Je rode

Delia Cosereanu
12/10/2010

Bragantini: Tremonti è invidioso di Mario Draghi.

Je rode

Sembra quasi un gioco. Si potrebbe chiamare «Il gioco degli opposti». Peccato però che gli argomenti trattati (economia, finanza, crisi mondiale) siano troppo seri per essere peronalizzati. Eppure il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi non si lasciano mai scappare l’occasione per punzecchiarsi.
«Il ministro del Tesoro», ha dichiarato a Lettera43 l’economista Salvatore Bragantini, «dà delle risposte stizzite a Draghi solo perché è invidioso della sua popolarità a livello internazionale». Solo così, secondo l’editorialista del Corriere della sera, si spiegano le reazioni di Tremonti alle dichiarazioni del governatore d’Italia.
L’ultimo duello tra i due ha riguardato il timore di un ritorno della speculazione finanziaria. Secondo Tremonti, «i bankers sono tornati e questo significa che la speculazione è a piede libero». La risposta indiretta è arrivata da Draghi, che invece ha smentito quanto aveva affermato il ministro al termine dei vertici finanziari di Washington dell’8 e 9 ottobre 2010, il G7, il G20 e il Fondo Monetario Internazionale: «C’è un ritorno a pratiche precedenti la crisi», ha ammesso il governatore, aggiungendo però che «è molto limitato». Il rischio, dunque, che si arrivi ai livelli di prima della crisi, sarebbe davvero basso.

«Tremonti non è bravo a spegnere i fuochi. Draghi sì»

«Ognuno fa il suo mestiere», ha commentato Bragantini. «Questa volta però, Draghi lo sta facendo meglio. Non è il momento di accendere i fuochi, ma di spegnerli, esattamente come ha fatto il governatore». Il botta e risposta tra i due, pur con toni pacati, non si è limitato al commento sui livelli della speculazione finanziaria. Nel suo discorso a Washington, Draghi ha anche spiegato che l’Italia deve coniugare crescita e austerità, e che «in questo la Germania è un grande esempio».
Una risposta a distanza al ministro che il 6 settembre scorso aveva replicato a un precedente invito di Draghi a seguire il modello tedesco, affermando: «Dire che bisogna fare come la Germania è superficiale, è roba da bambini».

Conflitto permanente effettivo

Non è la prima volta che i due si trovano in disaccordo. Poche settimane fa la Banca d’Italia aveva diffuso una serie di statistiche economiche, sottolineando che «l’aumento del 20% dei debiti privati è la prova che le famiglie sono al collasso». Come dire che il Tesoro, quando dice che l’Italia sta meglio degli altri Paesi europei grazie alla solidità delle famiglie e dei loro risparmi, racconta frottole.
Frizioni e divergenze, ormai, non si contano più, e non si tratta solo di differenti analisi economiche. Il fastidio del ministro è apparso evidente dopo alcuni interventi pubblici dei vertici Bankitalia sugli effetti della crisi e per lo stesso ruolo internazionale di Draghi, presidente del Financial Stability Forum, l’organismo internazionale incaricato dal G7 di assemblare le nuove regole bancarie e finanziarie. Un ruolo che ha proiettato il governatore nella lista, stilata dal Financial Times, dei 50 uomini in grado di tirare fuori il mondo dalla crisi. Una mazzata per Tremonti. La miccia, secondo Bragantini, che ha accesoin Tremonti la miccia dell’invidia.