Italia, cara sicurezza: le scorte sono 600

Redazione
18/08/2012

Troppe scorte, il più delle quali di basso livello. Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità...

Italia, cara sicurezza: le scorte sono 600

Troppe scorte, il più delle quali di basso livello. Lo Stato
italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle
personalità considerate a rischio, e una revisione si è fatta
urgente: 585 servizi di protezione in tutta Italia, meno di 20 di
primo livello, un’ottantina di secondo e il restante 80%
impegnato sui livelli più bassi, e un impiego di almeno duemila
tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti della polizia
penitenziaria al giorno. §
NECESSARIA UNA REVISIONE. Pur essendo assai
variabili a causa di una serie di indicatori non definibili in
via permanente, i numeri dei servizi di protezione dicono che
rivedere l’intero sistema, come annunciato il giorno di
Ferragosto dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri,
è ormai una necessità.
Un impegno, ha però ricordato il ministro per mettere a tacere
fin dall’inizio le polemiche scoppiate dopo la querelle tra
Libero e il presidente della Camera Fini, da affrontare
«senza furori ideologici».
«VERIFICARE SE ESISTANO ANCORA I PRESUPPOSTI».
Una revisione, ha detto il Siulp, che deve avvenire verificando
«se vi sono ancora i presupposti delle scorte in atto ed
eliminare quelle che non hanno più motivo di essere, poiché
solo in questo modo si ripristina il principio della sicurezza e
non quello del privilegio».
Il rischio, infatti, è quello di ricadere nello stesso errore
che ha portato alla morte di Marco Biagi, ucciso dalle Br.
Prima dell’omicidio del consulente di Maroni,
l’indicazione agli organi tecnici era stata infatti di
contenere al massimo i servizi.
EVITARE UN NUOVO CASO BIAGI. La morte di Biagi,
non adeguatamente protetto, ha cambiato le carte in tavola e da
allora non si è più affrontata la questione, se non ai livelli
più bassi.
Recentemente, ha sottolineato nei giorni scorsi il Sap, sono
state tagliate 70 scorte di quarto livello delle 174 assegnate a
parlamentari ed ex ministri: si tratta del livello più basso,
quello che prevede l’assegnazione di un’ auto non
blindata e di una persona di scorta.
Due agenti e una vettura blindata è invece la dotazione delle
312 personalità a cui è assegnata una scorta di terzo livello,
quella che prevede un rischio intermedio.

Tagliare a partire dai livelli più bassi

Questi due livelli, da soli, impegnano l’80 per cento delle
scorte ogni giorno utilizzate in Italia: è evidente dunque che
un taglio, se deve esserci, deve partire da qui. Ma è
altrettanto chiaro che una verifica va fatta anche sui
dispositivi più importanti, quelli di primo e secondo
livello.
Chi è inserito nel primo, ad esempio, ha la protezione garantita
da una decina di persone e tre auto blindate: significa che,
nell’arco di 24 ore, l’impegno riguarda almeno 30
agenti.
LE MASSIME CARICHE NEL PRIMO LIVELLO. Nel primo
livello ricadono le massime cariche istituzionali dello Stato e
tutti quei soggetti esposti a «straordinari pericoli» dovuti
all’incarico che ricoprono o a particolari elementi oggettivi
che li mettono a rischio «imminente ed elevato»: nel primo
quadrimestre dell’anno erano meno di 20.
È chiaro dunque che ogni intervento su questo livello va
ponderato con la massima attenzione. A questi si devono poi
aggiungere un’ottantina di secondo livello (rischio alto),
che hanno a disposizione due auto blindate e 6 agenti.
Dunque meno di un centinaio di persone in tutto, anche se i
numeri non sono mai fissi e le valutazioni sui reali livelli di
rischio vengono aggiornate costantemente.
ICSA: «RIVISITAZIONE GLOBALE DELLA DOTTRINA».
L’argomento è comunque sul tavolo e lo dimostra anche
l’ultimo studio della fondazione Icsa – il Centro di analisi
su sicurezza e intelligence presieduto dall’ex
sottosegretario all’Interno Marco Minniti e di cui fanno
parte diversi esponenti del mondo della sicurezza e della Difesa
– dedicato alla razionalizzazione delle competenze in materia di
sicurezza.
Tra le proposte viene indicata la «rivisitazione globale della
dottrina» delle scorte: razionalizzare il sistema, ha detto
l’Icsa, «appare prioritario ai fini di una verifica della
spesa, della realizzazione di significative economie di personale
e di aumento della sicurezza dell’intera collettività».
FINI IN TRENTINO CON LA SCORTA. Tornando infine
al caso che ha scatenato la polemica, il presidente Fini è
giunto il 18 agosto in Trentino per assistere alla ‘lectio
degasperiana 2012’ regolarmente scortato da quattro agenti e
due autisti, mentre ad attenderlo a Pieve Tesino c’erano
altri tre uomini della scorta.
Immediato il commento del leader de La Destra, Francesco Storace:
«Ma Fini ci fa o c’è? Che bisogno ha di presentarsi in un
paesino del Trentino di nuovo con un esercito appresso?».
E sulle scorte ha polemizzato anche Grillo: «I
‘nominati’ in Parlamento se le tengono strette, come gli
stipendi e i benefit da nababbi».