Karzai tratta con tutti

Giuliano Di Caro
07/10/2010

Usa e Kabul dialogano con i clan ribelli più violenti.

Karzai tratta con tutti

Il 6 ottobre il quotidiano americano Washington Post ha rivelato che il presidente afghano Hamid Karzai è impegnato in una trattativa (leggi) con i talebani e il mullah Omar.
L’ipotesi di una soluzione diplomatica al conflitto in Afghanistan viene rilanciata il 7 ottobre dalla testata britannica The Guardian. Stavolta Karzai avrebbe «avviato contatti con la rete jihadista degli Haqqani, considerata una delle più spietate dell’insorgenza afghana e legata a doppio filo ad Al Qaeda».

Kabul e Washington trattano con il clan

Il quotidiano cita fonti occidentali, arabe e pakistane e afferma che il governo di Hamid Karzai ha avuto in estate colloqui diretti con esponenti della rete Haqqani, guidata dall’ex comandante dei mujahidin Jalaluddin Haqqani e da suo figlio Sirajuddin. «I contatti avuti dagli Stati Uniti con il gruppo invece sono stati indiretti, attraverso un intermediario occidentale che negli ultimi 18 mesi ha incontrato diverse volte rappresentanti degli Haqqani in Pakistan».
Alla domanda se fossero in corso colloqui tra il governo di Kabul e gli Stati Uniti con la rete Haqqani, un funzionario pakistano citato dal Guardian ha replicato sibillino: «Potreste non sbagliare». Silenzio invece da parte del dipartimento di Stato Usa. Tuttavia pare certo che al momento Washington ritenga il clan Haqqani in Afghanistan più potente della Shura di Quetta, il concilio in Pakistan dei talebani afghani guidati dal famigerato mullah Omar. Anche la Shura, notizia del 6 ottobre, sarebbe peraltro in trattativa con il governo afghano (leggi).
Il prestigio e l’influenza della Shura di Quetta, secondo un funzionario americano, sono diminuiti e il “concilio dei 15” è meno rilevante di prima sul campo di battaglia. «Ora le minacce militari più insidiose arrivano dalla rete degli Haqqani». Anche perché Sirajuddin Haqqani è una delle menti dietro al cambiamento di strategia di attacco dei talebani, ora incentrata sugli attacchi suicidi e sull’utilizzo degli Ied (Improvised Explosive Device), ordigni rudimentali ma devastanti disseminati lungo le strade dell’Afghanistan.

Un tavolo dopo il ritiro Usa

I due poli dell’insurrezione si trovano a 250 miglia di distanza lungo la linea Durand, terra senza legge sul confine pakistano. La roccaforte del clan Haqqani, originario della zona afghana di Khost, si trova nella regione tribale pakistana del Waziristan del Nord, a ridosso del confine con l’Afghanistan.
Diverse fonti citate dal Guardian parlano di un recente viaggio a Kabul di una delegazione degli Haqqani, accompagnata da alti ufficiali dei potenti servizi segreti pakistani. Notizie non confermate riferiscono addirittura di un faccia a faccia tra Karzai e Sirajuddin Haqqani lungo il confine pakistano. Per avere un peso domani, tocca dunque farsi avanti oggi nel processo di dialogo.
La testata britannica descrive uno scenario possibile che cambierebbe drasticamente la strada verso l’Afghanistan del futuro. Già a dicembre esponenti di entrambe le organizzazioni, la rete jihadista e la Shura di Quetta, potrebbero sedersi insieme attorno a un tavolo e trattare con il governo di Karzai la fine del sanguinoso conflitto, durato nove anni.