Il Fmi ha tagliato allo 0,6% le stime di crescita dell'Italia nel 2019

Il Fmi ha tagliato allo 0,6% le stime di crescita dell’Italia nel 2019

21 Gennaio 2019 13.02
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Il Fondo monetario internazionale ha tagliato allo 0,6% le stime di crescita per l'Italia nel 2019, mantenendole allo 0,9% per il 2020. Per l'anno in corso la "sforbiciata" è di 0,4 punti percentuali, in linea con quanto previsto pochi giorni fa anche dalla Banca d'Italia. Nella serata del 21 gennaio però, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha specificato che la stima dello 0,6% «in realtà è la 'moda', come si dice in statistica, di una distribuzione di probabilità asimmetrica verso il basso, la mediana più bassa».

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IL DOCUMENTO PRESENTATO A DAVOS

Le nuove stime sono contenute nel World Economic Outlook presentato a margine del World Economic Forum di Davos. Nel documento la frenata della crescita italiana registrata alla fine del 2018, assieme a quella dell'economia tedesca, viene annoverata tra i principali fattori che hanno comportato una revisione in peggio delle stime di crescita di tutta l'Eurozona e un calo dell'euro del 2% fra ottobre 2018 e gennaio 2019.

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I CONTI PUBBLICI ITALIANI TRA I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO GLOBALI

In particolare la situazione finanziaria dell'Italia, assieme alla Brexit, figura in cima ai principali fattori di rischio globali. «In Europa continua la suspence sulla Brexit, e il costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia», ha detto infatti l'economista del Fmi Gita Gopinath. Per poi richiaamre l'attenzione sulle «dispute commerciali», che a giudizio del Fmi vanno risolte «con la cooperazione e velocemente». Quanto alla Brexit «è imperativo risolvere immediatamente» lo stallo. E in caso di un'uscita senza accordo, si prevede un impatto negativo di «5-8 punti percentuali» sulla crescita.

MA LAGARDE ESCLUDE UNA RECESSIONE MONDIALE

Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha escluso che una «recessione globale» sia «dietro l'angolo». Ma l'economia mondiale deve fronteggiare «rischi significativamente più alti, alcuni dovuti alle politiche» intraprese dai governi. Lagarde, facendo un'analogia con lo sci da fondo dove «è desiderabile avere visibilità, una leggera discesa, stabilità, pochi rischi e pochi pericoli», ha notato che oggi sciare è diventato più impegnativo, invitando le autorità a «tenersi pronte» in caso di necessità.

TRIA: «IL VERO RISCHIO SONO LE POLITICHE FMI»

Al termine dell'Eurogruppo è arrivata anche la replica del ministro dell'economia Giovanni Tria: «Non credo che l'Italia sia un rischio né per l'Ue né globale», in realtà il rischio viene dalle «politiche consigliate dal Fmi». Al Fmi e Commissione prevale l'idea che «bisogna accumulare buffer fiscali per essere pronti e avere lo spazio per reagire in caso di crisi, ma con questa tesi non si vede che per voler accumulare mezzi per reagire alla crisi si crea la crisi», ha spiegato. «Parlare di manovra correttiva è completamente sbagliato. Ovviamente monitoriamo come va la finanza pubblica, ma il rallentamento maggiore del previsto non comporta di per sé alcuna manovra correttiva», ha detto ancora il titolare del Mef. «Anche perché», ha aggiunto, «non è che la Commissione Ue chiede manovre se la congiuntura rallenta, non chiede di fare operazioni così anticicliche». «La nostra finanza pubblica non corre alcun pericolo, prima di tutto perché è stimata su una previsione tendenziale di 0,6%. I nostri impegni con la Commissione riguardano il deficit strutturale che quindi non è soggetto a variazione della congiuntura che cambia», ha aggiunto ancora Tria, «Le manovre si fanno se le entrare e le uscite dovessero cambiare ma non perché cambia la congiuntura e c'è un rallentamento».

SALVINI ATTACCA IL FONDO MONETARIO

Sdegnato il primo commento a caldo del vicepremier italiano Matteo Salvini: «Italia minaccia e rischio per l'economia globale? Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l'economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri».

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