Giorgio Triani

Gli italiani sono sempre più spaventati, sfiduciati e soli

Gli italiani sono sempre più spaventati, sfiduciati e soli

06 Aprile 2019 07.00
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Isterici, ipocriti e ipocondriaci. Questo, riassunto nelle 3I acronimo che piace tanto alla cultura anglossassone – era lo “stato sentimentale” degli europei alla fine del secolo scorso. In questi anni la fotografia è rimasta pressoché uguale. Se guardiamo infatti al Regno Unito e alle sue attualissime vicende siamo più che mai in piena crisi di nervi. Ma la domanda che ci si può porre, come peraltro fa un autorevole commentatore del Guardian, è: «Perché non siamo mai stati così bene e vediamo tutto in una luce estremamente negativa?».

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Dalla Svezia alla Germania, da Parigi sin giù al nostro meridione, a fare notizia, a prevalere largamente, nei commenti dei media così come nel sentire dell’opinione pubblica, è il bicchiere mezzo vuoto anziché mezzo pieno. Sospetto, dietrologia e diffidenza preventiva sono infatti, da qualche anno, costitutivi del sentimento collettivo.

LA SCOMPARSA DELL'INTELLETTUALE COLLETTIVO

Credo che la responsabilità principale di questa situazione sia nell’ordine: della nostra mediocrissima classe dirigente; della scomparsa degli intellettuali dal pubblico confronto e dal dibattito ovvero dell’”intellettuale collettivo”; del sistema massmediale nel suo complesso. Che soprattutto in televisione, che continua a essere il medium prevalente per la grande platea, offre il peggio di quel che il Paese può offrire. Avendo da tempo rinunciato a qualsiasi funzione formativa, educativa. Dalla vituperata tivù pedagogica delle origini (noiosa, pedante e per bene) siamo precipitati nella tivù cattivista d’oggi: livida, rancorosa, eccitata, insultante.

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BENVENUTI NELL'ITALIA DELLE 3S

Ma questo è un altro discorso. Ora ritornando alla triade isterici-ipondriaci-ipocriti come sentimento sociale dominante vorrei segnalare che non solo persiste, ma che è peggiorato. Nel senso che alle 3I si sono aggiunte le 3S. Ovvero spaventati- sfiduciati-soli. Una condizione questa che complessivamente, molto più del sondaggismo di giornata, ci restituisce nitida la fotografia di un Paese che arranca, ripiegato su se stesso, pessimista, che ha paura di tutto e di niente, ma soprattutto di non farcela, di non essere all’altezza. A parole aperto e disponibile, nei fatti chiuso e ottuso. Ipocrita, appunto. Incapace di autocritica e assunzione di responsabilità individuale. La colpa è sempre degli altri.

IL GOVERNO GIALLOVERDE ASSECONDA

L'INADEGUATEZZA

Il governo gialloverde è, sotto questo aspetto, di assoluta esemplarità. Ma non nella mitigazione o sforzo di ridurre il peso di questa grande inadeguatezza che è della maggioranza degli italiani, ma al contrario nell’assecondarla, nel blandirla. In definitiva nell’alimentarla ancor più. In questo senso la definizione di "ministro della paura” non è solo uno slogan anti-Salvini, bensì una realtà comprovata dall’ultimo atto parlamentare sul diritto alla difesa individuale (armata). Ma anche la richiesta di castrazione chimica per chi commette reati di violenza sessuale consegue dall’idea intrinsecamente pessimista e punitiva del nostro prossimo. Minacciare pene esemplari e promettere ai rei che «marciranno in galera» è un modo bipartisan caratterizzante sia Lega sia M5s.

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Che l'Italia sia un «Paese spaventato e incattivito» è stato certificato dall’annuale indagine sociale del Censis. Ma, ricordato che questa condizione è figlia maggiore del disagio materiale ed economico, segnaleremo che, se siamo oramai campioni europei di bassa crescita economica, siamo anche i più sfiduciati d’Europa. Dato questo molto poco considerato sia dalla classe politica che dai media. Se non come esclusivo indicatore della crisi dei consumi. Inspiegabilmente direi, visto che la fiducia è una delle principali componenti del capitale sociale di una comunità. E che la sfiducia è forse lo stato d’animo più penalizzante per chi non ha, ma anche ha, un lavoro, una famiglia, delle responsabilità, una casa, dei risparmi.

PIÙ SODDISFATTI GLI STRANIERI DEGLI ITALIANI

Un eurobarometro d’inizio secolo già ci collocava come uno dei Paesi più sfiduciati d’Europa. Una ricerca Istat e del ministero delle Pari Opportunità del 2014 stimava che il 27,8% degli stranieri e il 21% degli italiani consideravano le persone «degne di fiducia». La maggioranza dei cittadini stranieri risultava infatti più soddisfatta per la vita nel suo complesso rispetto agli italiani. Il 60,8% indicava punteggi di soddisfazione compresi tra 8 e 10 contro il 37,2% degli italiani. L’anno scorso una ricerca condotta per l’Osservatorio di Sara Assicurazioni ha rilevato che la maggior parte degli italiani (62%) è indifferente o addirittura ostile nei confronti dei vicini di casa e la soglia di sopportazione sembra abbassarsi sempre di più.

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LA SOLITUDINE È LA NUOVA PIAGA SOCIALE

Eppure di buon vicinato ci sarebbe un grande bisogno. Considerato anche che, non solo metaforicamente, fa molto bene al cuore. Un recente studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health sostiene che relazioni positive con i vicini riducono notevolmente (anche del 67%) il rischio di crisi cardiache. Il vecchio adagio "italiani brava gente” però non appartiene più al dna sociale del Paese. Perlomeno alla sua maggioranza. Ma in questa ritirata degli italiani gioca anche l’emergere prepotente di un sentimento che risulta da una condizione molto diffusa di solitudine. Siamo infatti sempre più soli. A ogni latitudine. Per condizione demografica e anagrafica. In tutt’Europa, ma anche negli Usa e in tutte le aree economicamente più sviluppate crescono i single e le famiglie monocomponente, o senza figli o uno solo. Il risultato è ovviamente il venire meno di legami e dunque di solidarietà familiari nei momenti di bisogno economico, mentre aumentano il desiderio di affetto, di comprensione, di voglia di confidarsi e di condividere un dolore o una gioia.

La solitudine è ormai un’epidemia, una piaga sociale. Un recente rapporto di Eurostat stima una media del 6% della popolazione europea che «non ha nessuno a cui chiedere aiuto». Ci sono però Paesi dove questo dato è più che doppio. Come Italia e Lussemburgo, ma i nostri concittadini soli sono leggermente di più: ben oltre 6 milioni. In altre parole gli italiani sono gli europei che si sentono più soli e che hanno meno persone sulle quali contare. Il drammna ulteriore però è che noi (con in testa governo e amministratori) non solo non prendiamo atto di quanto ci siamo ridotti male, ma nemmeno proviamo ad affrontare seriamente il problema. Il Inghilterra per esempio è stato istituito da Theresa May un ministero della Solitudine. Da noi invece con la sola eccezione delle associazioni caritatevoli si preferisce stendere un velo di pietoso silenzio sulla crescente solitudine di un Paese dove – rapporto Istat 2017- il 13% degli italiani non sa chiedere aiuto, il 12% non ha con chi parlare di questioni personali, il 31,6% delle famiglie è composto di una sola persona e 8,5 milioni vivono soli.

SEMPRE PIÙ ISOLATI IN UN MONDO DI AMICI VIRTUALI

Viene in mente Giorgio Gaber: «Da soli si sta bene in due si è un esercito» cantava in La solitudine. Perché il sarcasmo e l’ironia del tempo in cui andavano di gran moda le comuni e tutto era collettivo si sono trasformati in drammatica realtà. Che per un grande numero di persone, in un’epoca che si dice dominata dai social media e affollatissima di “amici”, è costretta e dolorosamente subita.

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