Kabul, accordi in vista

Redazione
06/10/2010

A nove anni dall’inizio della campagna in Afghanistan sembra che, sia dal punto di vista militare, sia da quello diplomatico,...

Kabul, accordi in vista

A nove anni dall’inizio della campagna in Afghanistan sembra che, sia dal punto di vista militare, sia da quello diplomatico, ci si trovi di fronte a un passaggio cruciale.
Intanto, la campagna militare da tempo si è allargata, arrivando a comprendere ampie zone del Pakistan, laddove si sono rifugiati i talebani in fuga. I drone americani continuano a bombardare gli obiettivi sensibili: 26 attacchi nel solo mese di settembre, 78 in tutto il 2010, un numero senza precedenti se paragonato agli anni scorsi. I talebani non stanno a guardare: vicino a Quetta, nel sud-ovest pakistano, il 6 ottobre hanno intercettato, e dato alle fiamme, un intero convoglio formato da una ventina di camion che trasportavano rifornimenti e benzina alle truppe Nato di stanza in Afghanistan.
L’attività degli aerei senza pilota americani sta portando buoni risultati. Per l’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti (leggi le dichiarazioni), Hussein Haqqani, l’aumento dei raid nelle zone tribali di confine con l’Afghanistan è legato alla scoperta del complotto pianificato dai terroristi per colpire l’Europa (ecco la lista degli obiettivi).

Amburgo, la “centrale” europea

Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi da fonti dell’intelligence, sarebbe stato un cittadino con passaporto tedesco arrestato lo scorso luglio in Afghanistan a fornire le prime informazioni su un piano combinato per attaccare simultaneamente Gran Bretagna, Francia e Germania.
A proposito di Germania, l’attacco in cui cinque terroristi di nazionalità tedesca sono rimasti uccisi lunedì 4 ottobre ha riaperto il tema del “fronte interno” del fenomeno delle infiltrazioni terroristiche in Europa. Amburgo, la stessa città da dove provenivano diversi kamikaze dell’11 settembre, sembra ancora essere la centrale europea di Al Qaeda. Secondo quanto riportato dai media tedeschi, diversi militanti islamici sono scomparsi dalla città anseatica negli ultimi mesi. Destinazione: Waziristan del Nord.

La “resa” degli studenti coranici

Le novità più significative provengono però dal fronte diplomatico. Il Washington Post ha rivelato che il presidente afghano Hamid Karzai (ecco un approfondimento sulla la rete di affari del suo clan)  avrebbe dato inizio a negoziati diretti con i vertici talebani riconducibili al mullah Omar, capo di Stato afghano de facto dal 1996 al 2001. I talebani «vogliono trovare una via d’uscita all’attuale situazione», ha detto una fonte anonima che il giornale americano definisce «vicina ai negoziati».
Il Guardian ha invece dato notizia, il 7 ottobre, di un avvio dei colloqui tra il presidente afghano e il clan Haqqani, uno dei più rappresentativi gruppi tribali legati alla jihad islamista vicina ad Al Qaeda.
Se confermata, la notizia rappresenterebbe un cambiamento copernicano dell’atteggiamento sia talebano, sia statunitense. Il segnale che se da una parte il presidente Barack Obama vuole concludere, dopo quello iracheno, anche il disimpegno afghano in tempi utili (prima della campagna per la rielezione), dall’altra, per la prima volta, i talebani, fiaccati dagli attacchi militari alleati, accettano di sedersi al tavolo con il “traditore” Karzai nonostante la presenza militare straniera nel Paese continui.