Izetbegovic a un passo dalla vittoria

Redazione
04/10/2010

Il moderato Bakir Izetbegovic, considerato l’uomo del dialogo, è a sorpresa in testa per la carica di presidente mulsulmano, che...

Izetbegovic a un passo dalla vittoria

Il moderato Bakir Izetbegovic, considerato l’uomo del dialogo, è a sorpresa in testa per la carica di presidente mulsulmano, che governerà insieme ai colleghi serbo e croato la Repubblica della Bosnia-Erzegovina.
Dopo lo spoglio dell’ormai 80% delle schede, Izetbegovic, figlio del leader carismatico dei musulmani durante la guerra Alija Izetbegovic, ha inaspettatamente raccolto il 34,65% dei consensi delle elezioni bosniache del 3 ottobre 2010, superando il magnate dell’editoria Fahrudin Radoncicn (30%) e, con un netto distacco, il presidente musulmano uscente Haris Silajdzic (25%), dato per grande favorito alla vigilia del voto.
Al mattino del 4 ottobre 2010, le schede scrutinate assegnavano la vittoria degli altri due membri della presidenza tripartita, il complesso sistema che regola il governo dello Stato federale dopo gli accordi di Dayton, ai candidati uscenti: il serbo Nebojsa Radmanovic e il croato Zeljko Komsic.

Il figlio del combattente Alja

Classe 1956, il candidato del Partito d’azione democratica (Sda) Bakir Izetbegovic, che secondo le prime ancipazioni ufficiali siederà sulla poltrona della presidenza della Repubblica bosniaca insieme agli altri favoriti  Radmanovic e Komsic, è figlio di Alja, il leader nazionalista musulmano durante la guerra considerato il grande padre dell’indipendenza della Bosnia.
Presidente della Repubblica della Bosnia Erzegovnia al momento della firma, nel 1995, degli accordi di Dayton, Izetbegovic padre è stato anche il fondatore del Partito d’azione democratica. Suo figlio è considerato l’uomo giusto per il dialogo, colui che più di tutti incarna le speranze per una delicata ricucitura dei rapporti con i croati e i serbi di Bosnia.

La svolta verso il dialogo

A differenza del suo predecessore Silajdzic, intransigente con i serbi, Izetbegovic è infatti noto per la sua propensione a mediare e smussare gli angoli: il suo successo è interpretato a caldo come il segnale di una volontà popolare di pacificazione, a 15 anni dal sanguinoso conflitto che dal 1992 al 1995 ha dilaniato il Paese.
«Penso che ci stiamo avvicinando a una soluzione positiva per la stabilità della regione», ha commentato il vincitore, «il che significa un futuro migliore per la popolazione fatto di pace e migliori condizioni economiche».
Un buon segnale, quindi, se il primo risultato del voto verrà confermato. Un possibile avvicinamento fra le comunità musulmana e serba, che potrebbe iniziare a sbloccare l’impasse politica che frena il cammino della Bosnia verso l’ingresso nell’Unione europea.