Italia e Malta contro l’asse franco-tedesco sui migranti

Il nodo è il concetto di porto sicuro più vicino. Le posizioni sono distanti. Nelle prossime settimane nuovi contatti tra Roma, La Valletta, Parigi e Berlino.

18 Luglio 2019 20.14
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A parole sono tutti d’accordo: serve più solidarietà e più responsabilità da parte degli Stati di fronte a una questione che non può essere affrontata con scelte singole. Ma nei fatti l’Europa resta divisa sui migranti, incapace di trovare una soluzione che metta al primo posto l’unica cosa che davvero conta: evitare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo; fare in modo che chi scappa dalla Libia fuggendo da guerre e fame possa raggiungere l’Europa in modo sicuro e legale. Dal vertice informale dei ministri dell’Interno dei 28 Paesi dell’Ue riuniti ad Helsinki arriva dunque l’ennesimo nulla di fatto, con un’unica nota positiva: la consapevolezza che, come dice lo stesso commissario uscente alle migrazioni Dimitri Avramopoulos, «non possiamo continuare così in futuro, affrontando la situazione caso per caso nel Mediterraneo».

LA PROPOSTA DI PARIGI E BERLINO

Al di là di questo, però, le posizioni restano lontane. Divisioni che sono emerse già nella cena ufficiale del 17 luglio quando l’asse Parigi-Berlino ha provato a mettere sul tavolo un documento con una serie di proposte tra cui quella che ha dato il via allo scontro con Matteo Salvini e con il ministro maltese Michael Farrugia: i migranti salvati nel Mediterraneo devono sbarcare nel porto sicuro più vicino. Vale a dire Italia e Malta. Solo dopo lo sbarco e l’identificazione si procederebbe a una redistribuzione. Ma solo di coloro che hanno diritto all’asilo, mentre tutti gli altri migranti resterebbero nei centri in attesa di essere rimpatriati. Una proposta che Salvini ha respinto al mittente giudicandola «inammissibile»: «Non firmerò mai un documento in cui c’è scritto che il porto di sbarco deve essere quello più vicino». Il perché è chiaro: il rischio, dicono dal Viminale, è non solo di quello di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi ma anche di dover gestire anche tutti gli altri migranti ai quali verrà respinta la domanda d’asilo.

LA REPLICA DI ROMA E LA VALLETTA

La controproposta italo-maltese – «è la prima volta che c’è una proposta mediterranea che ha raccolto il consenso anche di altri Paesi» ha detto Salvini – punta invece su hotspot in tutti i Paesi, redistribuzione obbligatoria dei migranti, rimpatri gestiti a livello europeo o ripartiti tra i 28, più espulsioni attraverso la creazione di una lista di ‘Paesi sicuri’ in modo che chi proviene da quei Paesi sarebbe rimpatriato automaticamente, un’ulteriore stretta sulle Ong. «Le priorità sono le espulsioni e la protezione delle frontiere esterne», ha ribadito Salvini che proprio su quest’aspetto ha concordato con Slovenia e Croazia di dar vita a una cooperazione che consenta un maggior controllo della rotta balcanica. Le proposte italiane sono finite in un documento che chiede una «complessiva revisione» delle politiche migratorie, a partire proprio dalle regole sul salvataggio in mare.

I tecnici di Italia, Germania, Francia e Malta si vedranno nelle prossime settimane, in vista di un vertice a quattro convocato a settembre

«Fatta salva la necessità di proteggere la vita umana e fornire assistenza a qualsiasi persona in difficoltà», si legge, vanno riviste le regole Sar perché «è ormai dimostrato che i trafficanti sfruttano le regole della Sar per facilitare la loro attività criminale». Posizioni inconciliabili, almeno per il momento, come ha sottolineato Christophe Castaner ammettendo che «l’accordo non c’è». «Salvini», ha detto il ministro dell’Interno francese, «difende le sue posizioni politiche, che sono legittime. Ma anche le mie posizioni sono altrettanto legittime e sono differenti. L’iniziativa franco-tedesca è anche un’iniziativa di solidarietà per l’Italia e per Malta». Per tentare di uscire dall’impasse, i tecnici di Italia, Germania, Francia e Malta si vedranno nelle prossime settimane, in vista di un mini vertice a quattro convocato a settembre a La Valletta. Che però dovrà partire da quel che ha ribadito Avramopoulos: «Dobbiamo convincerci a pensare e agire in una modalità europea. Se si segue solo l’interesse nazionale ci saranno sempre grossi problemi».

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