Cosa sappiamo sul «ricatto» del National Enquirer a Jeff Bezos

Cosa sappiamo sul «ricatto» del National Enquirer a Jeff Bezos

08 Febbraio 2019 07.29
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Jeff Bezos, il fondatore e Ceo di Amazon nonchè editore del Washington Post, ha denunciato di essere stato oggetto di «ricatto» e di un «tentativo di estorsione» da parte del National Enquirer, il tabloid scandalistico controllato dalla American Media Inc (Ami). La Ami è di proprietà di David Pecker, alleato e amico di vecchia data del presidente statunitense Donald Trump. L'atto di accusa è contenuto in un lungo post su Medium in cui vengono pubblicate e-mail che non lasciano dubbi: lettere in cui si minaccia la diffusione di foto imbarazzanti di lui e della sua fidanzata Lauren Sanchez, ex giornalista televisiva. Foto personali scambiate via sms tra lo stesso Bezos e la Sanchez, alcune delle quali ritrarrebbero l'uomo più ricco del mondo completamente nudo.

BEZOS: «TRUMP MI CONSIDERA UN NEMICO»

Il motivo della minaccia emerge chiaramente da una delle e-mail inviate dal legale della Ami a uno dei più stretti collaboratori di Bezos: si chiede di fermare le indagini avviate dal proprietario di Amazon per scoprire come il National Enquirer abbia ottenuto messaggi e foto personali nel servizio in cui il tabloid svelò la relazione con la Sanchez. Creando non pochi disagi dal punto di vista dell'immagine visto che Bezos – come ha annunciato su Twitter – sta divorziando dalla moglie MacKenzie Tuttle. Nello specifico si chiedeva a Bezos di «usare buon senso» e di dichiarare pubblicamente di non avere in mano elementi per dire che lo scoop del National Enquirer nasconda motivazioni politiche. Un ricatto, appunto, al quale Beozos non ha però ceduto svelando tutto. E di fatto, per la prima volta, puntando il dito direttamente verso Trump: «La mia proprietà del Washington Post è una cosa molto complicata. È inevitabile che certe persone potenti che sono oggetto della copertura del giornale pensino che io sono un loro nemico. E il presidente Trump è una di queste persone, come appare ovvio dai suoi tanti tweet».

Bezos nel post prende di mira non solo la passata cooperazione tra la Ami e il tycoon, ma anche le note connessioni tra il gruppo editoriale e il governo dell'Arabia Saudita, nel mirino per l'assassinio dell'editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, un episodio su cui il giornale della capitale conduce indagini senza sosta per arrivare alla verità. «Naturalmente non voglio che foto personali vengano pubblicate ma non voglio nemmeno partecipare alla loro ben nota pratica di ricatti, favori politici, attacchi politici e corruzione», scrive quindi Bezos, spiegando che per quanto sia complicato possedere un giornale come il Washington Post non si pente affatto del suo investimento in una «istituzione fondamentale che ha una missione fondamentale», la verità.

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