Ivan l’ultrà chiede scusa all’Italia

Redazione
14/10/2010

«Non volevamo creare tutto questo casino. Noi siamo tifosi, non politici. Non abbiamo nulla a che vedere con le Tigri...

Ivan l’ultrà chiede scusa all’Italia

«Non volevamo creare tutto questo casino. Noi siamo tifosi, non politici. Non abbiamo nulla a che vedere con le Tigri di Arkan, il nostro cuore è la Stella Rossa». Ivan Bogdanov, il capo degli ultrà serbi arrestati il 13 ottobre in seguito agli scontri della partita Italia-Serbia, ha fornito una nuova versione per giustificare, goffamente, l’escalation di violenza della notte di martedì.
Il 29enne, con precedenti penali e già noto alle forze dell’ordine per rissa e detenzione di stupefacenti, ha inoltre rivolto le proprie scuse all’Italia,  «un paese bellissimo e che ci piace». Ha aggiunto quindi che non era nelle intenzioni degli ultrà creare un incidente diplomatico.
Le parole contraddicono tuttavia quanto affermato precedentemente da altri tifosi, che avevano esaltato la valenza politica delle proteste, mirate a contestare l’ingresso della Serbia nell’Unione europea e contro il Kosovo. Bogdanovic ha però precisato che di alcune cose parlerà unicamente con i giudici.
A partire dal 15 ottobre, come disposto dal sostituto procuratore di Genova Cristina Camaiori, i serbi compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari (gip) per l’udienza di convalida in carcere. La decisione di non processarli per direttissima è stata presa per consentire di approfondire le indagini sugli episodi di violenza e delineare le posizioni individuali.
Il pubblico ministero ha ipotizzato reati che vanno dal danneggiamento aggravato alla violazione delle norme di ordine pubblico; Bogdanov, indicato come capo dei facinorosi, è accusato di danneggiamento aggravato, porto abusivo di oggetti atti a offendere e violazione delle norme di ordine pubblico in concorso con persone ancora da identificare.
L’emittente televisiva serba B92 ha inoltre rivelato che 19 tifosi serbi sono stati fermati dalla polizia di frontiera al rientro da Genova. L’ordine di eseguire controlli scrupolosi è arrivato direttamente dal Consiglio per la sicurezza nazionale, riunitosi a Belgrado sotto la presidenza del capo dello Stato, Boris Tadic.
Sul fronte sportivo, infine, è attesa per il 28 ottobre la decisione della Uefa sulle possibili sanzioni da comminare all’Italia per gli incidenti di martedì 12; tra le misure al vaglio la diffida, la multa, la chiusura dello stadio e la squalifica dalle competizioni in corso o future.