Italia, perché dopo le parole di Draghi la tregua sul debito è finita

Francesco Pacifico
08/03/2018

La Bce impone al governatore di non aumentare gli acquisti mensili di bond col Quantitative easing. Messaggio al nostro Paese: servono riforme, stabilità e bilancio ok. O sarà imposta una manovra bis.

Italia, perché dopo le parole di Draghi la tregua sul debito è finita

La tregua che l'Unione europea ha concesso all'Italia prima delle elezioni politiche 2018 sta per scadere. E ogni giorno dalle istituzioni comunitarie arriva un segnale. Ventiquattr'ore prima la Commissione aveva usato il bastone e la carota: un mese in più per preparare il Documento di economia e finanza (Def), ma nel contempo l'obbligo di rientrare dal debito in maniera consistente anche quest'anno. Ventiquattr'ore dopo le brutte notizie sono arrivate da Francoforte, lato Banca centrale europea (Bce), il maggior sponsor del nostro Paese proprio nella lotta al debito pubblico.

ALTRO COLPO TEDESCO A SUPER MARIO. Dopo il commissariamento ottenuto con la vice presidenza di Luis De Guindos, la Germania ha assestato un altro colpo a Mario Draghi. Il consiglio direttivo della Banca centrale ha imposto al governatore di eliminare la possibilità di aumentare gli acquisti mensili di bond condotti attraverso il Quantitative easing in caso di nuove criticità. Una decisione che cancella anche i piccoli spazi di manovra che il banchiere si era tenuto aperto dopo settembre, quando è previsto il pensionamento del Qe.

«MA NON SI È PARLATO DELL'ITALIA». L'ex direttore generale del Tesoro ha minimizzato: «È essenzialmente una scelta che guarda al passato. Quando abbiamo introdotto quella frase a inizio 2016 le condizioni erano molto diverse». Quindi ha ricordato che la decisione è stata presa all'unanimità e che all'interno del board non si è parlato di Italia.

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Ma basta vedere che cosa è successo nella settimana precedente al voto del 4 marzo per capire quanto sia centrale il programma di sostegno al debito: gli acquisti di titoli da parte dell'eurosistema sono aumentati in quel lasso di tempo di oltre 2 miliardi pur di garantire la stabilità finanziaria del Vecchio Continente.

IN ARRIVO PURE LA STRETTA SUGLI NPL. La decisione della Bce darà fiducia a chi – soprattutto sull'asse franco-tedesco – chiede di inserire un tetto per le banche che comprano bond del proprio Paese d'appartenenza. Senza contare che sul versante della Vigilanza Bce – qui non c'entra Draghi – il governo italiano e il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani possono poco contro gli intenti bellicosi di Danièle Nouy, pronta questo mese a presentare la sua stretta sui Non performing loan (Npl, crediti deteriorati) che colpirà non poco gli istituti italiani.

Draghi ha suggerito al governo italiano di non cambiare la strada delle riforme e di smetterla di paventare un'uscita dall'euro

Come ultimo consiglio non richiesto, Draghi ha suggerito al governo italiano di non cambiare la strada delle riforme e di smetterla di paventare un'uscita dall'euro. Il falco e vice presidente Ue Valdis Dombrovskis, a domanda sulla richiesta di laissez-faire di Lega e cinque stelle sui conti pubblici, ha replicato: «L'Italia ha il secondo debito pubblico più alto nell'Unione dopo la Grecia ed è per questo importante che si resti sui binari di una politica di bilancio responsabile».

SFORZO STRUTTURALE PARI ALLO 0,3% DEL PIL. Per poi aggiungere che «la Commissione è stata molto chiara su quali sono le aspettative in termini di obiettivi di bilancio per l'Italia e cioè di uno sforzo strutturale quest'anno pari allo 0,3% del Pil». Questi gli spazi di manovra per il prossimo governo, altrimenti è stata già decisa la punizione: l'imposizione di una manovra bis.