Stefano Graziosi

La strategia di Biden per arrivare alla Casa Bianca

La strategia di Biden per arrivare alla Casa Bianca

Attaccare Trump, ignorare gli altri concorrenti alla nomination e conquistare il voto della classe operaia impoverita. Ma l'ex vicepresidente dovrà fare i conti con le accuse di molestie e con finanziatori scomodi.

28 Aprile 2019 10.00

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La discesa in campo di Joe Biden potrebbe avere delle ripercussioni significative all’interno del Partito democratico americano.

Da alcuni anni, l’Asinello risulta infatti dilaniato da faide intestine che vedono contrapposti i centristi alla sinistra. Uno scontro durissimo, che si sta già riverberando nella corsa elettorale per la nomination dem del 2020. Al momento, le correnti radicali possono infatti già vantare un elevatissimo numero di candidati. Il centro, che si sta ritrovando sempre più isolato, ha adesso in Biden il suo campione. Un campione che tuttavia potrebbe ben presto rivelarsi un gigante dai piedi d’argilla. L’ex vicepresidente dovrà affrontare infatti alcuni problemi piuttosto rilevanti.

LE ACCUSE DI MOLESTIE SESSUALI

Biden è da tempo sotto attacco da parte della sinistra democratica per le sue posizioni politiche tendenzialmente destrorse. Anche per questo, vari settori vicini al mondo liberal non hanno salutato con troppo favore la sua discesa in campo. E sarà quindi necessario che l’ex vicepresidente prenda ben presto posizione su alcune questioni particolarmente scottanti dell’attuale dibattito interno all’Asinello. Dovrà per esempio chiarire che cosa ne pensi della proposta di un sistema sanitario universale, avanzata dal senatore socialista Bernie Sanders. Dovrà inoltre dire la sua sull’eventualità di intentare un processo di impeachment contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: un tema che sta già risultando non poco divisivo tra i vari candidati alle primarie democratiche. Un altro fattore di rischio riguarda poi il movimento del Me Too: si tratta di una battaglia che la sinistra sta cavalcando con durezza (a partire dalla senatrice dello Stato di New York, Kirsten Gillibrand). E Biden, di recente, è stato accusato di molestie sessuali da svariate donne. Un grattacapo non di poco conto che potrebbe costituire una seria ipoteca sulla sua candidatura.

QUEI FINANZIAMENTI CHE POTREBBERO IMBARAZZARE L'EX VICEPRESIDENTE

Più in generale, poi, l’ex vicepresidente dovrà riuscire a difendere il suo passato politico. Non sono difatti in pochi a pensare che – come per Hillary Clinton nel 2016 – Biden possa alla fine rivelarsi il peggior nemico di sé stesso. Nelle scorse settimane, l’ex senatore del Delaware è finito sotto accusa per aver sostenuto, negli Anni 70, posizioni considerate non abbastanza distanti dal segregazionismo. Inoltre, nel corso della sua lunga carriera al Senato, ha assai spesso sostenuto una politica estera interventista e aggressiva: basti pensare che, nel 2002, votò a favore dell’invasione dell’Iraq. Un voto che tornerà prevedibilmente a perseguitarlo in questa tornata elettorale (come del resto accadde nel 2016 anche a Hillary Clinton). Infine, l’ex vicepresidente rischia di trovarsi in imbarazzo anche in materia di finanziamenti. Se la maggior parte dei suoi avversari – seguendo l’esempio di Bernie Sanders – si sta avvalendo quasi esclusivamente di micro-donazioni, Biden sembrerebbe orientato ad accettare il sostegno dei grandi finanziatori di Barack Obama. Una scelta che potrebbe costare caro, visto il sentimento antipolitico che attraversa oggi gran parte dell’elettorato americano.

LA STRATEGIA DI BIDEN: ATTACCARE TRUMP E IGNORARE I CONCORRENTI DEM

Per il momento, la strategia di Biden sembra abbastanza chiara. Attaccare direttamente Trump e ignorare gli altri concorrenti alla nomination, lasciando che si eliminino a vicenda. Una strategia tipica dei front runner. Una strategia che ha anche oggettivamente un suo senso, visto che – all’interno dell’Asinello – l'ex viceprensidente trova al momento sconfinate praterie verso destra. Il punto è che – con ogni probabilità – l’esito elettorale del 2020 dipenderà fondamentalmente dal voto della classe operaia impoverita della Rust Belt. Una quota elettorale che si stanno già contendendo, da alcune settimane, Sanders e Trump. Ecco: in questa battaglia non è esattamente chiaro dove Biden voglia inserirsi. Perché, più in generale, non è neppure evidente con quale messaggio punti a distinguersi in questa competizione. Se sarà in grado di interpretare il segno dei tempi. O se sarà invece destinato a restare intrappolato nella vaghezza di un passato idealizzato. Un passato forse ormai dimenticato dalla Storia.

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