Julian, un diavolo per cavillo

Vita Lo Russo
10/12/2010

Dubbi sui tempi dell'estradizione.

Julian, un diavolo per cavillo

Fino al 14 dicembre, data in cui si terrà alla Westminister Magistrates’ Court di Londra l’udienza di convalida dell’arresto, Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, rincorso da 188 polizie in tutto il mondo che si è consegnato alle autorità giudiziaria inglesi lo scorso 7 dicembre, resta nel Regno Unito.
Non solo. Allo stato attuale non c’è alcuna richiesta di estradizione dell’uomo né da parte della Svezia, dove è accusato di reati sessuali, né da parte degli Stati Uniti che stanno formulando un’imputazione di spionaggio.
Esiste un ordine di cattura emesso dall’autorità giudiziaria svedese che è stato eseguito dall’autorità giudiziaria inglese, ma ancora non sono stati emessi documenti legati all’estradizione dell’uomo.
«La richiesta di estradizione è di competenza del governo a differenza del mandato di arresto che è di competenza dell’autorità giudiziaria di un Paese», ha spiegato a Lettera43.it il penalista Ciro Pellegrino. «Questo vuol dire, in altri termini, che se dietro all’arresto ci sono ragioni di natura tecnica, l’estradizione è un gioco politico. Le sorti di Assange dipenderanno non tanto della relazioni bilaterali tra Regno Unito e Svezia o tra Regno Unito e Stati Uniti, quanto da come e se si accorderanno, più o meno ufficialmente, Stoccolma e Washington».

Chi prima arriva prima estrada

Da un punto di vista formale, infatti, se la Svezia depositasse la richiesta di estradizione prima degli Stati Uniti, l’azione più logica che Stoccolma possa fare dopo aver attivato dallo scorso novembre l’inseguimento internazionale all’hacker, gli Stati Uniti non potrebbero in nessun caso acciuffare l’uomo che secondo le priorità del diritto internazionale dovrà prima essere processato, poi condannato e quindi scontare la pena in Svezia.Potrebbero passare anche molti anni.
Ma Stoccolma sembra voler temporeggiare. «Se la Svezia non chiederà l’estradizione», ha aggiunto Pellegrino, «lascerà campo libero agli Stati Uniti che pur facendo leva su un reato diverso potrebbero far commutare l’arresto e prendersi l’uomo».
Pellegrino non ha escluso che Assange possa essere processato in Svezia, ottenere l’assoluzione e premettere che si attivi il procedimento da parte degli Usa. «Il punto è che non si può estradare chi è sottoposto a procedimento giudiziario in un altro Paese, fin tanto che l’iter non si sia completato», ha aggiunto l’esperto.

La strategia di Stoccolma

E se la Svezia avesse in fretta e furia formulato un capo di accusa per bloccare intanto l’hacker e permettere agli Stati Uniti formulare una solidissima accusa di spionaggio?
«Non è un’ipotesi da escludere», ha detto il legale. La Svezia è una storica garantista della libertà di stampa e il reato di spionaggio per la diffusione dei cablogrammi risulterebbe troppo debole. Ragion per cui Assange ha scelto il Paese scandinavo per insediare il server numero “zero” di Wikileakes.
All’inverso, l’ordinamento di Stoccolma è uno dei più garantisti sui reati sessuali. Ecco perché il mancato uso del preservativo oltre che la mancata attestazione di un documento che certifichi l’assenza di malattie a trasmissione sessuale, è in terra svedese, un capo di accusa forte, assimilabile allo stupro. «Questo reato», ha aggiunto il legale, «è in senso generale più grave della corruzione e dello spionaggio. Ed essendo riconosciuto pressoché con la stessa gravità in quasi tutti gli Stati di diritto, dà adito a estradizioni “sicure”».
Ma nella sostanza il reato di stupro si manifesta in maniera diversa tra Italia, Regno Unito e Svezia per esempio. «L’autorità giudiziaria inglese ha riconosciuto formalmente la reciprocità del reato», ha aggiunto ancora Pellegrino, «punibile anche secondo l’ordinamento anglosassone, ma di norma non scatta l’estradizione per questa tipologia di sospetto. Un uomo che innesca il mandato di arresto internazionale in genere è il maniaco sessuale, il pedofilo, non di certo l’hacker informatico». In pratica la Svezia ha usato l’etichetta dello stupro per attivare il mandato di cattura worldwide anche se in riferimento a una serie di reati che nel Regno Unito non sono così gravi.

L’incognita della convalida

Entro il 15 dicembre, la corte inglese stabilirà se convalidare o meno l’arresto. In quella sede, davanti alla Magistrates’ Court i legali dell’australiano dovranno dimostrare che la sostanza del reato, cioè non usato il preservativo con le due donne, non costituisce reato secondo l’ordinamento inglese.
Ma la debolezza della sostanza del reato si scontra con la forza del mandato di cattura internazionale. «È poco probabile che i giudici liberino Assange», ha spiegato il legale, «anzi mi ha stupito che si sia consegnato alla polizia di sua volontà e che abbia fatto richiesta di libertà condizionata su cauzione».
È vero pure che, in una giustizia fatta da precedenti, non c’è stato mai alcun Assange prima d’ora. E anche se lo spionaggio è un reato grave secondo il dritto inglese e visto che il Regno Unito non si metterebbe mai contro la volontà del suo storico amico-alleato a stelle e a strisce, sono pochi i cablogrammi che sono andati a colpire il governo britannico. Assange, in buona sostanza, sta simpatico agli inglesi.
Se poi nel frattempo la task force legale dell’intelligence Usa non sarà stata in grado di redigere l’imputazione tanto attesa, e gli avvocati dell’hacker riusciranno a provare che i rapporti con le donne furono legittimi, Assange potrebbe essere effettivamente rilasciato. Ma la libertà durerebbe il tempo di un secondo mandato di cattura dell’Interpol.