Per gli amici di Ivan Graziani è un viaggio nel tempo denso di poesia

Michele Monina
04/02/2024

A 27 anni dalla morte, la voce del cantautore abruzzese torna nell'album di inediti curato dal figlio Filippo. Otto piccole canzoni, magari approssimative, testimonianza del talento di un artista non ricordato come meriterebbe.Forse per quell'etichetta di destra della quale non si liberò mai.

Per gli amici di Ivan Graziani è un viaggio nel tempo denso di poesia

Ivan Graziani è tornato. Detta così sembra che la sindrome di Francesca Michielin ci abbia posseduti tutti. O che qui si sia voluto giocare su quell’ambiguità lì, quel dico e non dico atto a creare clamore. Nei fatti è da poco uscito un album di inediti di Ivan Graziani, Per gli amici. Il fatto che lui, cantautore abruzzese presto emigrato nell’Urbinate, nelle Marche, sia morto il primo gennaio 1997, ormai 27 anni fa, è stato superato grazie a un lavoro, prima negli archivi e poi in studio, da parte del figlio Filippo, a sua volta cantautore, cantante e chitarrista di valore. Lasciando da parte Michielin e la sua ormai arcinota gaffe, facile scorciatoia per trovare un incipit a effetto, resta l’anomalia di un album uscito dopo un lasso di tempo così ampio dalla morte dell’artista teramano, uno dei talenti più originali del nostro cantautorato, non sempre ricordato quanto avrebbe meritato.

Marta e le altre: Graziani e l’arte del ritratto in musica

Classe 1945, Graziani arrivò a Urbino per studiare arte, per poi trasferirsi nel Montefeltro. Nel 1972 esordì come cantautore, incontrando inizialmente maggiore successo come session man. La sua chitarra, tanto importante nel suo repertorio quanto la voce così acuta, spesso con ricorsi al falsetto, è ascoltabile in lavori di altri maestri del nostro cantautorato, dal Francesco De Gregori di Buffalo Bill, all’Antonello Venditti di Ullàllà, passando per il Lucio Battisti de La batteria, il contrabbasso, eccetera e la Premiata Forneria Marconi di King Chocolate. Una indubbia attitudine verso il rock’n’roll, unita a una altrettanto indubbia capacità di riportare nella musica gli studi fatti nel mondo dell’arte sui ritratti, con una vena narrativa a arricchire il tutto, hanno fatto del suo songwriting un unicum nella nostra discografia. Discografia esplosa con la pubblicazione dell’album I lupi, nel 1977, per la Numero Uno di Battisti, grazi al traino del singolo Lugano Addio. Il cui titolo si rifà alla ballata rossonera Addio Lugano Bella. Protagonista è «Marta, i grandi seni e i capelli fermi come il lago», la prima di una lunga serie di protagoniste che nel corso degli anni sono uscite, letteralmente, dalle sue canzoni per prendere vita nel nostro immaginario.

Il primo cantautore rock nella storia della musica italiana

Il successo, più di critica che di vendite, si consolidò l’anno successivo, con l’uscita di Pigro, album che oltre alla title track, destinata in seguito a dare il nome al concorso canoro a lui dedicato, in quel di Teramo, ma soprattutto con Monna Lisa e Paolina. Da quel momento Ivan cominciò ad attraversare il Paese con tour nei quali riproponeva il suo repertorio, in bilico tra pezzi più tirati e ballate, il folk di matrice anglosassone a fare da variabile, come in Fuoco sulla collina, singolo contenuto nel successivo Agnese dolce Agnese, altra donna e altra hit, non a caso copiata poi da Phil Collins per la sua Groovy Kind of love. Decisamente più rock, anche nel contenuto, Taglia la testa al gallo. Queste erano le diverse anime di Ivan Graziani, ufficialmente il primo cantautore rock della nostra storia musicale, come ben ha raccontato il critico musicale Paolo Talanca nel suo libro Ivan Graziani: il primo cantautore rock, edito dai tipi di Crac Edizioni.

Per anni Graziani è stato etichettato artista di destra per la critica all’intellighenzia da salotto

Un successo ondivago, il suo, con una ballad come Firenze (Canzone triste), a oggi il suo maggior successo commerciale, che precedette i passaggi sanremesi non fortunatissimi di Franca ti amo, nel 1985, e Maledette malelingue, nove anni dopo, brano fortemente autobiografico con all’interno collaborazioni importanti come quella con Goran Kuzminak e Ron: loro la Canzone senza inganni contenuta nel Q-Disc, tipicità dei primi Anni 80. Si diceva delle malelingue cantate all’Ariston nel 1994, il Festival che vide l’esplosione di una giovanissima Giorgia e la vittoria della meteora Aleandro Baldi. Per anni, anche dopo la sua scomparsa, Graziani è stato etichettato come un artista di destra. Questo per un suo disallineamento con una certa borghesia salottiera molto vicina al vecchio Pci, condizione sbertucciata nel brano Pigro, da molti letto proprio come un attacco diretto all’immagine dell’intellettuale di sinistra, fatto che, unito all’aver pubblicato per la Numero Uno dell’altro cantautore indicato come di destra, Battisti (quello dei «boschi di braccia tese»), in qualche modo lo portò ai bordi dello show business.

Per gli amici è un piccolo gioiello denso di poesia

Essere disallineato in una Italia monocolore, almeno culturalmente, le Feste dell’Unità come unico palco plausibile così come il Club Tenco, fece di Ivan Graziani quasi un paria, tenuto lontano in vita e dimenticato da morto. Fortunatamente chi non lo ha scordato, e mai avrebbe potuto farlo, è Filippo, suo figlio, che si è messo a scartabellare negli archivi paterni, raccogliendo materiali, studiandoli, sistemandoli, laddove necessario finendo quel che era rimasto incompiuto. Otto brani (solo in apparenza nove, perché I marinai regalata da Filippo e dalla vedova Graziani a Colapesce e Dimartino, operazione nostalgia che vede la voce del cantautore abruzzese duettare del tutto fantascientificamente con il duo siciliano, altro non è che La canzone dei marinai contenuta in Per gli amici). Otto canzoni, otto miniature, neanche mezz’ora di musica, un suono vintage volutamente lasciato lì, in bella vista, come un bravo restauratore dovrebbe sempre saper fare. Un piccolo gioiello di scrittura, storie che ancora una volta affondano i piedi nella terra, senza scarpe, l’ironia e la malinconia che si fondono in uno sguardo capace di cogliere la vita anche laddove, in teoria, non dovrebbe essercene. Canzoni piccole, forse, approssimative, ma comunque dense di poesia, pensiamo a L’italianina o a Una donna, ma anche a Ti sorprenderò o La rabbia (dove, come in tv, si sente anche la voce dello stesso Filippo Graziani, intervenuto laddove la voce del padre non bastava) che ci riportano quasi violentemente verso un passato passato. Penso al giro di chitarra preso da Monna Lisa su cui Ivan canticchia il po-po-p-po tipico di Lugano addio, sul finire del brano eponimo di questa raccolta, vero colpo al cuore.

I dubbi di riportare alla vita inediti non pubblicati da un artista 

Resta il dubbio che a volte le canzoni non pubblicate in vita dagli artisti non lo siano state perché l’artista stesso non voleva farle uscire, il che rende questo tipo di operazioni simili a un accanimento terapeutico nei confronti di chi ha espresso la volontà di non essere rianimato e che una volta intubato è costretto a vivere come un vegetale. Il destino ha sempre un forte impatto sulle vite degli artisti, ne condiziona la scrittura, le uscite, anche i riscontri. Forzare la mano intervenendo a monte, andando a mettere pezze laddove  pezze non c’erano –  oggi c’è chi lo fa anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie come l’Ia, pensiamo a Now and then dei Beatles – potrebbe suonare come un tradimento. Dubbi. Dubbi che da amante della musica, ingenerosamente o egoisticamente, caccio subito in un angolo. Anche se forse, un qualche fondamento di fronte a queste otto piccole canzoni rimane.