Quanti sono i detenuti in carcere in Italia a fine 2018

31 Dicembre 2018 14.25
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Il numero dei carcerati in Italia è tornato nel 2018 a superare quota 60 mila, come non succedeva da cinque anni. Sono aumentati anche i suicidi e in alcune Regioni il sovraffollamento sta raggiungendo quote preoccupanti. Per far fronte all'emergenza costruendo nuovi istituti di pena, come vuole fare il governo, servirebbe un miliardo di euro. Questi sono i dati principali del dossier di fine anno sulle carceri dell'associazione Antigone, la principale realtà italiana impegnata nella difesa dei diritti dei detenuti.

SERVE UN MILIARDO PER LE NUOVE CARCERI

«Al 30 novembre, dopo 5 anni, i detenuti sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa 2.500 unità rispetto alla fine del 2017. Con una capienza complessiva del sistema penitenziario di circa 50.500 posti, attualmente ci sono circa 10.000 persone oltre la capienza regolamentare, per un tasso di affollamento del 118,6%. Il sovraffollamento è però molto disomogeneo nel paese. Al momento la regione più affollata è la Puglia, con un tasso del 161%, seguita dalla Lombardia con il 137%. Se poi si guarda ai singoli istituti, in molti (Taranto, Brescia, Como) è stata raggiunta o superata la soglia del 200%, numeri non molto diversi da quelli che si registravano ai tempi della condanna della Cedu». Il riferimento è alla sentenza Torreggiani del 2013.

IL 34% DEI DETENUTI DIETRO LE SBARRE PER DROGA

«L'indirizzo dell'attuale governo – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – sembra quello di costruire nuovi istituti di pena. Costruire un carcere di 250 posti costa tuttavia circa 25 milioni di euro. Ciò significa che ad oggi servirebbero circa 40 nuovi istituti di medie dimensioni per una spesa complessiva di 1 miliardo di euro, senza contare che il numero dei detenuti dal 2014 ad oggi ha registrato una costante crescita e nemmeno questa spesa dunque basterà. Servirebbe inoltre più personale, più risorse, e ci vorrebbe comunque molto tempo». «Quello che si potrebbe fare subito – sostiene Gonnella – è investire nelle misure alternative alla detenzione. Sono circa un terzo le persone recluse che potrebbero beneficiarne e finire di scontare la propria pena in una misura di comunità. Inoltre – conclude il presidente di Antigone – andrebbe riposta al centro della discussione pubblica la questione droghe. Circa il 34% dei detenuti è in carcere per aver violato le leggi in materia, un numero esorbitante per un fenomeno che andrebbe regolato e gestito diversamente».

IL GOVERNO CONTRARIO ALLE PENE ALTERNATIVE

Tuttavia, la via indicata da Gonnella è opposta a quella indicata nel contratto di governo da Lega e Movimento Cinque Stelle, che inoltre sono orientati a ridurre il numero di ore in cui ogni detenuto può uscire dalla sua cella, come avevamo spiegato in questo approfondimento. Il 2018, inoltre, è stato l'anno in cui è stata approvata la riforma del codice penitenziario al termine degli Stati generale dell'esecuzione penale. Il test approvato, tuttavia, disattende molte delle indicazioni pervenute dagli Stati generali, ricorda l'associazione Antigone, «in particolare proprio sulle misure alternative alla detenzione. Tuttavia su alcuni temi si sono fatti dei piccoli passi avanti, ad esempio con la creazione di un ordinamento penitenziario per i minorenni».

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CONTINUANO A CRESCERE I SUICIDI

Nell'ultimo anno i suicidi all'interno degli istituti di pena sono stati 63 (4 a Poggioreale, Napoli), il primo avvenuto il 14 gennaio nel carcere di Cagliari e l'ultimo il 22 dicembre in quello di Trento. Era dal 2011 che non se ne registravano così tanti. Ogni 900 detenuti presenti, durante l'anno, uno ha deciso di togliersi la vita, venti volte di più che nella vita libera. «Di fronte a questa lunghissima serie di tragedie – dice Patrizio Gonnella – abbiamo promosso una proposta di legge per prevenire i suicidi». La proposta si articola in tre punti: maggiore accesso alle telefonate, maggiore possibilità di passare momenti con i propri famigliari, inclusa l'opportunità di avere rapporti sessuali con le proprie compagne o con i propri compagni, una notevole diminuzione dell'utilizzo dell'isolamento. «Per prevenire i suicidi in carcere bisogna togliere la volontà di ammazzarsi e non limitarsi a privare i detenuti degli oggetti con cui farlo. Abbiamo inviato questa proposta ai parlamentari – conclude Gonnella – e a gennaio incontreremo alcuni di loro affinché arrivi presto in Parlamento» ha spiegato Gonnella.

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