Il mea culpa di Juncker su Ue e crisi economica

Il mea culpa di Juncker su Ue e crisi economica

15 Gennaio 2019 12.56
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Un mea culpa su tutta la linea nei confronti della politica economica europea quella del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, nel suo intervento in aula a Strasburgo per la celebrazione dei 20 anni dell'euro, dove erano presenti in aula anche il presidente dell'Eurocamera Antonio Tajani, il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, il presidente della Commissione problemi economici e monetari dell'Eurocamera Roberto Gualtieri, oltre all'ex presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Parlando della crisi del debito, Juncker ha sottolineato che «c'è stata dell'austerità avventata, ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali».

Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia

Il presidente Ue ha ammesso di sentirsi rammaricato per «aver dato troppa importanza all'influenza del Fondo monetario internazionale. Molti di noi pensavano che l'Europa avrebbe potuto resistere. Se la California è in difficoltà, gli Stati Uniti non si rivolgono» al Fmi e «noi avremmo dovuto fare altrettanto». Poi, ricordando la crisi della Grecia, ha spiegato: «Non siamo stati sufficientemente solidali. Mi rallegro di constatare che la Grecia, il Portogallo ed altri Paesi hanno ritrovato se non un posto al sole», almeno «un posto tra le antiche democrazie europee». Juncker non ha però mancato di difendere il Global compact: «Il bilancio della presidenza del Consiglio austriaco è impressionante, con una eccezione rilevante: avevo auspicato che Vienna avrebbe potuto superare il momento in cui ha negato la propria approvazione sul Global compact Onu sui migranti. Sarebbe stato auspicabile, ma per riconoscere la verità l'Austria non è stato l'unico Paese che lo ha rifiutato, non lo capisco neppure oggi, ma so che è successo».

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