Chi è Jan Palach, l'eroe europeo celebrato a Praga

Chi è Jan Palach, l’eroe europeo celebrato a Praga

16 Gennaio 2019 17.20
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Dovrebbe essere ricordato come un eroe di tutta Europa e non solo della Repubblica Ceca. Jan Palach aveva appena 21 anni quando si cosparse di benzina e si diede fuoco in cima alla piazza di San Venceslao, a Praga, per protestare contro l'occupazione sovietica di quella che all'epoca era ancora la Cecoslavacchia. Oggi sono passati 50 anni da quel gesto e, fra quanti lo commemorano nella capitale ceca, c'è chi ripropone la forza di quel messaggio, per motivare una società ormai abituata alla democrazia a non trascurarla. È sbagliato dare per scontate le conquiste del popolo ceco. Palach voleva smuovere gli animi contro l'indifferenza nei confronti della nuova sottomissione delle autorità politiche al diktat di Mosca.

Vent'anni dopo, nel 1989, migliaia di persone, nel ricordare lo studente di Lettere morto tre giorni dopo essersi lasciato avvolgere dalle fiamme, si radunarono di nuovo nella stessa piazza: il momento commemorativo fu però attraversato da un moto di protesta contro il regime comunista. La mobilitazione fu brutalmente soppressa, ma accese la scintilla che condusse alla Rivoluzione di velluto e alla caduta del regime nel novembre '89. Secondo gli oppositori dell'attuale governo ceco, il messaggio di Palach è valido anche oggi, di fronte a una società divisa, in cui la maggioranza si sottomette volontariamente all'autorità dei populisti, sostenuti da comunisti non riformati, e alle manipolazioni di un presidente filorusso e filocinese. Lo ha ricordato nella messa dedicata al sacrificio di Palach Tomas Halik, uno dei più noti ecclesiastici cechi.

«IL SUO ATTO È UN APPELLO A ONORARE LA DEMOCRAZIA»

«Palach ha mostrato che la verità conta più della vita. Ha donato la sua vita perché la gente si rendesse conto del valore della verità e della libertà», ha sottolineato Halik, mettendo in guardia contro la politica del populismo, contro le informazioni false dell'Est e la volontà di certi ambienti politici cechi di privilegiare gli interessi finanziari ed economici dei paesi con regimi autoritari a danno degli interessi della Repubblica Ceca e dell'Ue. «Oggi non viviamo all'ombra dei panzer degli occupanti. Ma l'atto di Palach è anche un appello a non essere indifferenti a quello che succede attorno. Ad onorare la democrazia e la libertà», ha concluso. Toni analoghi nell'intervento di Alexandr Vondra, ex ministro degli Esteri, dissidente ed amico di Vaclav Havel.«La gente comincia a dimenticare. La libertà non ci è cascata dal cielo, l'abbiamo dovuta conquistare e non è garantito ci sia per sempre, che non la si possa perdere. Cominciare a dimenticare è la strada migliore per perderla di nuovo», ha detto Vondra alla tv pubblica. Fra quanti hanno reso omaggio a Palach, sottolineando la sua lezione per tutta l'Europa, c'era oggi in Piazza San Venceslao anche il leader dell'organizzazione italiana EuropaNow! Eric Jozsef, secondo il quale Palach si sacrificò «non solo per la libertà del popolo ceco, ma per la libertà degli europei. Bisogna ricordarselo perché oggi l'Europa fa fronte a numerose minacce», ha detto Jozsef, che fra l'altro ha criticato l'intenzione di strumentalizzare il nome di Palach con un concerto di militanti dell'estrema destra a Verona, poi cancellato.

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