Con Johnson al potere l’unico che può esultare è Trump

Dopo la Brexit la Gran Bretagna avrà assoluta necessità di buttarsi nelle braccia degli Stati Uniti per riequilibrare le enormi perdite economiche. Il presidente Usa si prepara quindi a mettere un piede pesante nel Vecchio Continente.

25 Luglio 2019 17.02
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È molto facile prevedere la linea di governo del neo premier Boris Johnson, basta avere presenti due semplici numeri: 8,79% è il risultato del Partito conservatore alle ultime Europee (28,01% meno delle Politiche del 2015, un disastro mai visto) e 33,72% la somma del Brexit Party di Neil Farage e della Ukip.

Dunque, Johnson non ha scelta: deve assolutamente recuperare l’elettorato brexiter pena la scomparsa del Partito conservatore non solo dalle prossime elezioni, ma addirittura dalla scena politica inglese. Al di là delle sue bizzose note caratteriali, Johnson deve essere più duro dei duri, deve essere odioso con l’Europa, deve fare la parte del gradasso, deve tentare – inutilmente – di piegarla a nuove concessioni. Insomma, deve fare il gradasso brexiter per sgonfiare l’enorme, abnorme, presa dei partiti brexiter e recuperare l’abisso nel quale il Partito conservatore di Theresa May è caduto.

IL NODO DEL CONFINE TRA IRLANDA E ULSTER

Johnson sa bene che l’Unione europea non è disponibile a nuove concessioni, sa altrettanto bene che il suo governo, con la risicata maggioranza di tre voti, si regge solo grazie all’appoggio degli Unionisti inglesi. Sa dunque che non c’è soluzione per il cosiddetto Backstop, perché l’Unione europea non può permettere che si riproponga un confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Ulster ed è quindi ferma nel considerare quest’ultimo parte dell’unione doganale con l’Ue. D’altra parte, né gli Unionisti irlandesi, né la maggioranza degli inglesi possono accettare che l’Ulster si stacchi di fatto dalla Gran Bretagna e che il confine tra Irlanda e Inghilterra si sposti sul mare.

Il premier Boris Johnson mentre saluta la folla da Downing Street (foto Ansa).

JOHNSON DEVE RECUPERARE I VOTI CONSERVATORI

Un rebus insolubile – ma non il solo – che avrà un solo risultato, visto che Johnson vuole risolvere la Brexit entro il 31 ottobre: si arriverà al “No Deal”, al divorzio con l’Ue senza accordo. L’importante, per il neo premier, è solo “come” si arriverà a questo divorzio violento, in modo da recuperare quei tre quarti dell’elettorato conservatore che hanno tradito la May. Dunque, il neo premier darà fondo al suo inesauribile repertorio di provocazioni e spacconate e sarà ineguagliabile. Poco conteranno le altre sue proposte di programma, come la revisione della tassazione per i redditi sopra i 50 mila euro e nuove norme sull’immigrazione.

LA GRAN BRETAGNA COSTRETTA A BUTTARSI TRA LE BRACCIA DEGL USA

Con queste premesse e con l’inevitabile esito drammatico del contenzioso Gran Bretagna-Ue, ben si comprende perché Donald Trump sia entusiasta del passaggio di mano tra la May e Johnson. L’Unione Europea subirà lo scossone più terremotante che sia immaginabile e la Gran Bretagna avrà assoluta necessità di buttarsi letteralmente nelle braccia degli Stati Uniti per riequilibrare le enormi perdite economiche prodotte dalla Brexit. Trump si prepara quindi a mettere un piede pesante nel Vecchio Continente: il massimo delle sue aspirazioni nel quadrante atlantico. A meno che, per un miracolo, a seguito di pasticci parlamentari a cui Westminster ci ha abituato negli ultimi tre anni, non si arrivi a un nuovo referendum popolare sulla Brexit e a una possibile vittoria dei Remainders. Scenario poco probabile, ma ben augurabile per la vecchia Europa.

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