Juve piena di debiti: non vende, non compra, non vince

Pino Dato
03/02/2011

In crisi economica e di identità, la Vecchia signora appare senza futuro.

A guardar bene c’è da strabuzzare gli occhi. Il contrario di quel che ha fatto Luigi Del Neri dopo la partite del 30 gennaio, quando un eccellente fenomeno di provincia italica, l’Udinese di Guidolin, aveva insegnato alla sua Juve come si gioca al calcio nell’anno del Signore 2011. In quella sera piovosa e gelida Del Neri ha tenuto gli occhi fissi sul terreno di gioco un minuto buono dopo che la partita di calcio era finita. Inebetito dalla nullità della sua squadra.
Il buon Marotta, direttore generale, aveva deciso di rispettare rigorosamente il dettato del giovin presidente Andrea Agnelli: non spendere perché soldi non ce ne sono.
Ora, dopo aver perso ieri 2 febbraio per 2-1 contro il Palermo, quinta sconfitta in tre settimane subita dalla Vecchia Signora (dopo 1-2 con l’Udinese, l’1-4 con il Parma, lo 0-3 con il Napoli, lo 0-2 con la Roma in Coppa Italia, tredici gol subiti solo tre fatti) forse qualcosa gli ha fatto cambiare idea.
L’ARRIVO DI MATRI. Già durante l’ultima giornata di calciomercato invernale, infatti, era arrivato, a un’ora dalla fine delle contrattazioni, il prestito oneroso dal Cagliari di Matri, uno dei centravanti più promettenti (e più costosi) del campionato.
Eppure, a prescindere dall’indubitabile valore del ragazzo – di cui tuttavia è da verificare la capacità di inserimento in un meccanismo arrugginito come quello juventino – il suo arrivo non è una soluzione ma solo la conferma di un forse grave e insolubile problema.
Perché c’è da strabuzzare gli occhi? Perché ancor più che nell’epoca delle macerie di Calciopoli (2006-2007) si ha la sensazione che la società più venerata d’Italia, un tempo più ricca, che attirava su di sé simpatie indipendenti dalla latitudine, sia ormai un bellissimo reperto del passato. Una ex della storia del calcio.
Il problema principale, tuttavia, non è ancora questo. Perché nel calcio, come nella vita, le cose cambiano e anche i più solidi monumenti possono crollare. Il problema juventino è che non si intravedono né identità da raggiungere, né fondamenta da realizzare.
Beppe Marotta, chiamato a riproporre le basi di un progetto, già fallito, è un problema. Il suo attivismo sul mercato di giugno è stato frenetico, fin troppo. Ha speso quasi 50 milioni di euro, una cifra ben superiore a quella spesa dal Milan per comprare in tutta calma due pezzi da novanta come Cassano e Pazzini, per la proprietà di tre giocatori – Krasic, Bonucci, Martinez – il primo accettabile, il secondo discutibile, il terzo clamoroso infortunio mentale.
SPESE SBAGLIATE. Non basta. Ha speso circa dieci milioni di euro per ottenere il prestito oneroso di Quagliarella, Pepe, Motta e ora – per soli sei mesi scarsi – Matri. Se la Juve vorrà, com’è prevedibile, riscattare questi prestiti a giugno dovrà mettere sul piatto altri 40/50 milioni. Ciò significa che il budget del prossimo anno – salvo un aumento di capitale che però Agnelli ha escluso – è già segnato. I tifosi juventini, che sognano uno o due fuoriclasse che possano aiutare a invertire la rotta della mediocrità, possono mettersi il cuore in pace. Non arriverà. Al massimo la Juve si riacquisterà i vari Quagliarella, Pepe e Matri.
Per questo parlavo di presente difficile e di prospettiva non meno problematica del presente. I debiti sommergono la Vecchia Signora. La perdita di bilancio dell’anno corrente (che coincide con la stagione, da giugno a giugno) è consolidata, ma quel che più disturba la proprietà è constatare che tutti gli investimenti fatti negli ultimi anni in giocatori più o meno validi e tuttora in organico sono destinati o all’ammortamento o alla perdita secca per impressionante minusvalenza. Raramente nel calcio i conti del profitti e perdite coincidono con le valutazioni tecniche e di classifica. La Juventus di Agnelli e Marotta riesce almeno in questo a essere originale.
DEBITI FUORI CONTROLLO. L’acquisto di un giocatore costoso va a patrimonio. L’ammortamento del suo costo incide da cinque a dieci anni, a seconda dell’età. Ebbene, la Juventus ha già portato a perdita 10 milioni di euro per la cessione obbligata di Diego al Wolsburg, ma che fine faranno i valori iscritti a patrimonio per decine di milioni di euro dei vari Melo (25 milioni), Amauri (20 milioni), Iaquinta? Questi giocatori, per un motivo o per l’altro, ad un prezzo alto sono invendibili.
Dunque, o li si vende ad un prezzo largamente inferiore a quello di bilancio, registrando una minusvalenza inaccettabile o si è costretti a tenerli, ammortizzandoli nel tempo. E lasciando però a bilancio uno stipendio altissimo che tecnicamente non meriterebbero.
Alla Juve di Del Neri e Marotta restano almeno Del Piero e Buffon. Due monumenti, due miti. Che costano solo il prezzo dello stipendio perché il loro valore iscritto a bilancio è già stato abbondantemente ammortizzato sia sul piano contabile che su quello dei trofei sportivi. Del Piero è un discorso a parte ma Buffon, che ha ancora un mercato, potrebbe essere venduto, ad esempio, ad un Manchester United così da mettere a plusvalenza l’intero prezzo realizzabile. Ma se ne parlerà a giugno. Per ora la Juve può solo contrarre debiti. Non compra perché non vende. E naturalmente non vince.