I rapporti tesi di John Elkann con la politica e il paradosso di avere un giornale

Paolo Madron
07/02/2024

I 400 COLPI. L'erede Agnelli è sceso a Roma per arginare le voci del disimpegno di Stellantis in Italia. Ma con Palazzo Chigi è sempre più gelo. L'aver comprato a suo tempo Repubblica per difendersi dalle accuse (all'epoca sporadiche) di aver venduto Fiat ai francesi non lo aiuta: se il quotidiano associa di continuo Meloni al fascismo, come fai a pretendere che il governo dia sostegno alle tue attività industriali?

I rapporti tesi di John Elkann con la politica e il paradosso di avere un giornale

Gli incontri, come si usa dire in questi casi per sminuire i rapporti di causa effetto, erano programmati da tempo. Coincidenza però ha voluto che la giornata romana di John Elkann coincidesse con il momento più teso nei rapporti tra la politica e la famiglia torinese. Infatti di politico c’è stata solo la chiacchierata con Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef ma soprattutto colui che in molte occasioni, almeno a parole (sempre sibilline, allusive, quasi mai dirette) ha preso le distanze dalle iniziative del governo cui appartiene. Dunque non un nemico.

Meloni a distanza attacca Tavares per colpire lui

Il resto sono stati appuntamenti istituzionali, di altissimo livello ci mancherebbe, con la triade Quirinale, Bankitalia e carabinieri. L’erede di casa Agnelli non ha incontrato la premier che non c’era, ma è quasi sicuro che non l’avrebbe incontrata nemmeno se invece di essere a Tokyo fosse stata a Palazzo Chigi. I due in queste ore hanno polemizzato a distanza anche se Giorgia Meloni ha tirato in ballo Carlos Tavares e non lui. Ma, come si dice, ha parlato a nuora (l’amministratore delegato di Stellantis) perché suocera (il suo presidente e principale azionista) intendesse.

I rapporti tesi di John Elkann con la politica e il paradosso di avere un giornale
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Oggi ciò che va bene per l’Italia non va bene per Stellantis

Corsi e ricorsi della storia. Non è lontano il tempo in cui il nonno di John andava sostenendo, senza che nessuno osasse eccepire, che “ciò che va bene per la Fiat va bene per l’Italia”, a significare che le due, la casa automobilistica e il Paese, dovevano per forza procedere in sintonia. Convinzione che oggi, allo stato dei fatti, appare completamente ribaltata: ciò che andrebbe bene all’Italia, ossia il mantenimento delle fabbriche possibilmente a pieno regime produttivo e occupazionale, non va bene a Stellantis. Cosa ancora più evidente da quando Fiat è diventata francese, con buona pace di chi continua a sostenere che quello celebrato tre anni fa fu un matrimonio alla pari.

Il nipote dell’Avvocato ha detto ai suoi interlocutori quello che era ovvio dicesse

In un evidente gioco delle parti, Elkann è sceso a Roma per cercare di attenuare l’ostilità della premier e depotenziare la cinica determinazione con cui Tavares continua a considerare la presenza nel Belpaese come un costo da abbattere, giustificata solo se lo Stato la finanzia prodigandosi in incentivi. Il nipote dell’Avvocato ha detto ai suoi interlocutori quello che era ovvio dicesse. Cioè che non è così, che l’Italia continua a occupare un posto in prima fila nel cuore e nei piani di Stellantis. E soprattutto che non c’è alcuna intenzione di fonderla con Citroen, ipotesi recentemente circolata ma vista da Roma come fumo negli occhi perché avrebbe reso ancora più francese un’azienda che già lo è.

I rapporti tesi di John Elkann con la politica e il paradosso di avere un giornale
Carlo Tavares e John Elkann (Imagoeconomica).

I giornali comprati si sono trasformati in un tallone d’Achille

Elkann poi deve fare i conti con la sua doppia veste, quella di industriale e di protagonista dell’editoria. Da cui era uscito nel 2016 mettendo fine alla quarantennale presenza della sua famiglia nel capitale del Corriere della sera, per rientravi tre anni dopo rilevando la proprietà di Espresso-Repubblica. Un ritorno che – quando si dice le coincidenze – avviene in concomitanza con la nascita di Stellantis. Forse pentitosi di aver abbandonato il Corriere, John puntò sui suoi storici rivali per poter disporre di una copertura mediatica alla si pensava contestatissima vendita di Fiat. Che invece passò liscia, perché la politica aveva altro cui pensare, o forse non si rendeva minimamente conto delle conseguenze che quelle nozze franco-italiane avrebbero comportato. Paradossalmente, quei giornali comprati per difendersi con la loro linea ferocemente antigovernativa ora si sono trasformati nel suo tallone d’Achille. Come pretendere di avere  il sostegno alla transizione verso l’elettrico di un governo e di una presidente del Consiglio che sulle tue testate passa quotidianamente, vero o esagerato che sia, per la più truce reincarnazione del fascismo?