Italia, la fuga del business

Redazione
11/10/2010

Di Pierluigi Mennitti Visto dall’ottica tedesca, il risultato è clamoroso: Berlino supera Monaco di Baviera come città preferita dagli imprenditori...

Di Pierluigi Mennitti

Visto dall’ottica tedesca, il risultato è clamoroso: Berlino supera Monaco di Baviera come città preferita dagli imprenditori per fare affari, aprire aziende e impiantare nuovi business.
Lo rivela l’11 ottobre il quotidiano finanziario Handesblatt, riportando il risultato della 21° edizione dello studio European City Monitor realizzato dalla società di consulenza immobiliare Cushman&Wakefield. Ben 500 manager sparsi in tutta Europa hanno risposto a domande su fattori economici che rendono le grandi città del continente appetibili per nuovi investimenti: qualità della forza lavoro, costi del personale, ambiente economico, accesso alle risorse, spazi di lavoro confortevoli e appropriati, connettività dei trasporti, sviluppo delle reti informatiche, qualità della vita.
E il risultato che salta più di tutti all’occhio è la cavalcata della capitale tedesca verso le zone alte della classifica.

Ai tempi del ponte aereo

Quest’anno Berlino ha lasciato il 9° posto proprio alla rivale bavarese (per altro promossa solo qualche mese fa dalla rivista Monocle a capitale mondiale per la qualità della vita) balzando d’un fiato al 7°, a coronamento di una lunga marcia iniziata proprio 20 anni fa, quando la caduta del Muro e la fine della divisione le restituirono un ruolo globale.
Nel 1990 occupava ancora il 15° posto: una scalata di otto posizioni in due decenni è un risultato di tutto rispetto. E soprattutto conferma altri dati, questa volta reali forniti daglle agenzie di statistica tedesche, che sottolineano il ritorno di Berlino nell’olimpo delle metropoli industriali.
Non è sempre stato così. L’attrazione economica della città si era interrotta con la sconfitta tedesca nella Seconda Guerra mondiale. Alle distruzioni belliche si aggiunse la particolare collocazione geopolitica: nel cuore della nuova guerra fredda, spezzata in due da una separazione prima militare e poi fisica, fronte avanzato del conflitto fra due superpotenze straniere, due sistemi economici, due ideologie.
Così, mentre a Est tutto veniva statalizzato e misurato sulle esigenze produttive dell’economia pianificata, a Ovest le grandi imprese facevano fagotto e trasferivano macchinari, sedi e personale fuori dall’isola divisa, nelle più tranquille città della Germania Ovest. Fare impresa a Berlino non era più possibile. Per un anno la metà occidentale venne addirittura bloccata dalle truppe di Stalin: non arrivava più nulla, né viveri, né medicinali, né carbone per riscaldamento.
Ci dovettero pensare gli americani e gli inglesi, allestendo il leggendario ponte aereo che per oltre un anno rifornì Berlino ovest e fece fallire il blocco dei sovietici. Ci vollero poi altri anni ancora, prima che una serie di accordi internazionali permettesse a uomini e merci di muoversi con minore impaccio da Berlino ovest alla Germania ovest, utilizzando tre corridioi di transito.
Nel frattempo, la Repubblica federale aveva già conosciuto il miracolo economico tornando a essere una delle economie più floride del mondo. Era accaduto a Ovest. A Berlino rimasero gli aiuti di Bonn. Una città assistita, ricca di artisti ma povera di imprenditori.

Milano solo all’11° posto

Dal 1989 è cominciata la rincorsa ai fasti di un tempo. E l’Handelsblatt, che al ritorno della Berlino industriale ha dedicato nei mesi passati molti servizi, evidenzia due punti di eccellenza emersi dallo studio della Cushman&Wakefield: l’ampia disponibilità di uffici moderni e spazi per impiantare le proprie aziende e gli sforzi compiuti per migliorare l’efficienza complessiva della città.
Lo studio offre molti altri spunti interessanti, in parte rilevati dal quotidiano finanziario. Ai primi due posti restano saldamente Londra e Parigi ma la Germania detiene il record per quel che riguarda la top-ten: Francoforte si piazza al 3° posto, Monaco al 9° e Düsseldorf al 10°. Se si aggiunge il 15° posto di Amburgo, si può osservare come il Paese abbia infilato nella parte alta della classifica tutte le sue principali città. Precedono Berlino, Bruxelles, Barcellona e Amsterdam, la segue Madrid.
E l’Italia? L’Handelsblatt non la cita, anche se l’11° posto di Milano meriterebbe un cenno. Certo, in calo di due posizioni rispetto a un anno fa, quando faceva ancora parte delle migliori 10, ma sempre meglio di Roma, che di posti ne ha perduti sei, passando dal 22° al 28°.
Una valutazione che è la spia di una certa difficoltà del nostro Paese.

L’Est Europa è il nuovo Eldorado

Lo studio (che per chi non volesse passare dalla mediazione dell’Handelsblatt è disponibile su Internet, sia nella versione interattiva sia con il documento completo in pdf) fornisce anche altre curiosità.
Vienna è la capitale che ha compiuto in un anno il balzo in avanti più grande (sei posizioni), Varsavia resta la città con la forza lavoro più a buon mercato; Oslo, all’opposto, con quella più cara, Atene sconta la crisi greca e precipita oltre Bucarest in fondo a una classifica che conosce l’ingresso di due nuove realtà: Edimburgo e Bratislava.
L’Europa dell’Est è l’area che attira i maggiori interessi degli imprenditori, Barcellona scavalca tutti per la qualità della vita. Per quest’ultimo criterio, Mosca occupa l’ultimo posto ma ha di che consolarsi: per la maggioranza degli intervistati è la capitale che nel prossimo quinquennio avrà le maggiori potenzialità di crescita. Basterà saperle sfuttare.