di servizi nell'UE;
  • a Bruxelles, garantisce la partecipazione del governo italiano al Consiglio dell'Unione Europea nelle formazioni Affari generali e Competitività;

Nel Consiglio dell'UE i ministri nazionali si incontrano periodicamente per adottare le leggi e coordinare le politiche dell'Unione.

Leggi anche: "Quali sono funzioni sottosegretario del Governo"

Paolo Savona: l'attuale ministro degli affari europei

È Paolo Savona, in Italia, l'attuale ministro degli affari europei.

Nato il 6 ottobre del 1936, a Cagliari, Paolo Savona, dopo la laurea in Economia e commercio, dà inizio alla sua carriera presso il Servizio Studi della Banca d'Italia, dove viene nominato direttore. Il 1976, lo vede vincitore di un concorso a cattedra che lo spinge a lasciare la Banca d'Italia e a dedicarsi all'insegnamento. Insegnerà difatti politica economica, prima all'università di Cagliari e subito dopo alla Pro Deo, che contribuisce a rifondare come Luiss. Lo stesso anno con Guido Carli presidente di Confindustria, Savona ne diventa direttore generale.

Approda infine quest'anno al Ministero degli affari europei, sull'onda di una serie di prese di posizione che negli ultimi cinque anni lo hanno visto tra i critici più radicali dell'architettura delle attuali regole europee.

"Voglio un’Europa diversa, più forte, ma più equa": questa, una delle dichiarazione del neo-ministro Savona, che dichiara peraltro di esser sempre pronto ad affrontare "il cigno nero", uno choc che non dovrà trovare nessuno impreparato e che per l'Italia attualmente sarebbe l'uscita dall'euro. Stando alla "teoria del cigno nero", un evento inaspettato viene compreso e razionalizzato solo a posteriori, quando è più difficile correre ai ripari; bisogna allora che si impari a convivere con l'idea di un futuro sempre meno prevedibile.

Leggi anche: "Quanto potere avrà Paolo Savona sull'Europa?"

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