Sport 12 Agosto Ago 2018 0938 12 agosto 2018

Meregalli: "I giapponesi pensavano fosse un altro problema"

Così il team manager Yamaha dopo le scuse del project leader Tsuya.

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Meregalli: I giapponesi pensavano fosse un altro problema
Maio Meregalli, ai microfoni di Sky, ha illustrato una delle cause del forte ritardo Yamaha rispetto agli avversari in Austria: "Sapevamo che questa pista sarebbe stata ostica per le caratteristiche che ha e per i problemi che noi ancora abbiamo, ma non ci aspettavamo così, le sessioni bagnate ci hanno compromesso il lavoro, i problemi di Maverick anche, quando Valentino ha avuto i problemi con la corona, con quella moto lui stava provando cose diverse che a lui piacevano e purtroppo non ha potuto più utilizzarla, queste cose hanno portato un ritardo e hanno influito nelle qualifiche", è la rivelazione del team manager della scuderia giapponese.

Dopo l'undicesimo posto nelle prove di Vinales, e il quattordicesimo di Valentino Rossi, il project leader Tsuya ha chiesto pubblicamente scusa ai piloti: "Lui è il capo progetto e si assume le responsabilità di questa inaspettata poca competitività, specialmente su questa pista. L’aspetto tecnico per i giapponesi è sempre molto confidenziale, i motivi che l’hanno portato a farlo sono per togliere del peso dalle spalle dei piloti perchè da diverso tempo che abbiamo dei problemi e sono loro che mettono la faccia, e poi voleva comunque assumersi le responsabilità. Voglio sottolineare che stiamo lavorando parecchio, non abbiamo mai smesso di farlo anche se i risultati non si vedono. A Misano proveremo qualcosa di nuovo anche in ottica della prossima stagione, ad Aragon anche".

E' tutta la stagione che Yamaha rincorre gli avversari: "Io penso che all’inizio gli ingegneri giapponesi pensavano che fosse un altro problema, pensavano che non venisse solo dalla parte elettronica, quando se ne sono accorti purtroppo eravamo indietro e adesso per ottenere certi risultati serve del tempo. Serve del tempo per organizzare il lavoro per un nuovo progetto".

 

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