Italicum, la legge elettorale alla prova della Consulta

Italicum, la legge elettorale alla prova della Consulta

23 Gennaio 2017 19.16
Like me!

Una legge proporzionale a turno unico, probabilmente corredata da un premio di maggioranza assegnato al partito in grado di raccogliere il 40% dei voti. Potrebbero essere queste le caratteristiche della legge destinata a regolare le prossime elezioni politiche italiane, dopo il vaglio della Corte costituzionale chiamata ad esprimersi sulla legittimità dell'Italicum. L'udienza pubblica è cominciata martedì 24 gennaio, ma la sentenza arriverà soltanto mercoledì 25, come comunicato ufficialmente dal segretario generale della Corte, Carlo Visconti.

I ricorsi sono stati promossi da un pool di avvocati: tra loro Felice Besostri, che fu già al centro dell'azione contro il Porcellum, poi dichiarato incostituzionale. Tredici i giudici presenti nell'aula della Consulta: relatore è Nicolò Zanon, che illustrerà la causa. Poi parleranno gli avvocati anti-Italicum e a seguire l'avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri, che difenderà l'Italicum per conto della Presidenza del Consiglio. La decisione sarà presa dopo la camera di consiglio a porte chiuse dei giudici.

VERDETTO IN SERATA, AL MASSIMO MERCOLEDÌ. I tempi non si profilano brevi, anche se il presidente della Corte, Grossi, chiederà di contenerli per consentire ai giudici di chiudersi in camera di consiglio e uscire con un verdetto in serata. Altrimenti, si attenderà mercoledì. Le previsioni più accreditate danno l'abbattimento del ballottaggio per quasi certo: mantenerlo in un sistema a bicameralismo perfetto produrrebbe un'asimmetria. Il Senato, per il quale è in piedi il Consultellum, cioè la legge 'prodotta' dalla sentenza della Corte sul Porcellum nel 2014, non prevede secondo turno. Se lo si mantenesse per Montecitorio, si potrebbe determinare la situazione per cui il Senato è dichiarato eletto e per la Camera si deve svolgere il ballottaggio; e qui vanno tenuti presenti gli effetti di condizionamento dell'elettorato.

Tra le ipotesi in campo, anche quella che nelle motivazioni della sentenza – attese più in là – i giudici suggeriscano una strada al legislatore nel caso voglia mantenere il ballottaggio: non limitarlo ai due partiti che hanno ottenuto più voti, ma aprirlo alle liste che superino una certa soglia.

IL PREMIO DOVREBBE RIMANERE. Meno probabile appare la cancellazione del premio di maggioranza. La sentenza sul Porcellum lo bocciò perché quella legge lo attribuiva al partito vincente indipendentemente dai voti presi. L'Italicum invece fissa una soglia del 40%: sotto il premio non scatta. Inoltre, a detta di diversi giuristi, il premio per l'elezione di una Camera ha effetti di stabilizzazione sull'altra, aiutando le intese tra partiti. Sui capilista bloccati, la sentenza sul Porcellum, che per la Corte sarà una bussola, non vietava tout court le liste bloccate "corte" consentendole in caso di collegi con pochi candidati.

I partiti divisi

Nel frattempo, in parlamento i nervi restano tesi. Ogni partito in cuor suo auspica una ben precisa sentenza, con Beppe Grillo e Matteo Salvini che alzano la voce chiedendo un risultato che porti a immediate urne. Richiesta che fa inalberare quanti non vogliono correre a elezioni anticipate, a partire da Fi e dalla minoranza del Pd. A far saltare sulla sedia Grillo e Salvini ci ha pensato Il Corriere della Sera che ha ipotizzato una sentenza della Consulta non auto-applicativa, cosa che contraddirebbe due precedenti sentenze. Il leader della Lega teme in particolare «inciuci» tra la Consulta e il vecchio sistema «legato alle poltrone». «Mi aspetto una decisione sull'Italicum», ha tuonato il segretario del Carroccio, «qualunque essa sia. Sarebbe inaccettabile una sentenza all'italiana, che decide ma non decide. Credo che sia indispensabile andare subito al voto». E anche Grillo invoca le urne: «Se escludiamo l'ipotesi che la Corte rigetti i ricorsi perché inammissibili avremo una nuova legge elettorale pronta per l'uso».

AL VOTO SUBITO SOLO SE VIENE BOCCIATO IN TOTO. Contro di loro tutta Forza Italia (Renato Brunetta, Renato Schifani, Deborah Bergamini, ecc) secondo cui spetta al parlamento metter comunque mano alla legge elettorale. In realtà la situazione è più complessa, perché non è detto che la legge che uscirà dalla Corte risponderà al requisito indicato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, unico ad avere il potere di sciogliere le Camere: che il sistema sia omogeneo per i due rami del Parlamento. Solo se la Corte dovesse bocciare in toto l'Italicum avremmo una legge omogenea per Camera e Senato: infatti in campo rimarrebbe il Consultellum, un proporzionale puro per entrambe le Camere. Un sistema che piace a Fi, e che favorirebbe dopo il voto una Grande Coalizione Pd-Fi o più probabilmente – stando agli attuali sondaggi – quella M5s-Lega-Fdi. Scenari che nessun partito, tranne Fi, intende dichiarare prima del voto e che anzi ha oggi fatto infuriare Beppe Grillo, che lo ha negato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *