Perché sulla web tax il governo rischia un buco di 150 milioni di euro

Perché sulla web tax il governo rischia un buco di 150 milioni di euro

Lo stallo del mancato accordo in Europa frena anche il governo. Ma la Finanziaria prevedeva incassi già da quest'anno e entrate pari a più di mezzo miliardo a partire dal 2020. 

11 Maggio 2019 15.12

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La web tax non decolla, nemmeno in versione gialloverde. Il decreto attuativo che doveva arrivare entro il 30 aprile non ha visto ancora la luce, rallentato anche dal mancato accordo Ue sulla tassazione dei giganti del web.

La nuova tassa, dopo il restyling della manovra della norma già introdotta per il 2018 e mai attuata, prevede un'aliquota del 3% per le aziende con oltre 750 milioni di ricavi di cui almeno 5,5 milioni da servizi digitali in Italia. Se non sarà operativa si rischia subito un 'mini-buco' da 150 milioni, che sale a oltre mezzo miliardo l'anno a regime. La norma scritta a fine anno in manovra per funzionare ha bisogno di un decreto del ministero dell'Economia di concerto con il Mise, sentendo prima il Garante per la privacy e l'Agid. Il termine per emanare questo atto era fissato appunto in 4 mesi dall'entrata in vigore della legge di Bilancio ma le indicazioni contenute nel decreto, che renderebbero pienamente operativa la web tax, si applicherebbero poi dal "sessantesimo giorno" dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La norma della manovra prevede anche una relazione annuale del Mef sui risultati e un capitolo ad hoc da inserire nella nota di aggiornamento al Def che il governo predispone per fine settembre. Lo slittamento del provvedimento rallenta quindi ulteriormente l'applicazione della misura, dalla quale erano attesi incassi per 150 milioni quest'anno e 600 milioni l'anno a partire dal 2020. A inizio aprile il direttore del dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella, aveva spiegato che era in corso «una riflessione tecnica» per cercare «di tenere conto delle implicazioni del fallimento dell'accordo europeo all'Ecofin» di marzo per procedere con una web tax europea, rimandando all'Ocse il compito di lavorare alla tassazione delle imprese digitali, lavoro che si dovrebbe concludere nel 2020.

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