Miriam Zozzaro

Cosa dicono gli analisti sul rischio spread con la vittoria della Lega

Cosa dicono gli analisti sul rischio spread con la vittoria della Lega

Un esecutivo a trazione leghista può essere positivo per i mercati. Che temono di più il M5s. Ma l’ambiguità sull’Italexit vale da sola più di un quarto del costo del nostro debito.

29 Maggio 2019 09.48

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Non tutti i mali vengono per nuocere. La valanga di voti presi alle elezioni europee dalla Lega, oggi primo partito in Italia, accende un barlume di speranza negli investitori: se Matteo Salvini non farà cadere il governo e, anzi, lo spingerà a muoversi nella giusta direzione (senza andare allo scontro frontale con Bruxelles), i mercati lo premieranno.

Già, ma come leggere lo spread tra il titolo decennale italiano e il Bund, che si è portato sopra i 280 punti base il giorno dopo il voto, a 40 punti base dal decennale greco? Anzitutto, questo livello preoccupa gli investitori comuni e i lettori dei quotidiani, ma non più di tanto i trader che lavorano nei grandi fondi d’investimento internazionali. I professionisti della finanza, infatti, sanno che è normale un po’ di volatilità nei giorni successivi alla chiusura delle urne e in questo caso, inoltre, i mercati avevano già scontato i risultati sulla base delle proiezioni pre-elettorali. Quindi, calma e gesso, non c’è nessun allarme: il giudizio sull’esito del voto in Italia è positivo, anche se prevale ancora un atteggiamento di cautela sui Btp.

I MERCATI VEDONO LA LEGA CON MAGGIORE FAVORE RISPETTO AL M5S

Con circa 3 milioni di voti in più, infatti, i mercati ora si aspettano che il leader della Lega abbia maggiore voce in capitolo nell’organizzazione dell’agenda di governo. «Ci sono buone ragioni per essere cauti sul debito italiano, ma i mercati potrebbero reagire positivamente ad un governo in cui la Lega ha maggiore influenza, in quanto il partito è visto come più favorevole al mercato del M5s», si legge, ad esempio, in un commento uscito poche ore dopo l’esito del voto a firma di Roel Jansen e Hans can Zwol , due gestori obbligazionari che lavorano per il fondo di investimento delle assicurazioni olandesi NN. I due esperti sono convinti che le obbligazioni sovrane italiane potrebbero rispondere bene al risultato delle elezioni, anche perché, nonostante la forte dimostrazione dei partiti populisti in Italia, Francia e Regno Unito, i partiti tradizionali (Ppe, socialisti e liberali) dovrebbero essere in grado di formare una maggioranza praticabile con relativa facilità. Il fantasma dell’euroscetticismo per ora resta confinato in un angolo. I mercati, comunque, restano guardinghi e continuano a studiare con attenzione i nuovi rapporti di forza interni alla maggioranza, con l’altro partito di governo, il M5S, precipitato al terzo posto per numero di voti, scalzato dal Pd: il rischio di elezioni anticipate è ancora lì, fermo sui loro radar. Detto ciò, per il reddito fisso italiano, e il Btp in particolare, le dinamiche politiche contano solo fino a un certo punto.

IL VERO TERMOMETRO? LO SCONTRO O L’ACCORDO CON L’UE

«Il vero ago della bilancia per gli asset nostrani sono le prospettive di crescita del nostro Paese. Il forte risultato elettorale alle elezioni europee darà nuovo impeto al governo, all’avvicinarsi di quello che si prospetta essere un nuovo scontro con la Commissione Europea sul deficit il prossimo autunno», sottolinea Andrea Iannelli, direttore investimenti obbligazionari in Italia di Fidelity International, braccio internazionale dell’americana Fidelity, uno dei fondi di investimento più grandi al mondo. I prossimi mesi, dunque, rischiano di essere volatili, ma non dovremmo assistere a un periodo di isteria sui mercati.

SI PARTE GIÀ CON L’INFRAZIONE SUL DEFICIT

A spingere su e giù lo spread, sarà con molta probabilità l’andamento delle relazioni tra Roma e Bruxelles: l’affermazione della Lega a spese del M5s potrebbe indurre l’esecutivo ad avanzare richieste per aggiungere capacità di spese infrastrutturali o per tagliare le tasse (flat tax) e l’atteggiamento dell’Europa, d’altra parte, non sarà accondiscendente. Che la posizione dei giallo-verdi sia isolata, lo si è capito bene lunedì 27 maggio, ad urne appena chiuse, con la notizia di una possibile apertura d’infrazione contro l’Italia per mancato raggiungimento degli obiettivi di deficit del 2018Déjà vu o scontro definitivo? A chiederselo è Andrea Delitala, responsabile dell’advisory sugli investimenti in Italia del gruppo ginevrino Pictet AM, che ha provato a interpretare l’andamento dello spread negli ultimi mesi alla luce delle novità emerse dal palcoscenico della politica italiana.

GLI INVESTITORI ESTERI PRONTI A INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI


Proviamo a riassumere. Il punto di partenza attuale (270 punti base) è molto più vicino alle soglie di allarme (350) rispetto a quanto visto nel 2018, ma il contesto lascia dei margini di azione ai giallo-verdi: l’atmosfera, quindi, è calda, ma non infuocata. Per capire l’andamento nei prossimi mesi, Delitala invita però a considerare un fattore positivo di supporto ai Btp: gli investitori esteri, infatti, stanno ritirando i soldi dalle Borse per investirli in obbligazioni. I deflussi da Etf e fondi azionari europei, ad esempio, sono arrivati a quota 100 miliardi di euro da inizio anno, soldi che potrebbero essere investiti nelle prossime settimane anche nei nostri Btp, che rendono molto di più rispetto ai pari europei (viaggiano sopra il 2,5%). Morale? Se vogliono portare a casa qualche risultato, senza far impennare lo spread e finire così come il governo Berlusconi nel 2011, Salvini & Co. dovranno muoversi con prudenza, anche perché lo spauracchio per i mercati non è il deficit, ma la presenza nei partiti di governo di esponenti “no euro“, i quali per anni hanno fatto propaganda per tornare alla lira.

IL RISCHIO ITALEXIT VALE DA SOLO 85 PUNTI BASE

«Se Salvini archiviasse in modo definitivo e convincente le critiche all’euro, la reazione del mercato sarebbe positiva e rilevante», scriveva l’esperto del gruppo elvetico pochi giorni prima del voto. «Nella scomposizione dello spread attuale», aggiungeva Delitala, circa 85 punti base, ovvero un terzo, sono ascrivibili al rischio Italexit che implica una svalutazione immediata del 30% e un premio per il rischio più ampio di qualsiasi disobbedienza sul fronte della disciplina fiscale». Quindi? «Il mercato», concludeva Delitala, «ha dimostrato di poter sopportare un deficit elevato, anche al 3% in quanto reversibile, ma non lo scenario di uscita dall’euro: pertanto se venisse escluso esplicitamente, o anche solo dimezzato, le attese sono di un rally dei Btp comprimendo lo spread contro il Bund verso l’area 200 punti base che, a sua volta, trascinerebbe al rialzo le banche italiane e, a seguire, il Ftse/Mib e l’Eurostoxx insieme alla moneta unica». Salvini è avvisato.

di Massimo Morici

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