Ita, Tim e Stellantis: il governo Meloni ha tre grossi problemi con i francesi

Paolo Madron
05/02/2024

I 400 COLPI. Il matrimonio tra l'ex Alitalia e i tedeschi di Lufthansa infastidisce Air France, e quindi Parigi prova a frenare l'accordo tramite l'Antitrust di Bruxelles. Sull'ex monopolista dei telefoni Palazzo Chigi non ha fatto bene i conti con Vivendi. Mentre nella partita del colosso dell'auto Urso ha le mani legate. Così alla premier, che non si è mai presa con Macron, è rimasto in mano un triplo cerino acceso.

Ita, Tim e Stellantis: il governo Meloni ha tre grossi problemi con i francesi

Il governo italiano ha evidenti problemi con il suo omologo francese. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron non si sono mai presi, e le conseguenze del loro cordiale detestarsi hanno complicano non poco almeno tre importanti partite industriali: Ita, ossia la compagnia nata dalla vecchia Alitalia il cui matrimonio con i tedeschi di Lufthansa non decolla. Tim, dove Vivendi sembra tutt’altro che rassegnata ad assecondare i desiderata di Palazzo Chigi sui destini dell’ex monopolista dei telefoni. E infine il nodo più grosso, anche per le ricadute sul piano sociale e occupazionale, quello di Stellantis, dove sin dall’inizio è Parigi a menare le danze. Sempre di più ora che sul tavolo c’è il progetto di una possibile e tutta casalinga fusione con Citroen.

Ita, Tim e Stellantis: il governo Meloni ha tre grossi problemi con i francesi
La premier italiana Giorgia Meloni con il presidente francese Emmanuel Macron (Getty).

Il sì alle nozze Ita-Lufthansa viene rimandata per mano francese

Premessa. Siccome nei rapporti di forza in Europa, e non solo, Parigi conta molto più di noi, su tutti e tre i dossier la palla non è nelle mani del governo italiano che si trova dunque costretto a rincorrere affannosamente. Su Ita e l’intesa con Lufthansa, che risale al maggio 2023, manca ancora il via libera dell’Antitrust di Bruxelles, dove la pratica giace inerte vittima di un logorante gioco al rinvio. Ora è atteso per giugno, ma non ci vuole molto a immaginare che con le elezioni europee dietro l’angolo e una nuova nomenclatura da insediare ci sarà l’ennesimo rinvio. Come non bastasse, per unanime giudizio degli esegeti di affari comunitari l’Antitrust è sempre stata una commissione dove i francesi l’hanno fatta da padroni. Siccome il matrimonio italo-tedesco va a intaccare gli interessi di Air France, ecco spiegato perché il sì alle nozze venga continuamente posposto.

Su Vivendi dobbiamo fare i conti con il pugnace Bolloré

Invece la vendita della rete Tim al gigante del private equity Kkr procede spedita solo nelle intenzioni di chi l’ha ideata e voluta, cioè Fratelli d’Italia e il Mef, dove il ministro Giancarlo Giorgetti è andato avanti a testa bassa nonostante la contrarietà di Matteo Salvini all’operazione, facendola diventare uno dei tanti fronti dove i due si fanno oramai apertamente guerra. Dovrebbe essere dunque una passeggiata, non fosse che si sono fatti i conti senza l’oste. Che anche qui è francese. Vivendi è il primo azionista della società, controlla un quarto del capitale, ed essendo da sempre contrario allo scorporo della rete ha fatto, insieme a parecchi errori di strategia, il diavolo a quattro per far saltare tutto: ricorsi in tribunale, lettere all’Antitrust europeo (e visto il precedente di Ita, c’è di che preoccuparsi), diffide al consiglio d’amministrazione. Il governo ha fatto spallucce come se il problema non esistesse, ovvero come se Vivendi fosse un convitato di pietra di cui non tenere conto. Solo adesso pare aver finalmente capito che la pugnace opposizione del gruppo guidato da Vincent Bolloré può pregiudicare i suoi piani e cerca in zona Cesarini quello che a questo punto è diventato un difficilissimo accordo.

Ita, Tim e Stellantis: il governo Meloni ha tre grossi problemi con i francesi
Vincent Bolloré (Getty).

Le richieste di Tavares e le pittoresche sparate di Urso

Ultima e non in ordine di importanza la vicenda Stellantis, dove al di là delle pittoresche sparate del ministro del Made in Italy Adolfo Urso su un improbabile anche perché costosissimo ingresso dello Stato nel capitale del colosso automobilistico, Roma ha le mani legate. Se non asseconda la richiesta di cospicui sussidi fatta da Carlos Tavares con la minaccia che in caso contrario su Mirafiori e Pomigliano calerebbe il sipario, si troverebbe ad affrontare una crisi occupazionale devastante. Se la asseconda, continua a finanziare un gruppo senza mai, a differenza di Parigi che è socio importante, poter mettere becco su strategie e politiche di sviluppo. Siccome niente avviene per caso, sono questioni che affondano le loro radici nel passato, spesso nate male e proseguite peggio. Un cerino acceso che governi di diverso colore si sono passati di mano fin che è arrivato alla fine. Ora tocca a Meloni spegnerlo, o scottarsi le dita.