John Galliano multato per insulti antisemiti

08 Settembre 2011 18.00
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John Galliano se l’è cavata per «buona condotta» nel processo parigino contro di lui per antisemitismo. Anche se lo ha riconosciuto colpevole di aver proferito ingiurie razziali, il tribunale di Parigi ha infatti deciso di ‘premiare’ lo stilista britannico, che per la prima volta sul banco degli imputati ha chiesto scusa alle vittime delle sue offese e sta curando le sue dipendenze da alcool e farmaci. 
UNA CONDANNA LIEVE. L’iper-mediatico caso si chiude dunque con una condanna più lieve del previsto: 6.000 euro di multa per le due denunce aperte, al quale si è aggiunta l’attenuante della condizionale. Rischiava sei mesi di reclusione e fino a 22.500 euro di multa. Il pubblico ministero ne aveva chiesti 10.000. Ma la presidente del tribunale, Anne-Marie Sauteraud, ha ritenuto che Galliano ha «preso coscienza dello stato nel quale si trovava e intrapreso di curarsi in modo efficace». 
NIENTE APPELLO CONTRO LA SENTENZA. «Un giudizio saggio, un gesto forte», ha commentato Aurelian Hamelle, l’avvocato dello stilista, assente in aula oggi per evitare un nuovo confronto con i media. Non dovrebbe essere fatto appello. Il giorno dell’apertura del processo, il 22 giugno 2011, in un’aula gremita di fotografi e cronisti, l’ex direttore creativo di Dior ha ammesso la sua dipendenza da alcol, sonniferi e valium, sostenendo di non ricordare nulla dei fatti di cui era accusato e di non essere antisemita. 
GLI INSULTI RAZZISTI IN ISTATO DI UBRIACHEZZA. La brillante carriera dell’enfant prodige dell’alta moda è crollata il 24 febbraio scorso quando, ubriaco, ha urlato a più riprese «sporca ebrea» e «sporco asiatico» contro una coppia seduta al tavolino vicino del bar La Perle, nel centro di Parigi. I due avevano chiamato la polizia e sporto denuncia per aggressioni verbali e razziste. Lo scandalo si era amplificato due giorni più tardi, con una nuova accusa avanzata da una donna di 48 anni che aveva affermato di essere stata a sua volta vittima di ingiurie antisemite da parte dello stilista, in quello stesso bistrot, l’8 ottobre 2010. Anche se le testimonianze erano imprecise, seminando dubbi sulla veridicità dei fatti, il tribunale ha ritenuto comunque che «diversi indizi dimostravano che le parole incriminate fossero state realmente pronunciate». Ad incastrare definitivamente John Galliano era stato un filmato diffuso sulla scia dello scandalo dal sito del tabloid britannico The Sun, in cui si vede lo stilista, sempre ubriaco, mentre dichiara «I love Hitler». In dettaglio Galliano dovrà versare 4.000 euro per la prima denuncia e 2.000 per la seconda, più 1 euro simbolico di danni morali ed interessi alle vittime dei suoi insulti e ad alcune associazioni antirazziste che si erano presentate come parte civile nel processo, come SOS Razzismo. Si aggiunge infine il rimborso delle spese legali (16.500 euro). 
IL LICENZIAMENTO DA DIOR. Ma la vera sanzione, quella più grave probabilmente, era già piombata addosso all’estroso ed eccentrico stilista di 50 anni il primo marzo scorso, quando, dopo una quindicina d’anni al servizio di Dior, la Maison lo ha licenziato in tronco. Indiscrezioni di stampa sostengono che Dior avrebbe già trovato il suo sostituto, il newyorkese Marc Jacobs, direttore artistico di Vuitton dal 1997. 

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