5 Novembre Nov 2013 1820 05 novembre 2013

Che cos'è il compromesso storico

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Verso la fine degli anni ’70 si registrò in Italia un ravvicinamento tra le forze politiche del PCI (Partito Comunista Italiano) e la DC (Democrazia Cristiana). Questa fase della storia politica italiana è comunemente denominata “compromesso storico”. I suoi fautori furono i rispettivi segretari di partito: Enrico Berlinguer (PCI) e Aldo Moro (DC). Il compromesso avanzato da Berlinguer mirava alla proficua collaborazione governativa per risanare l’economia italiana e prendere le distanze dal comunismo di stampo sovietico; non sarebbe mai sfociato in una grande coalizione né nel consociativismo, sia perché non era nelle intenzioni sia per via dei malumori manifestati da esponenti di entrambe le parti. Tra i critici del compromesso vi erano esponenti del PSI (Partito Socialista Italiano) come Bettino Craxi e Riccardo Lombardi che vi intravedevano il tentativo di marginalizzare il PSI ed una parte della sinistra. Il compromesso non era una soluzione ben vista neanche dagli Stati Uniti e da una parte della DC rappresentata da Giulio Andreotti che affermò: « il compromesso storico è il frutto di una profonda confusione ideologica, culturale, programmatica, storica. E, all’atto pratico, risulterebbe la somma di due guai: il clericalismo e il collettivismo comunista».

Ad ogni modo, questo periodo di relativa pacificazione durò poco e terminò con il rapimento e successivamente l’assassinio di Aldo Moro, il 16 marzo 1978. Ci fu un tentativo di riprendere le fila del compromesso anche dopo la morte di Moro, ma prevalsero le frizioni degli espoenti contrari a qualsiasi accordo con il PCI.

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