8 Ottobre Ott 2018 1100 08 ottobre 2018

Come parlano i ventriloqui

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Chi, bambino quanto adulto, non è mai stato affascinato da quegli strani pupazzi che parlano. Ma in che modo il ventriloquo riesce a parlare senza muovere le labbra?

L’arte della ventriloquìa

Il termine ventriloquìa viene dal latino venter (ventre) e loqui (parlare) ed è l’arte di pronunciare delle parole senza muovere in modo vistoso le labbra e i muscoli del viso. In passato si credeva erroneamente che fosse l’arte di parlare con il diaframma o comunque con lo stomaco.

La vera arte consta invece nella capacità di articolare parole, frasi e addirittura versi di animali senza muovere la mandibola né quantomeno le labbra, arte che ha alle spalle un intenso allenamento. L’articolazione di parole associata al movimento della bocca del pupazzo che accompagna il ventriloquo, genera nello spettatore l’illusione che sia il pupazzo stesso a parlare.

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Storia della ventriloquia

Attualmente la ventriloquìa ho il solo scopo ludico e d’intrattenimento.

Con molta probabilità a partire dalla consultazione degli oracoli nell’antichità, il ventrilòquio ha avuto funzioni religiose e spirituali. Ad adoperarla per questo fine erano soprattutto stregoni, indovini e sciamani che svolgevano il ruolo di medium tra l’uomo e le divinità.

Strettamente legato allo scopo spirituale, quello economico non tardò a dilagare. Ben presto infatti l’arte della ventriloquìa venne adoperata per truffare persone che si affidavano a presunti indovini a loro dire in grado di fornire le risposte alle domande che li tormentavano.

La ricompensa determinata dalle offerte che la gente era disposta a corrispondere per ottenere il responso divino ed attenuare in questo modo qualsiasi timore sul futuro, induceva i ventriloqui ad affinare e perfezionare quest’arte.

Addirittura ad Atene venne fondata da un tale Euricle una vera e propria scuola di ventriloquìa, o come veniva chiamata allora gastromanzia.

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L’uso della ventriloquìa come forma di intrattenimento è attestata a partire dalla fine del 1700, molto apprezzata anche da Napoleone, e ad oggi adoperata esclusivamente per questo fine.

Tra gli artisti che hanno maggiormente contribuito alla diffusione dell’arte del ventrilòquio a livello mondiale vanno annoverati lo spagnolo José Luis Rodríguez Moreno insieme al pupazzo Rockfeller e il grande ventriloquo americano Jeff Duhnam. I più famosi ventriloqui italiani sono Pietro Ghislandi e Samuel Barletti.

Tecnica del ventrilòquio

Il ventriloquo è sostanzialmente una persona dotata di un normale apparato fonatorio. La sua capacità consiste nel creare nello spettatore l’illusione che i suoni emessi dalle corde vocali non vengano prodotti dai normali canali della comunicazione ma abbiano un’altra origine (da qui la falsa credenza del passato che il ventriloquo parlasse con lo stomaco).

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Tecnicamente il ventriloquo attua questo processo: mantenendo le labbra socchiuse e ferme, la lingua in movimento soltanto nella parte finale e con la glottide abbassata, emette la voce in modo profondo attraverso un passaggio trattenuto dell’aria.

Diverse lettere dell’alfabeto necessitano tuttavia del movimento delle labbra e della lingua, come le consonanti labiali (p, b, m): interviene in questo caso la bravura e l’allenamento del ventriloquo che sostituirà queste lettere a suoni molto vicini ad essi creando l’illusione che siano in realtà corrette.

L’unione di arte, tecnica, studio dei suoni, esercizio, allenamento, capacità di intrattenimento ed improvvisazione ed una spiccata comicità: sono questi alcuni degli ingredienti necessari per ottenere un perfetto spettacolo di ventriloquìa.

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